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Quirinale, quirinalisti e rimbrotti in una sola direzione. Verso l’Italia invece insulto libero?

Avatar di Daniele Capezzone, in Giuditta's Files, Rubriche, del

Qui ad Atlantico, senza gli eccessi del nazionalismo deteriore, non abbiamo avuto paura – programmaticamente – di “disseppellire” e difendere con forza in chiave liberale il concetto di nazione.

Nel libro “Brexit. La Sfida”, scritto un anno fa da Federico Punzi e da me, con decine di autorevoli opinioni di personalità italiane e straniere (che ancora ringraziamo!), uno dei saggi più importanti è proprio quello di Federico Punzi sul “ritorno delle nazioni”. Vale per quel saggio e vale per tutto il volume: si tratta di una lettura più attuale che mai.

Il concetto di nazione è stato criminalizzato per lunghi anni, oppure frettolosamente dichiarato morto dalla casta sacerdotale braminica degli “esperti” di politica estera, ma è invece clamorosamente ritornato d’attualità: perché i confini esistono, perché solo i vecchi nostalgici di John Lennon – in genere più incattiviti che incanutiti, con l’andare dei decenni – possono ancora cantare “Imagine there’s no countries”, e perché era scontato che un’immigrazione fuori controllo e non gestita (peggio: liricamente esaltata dalle terrazze-vip sulla pelle di chi in periferia ci vive…) avrebbe prodotto una nuova domanda di sicurezza.

Morale: le nazioni ci sono ancora. E, non dispiaccia all’establishment italiano, esiste pure l’Italia: costantemente svillaneggiata da un numero impressionante di capi di stato o ministri esteri, o da personalità europee. Perfino un Carneade lussemburghese, venerdì scorso, si è sentito in diritto di borbottare il suo “merde”.

Dinanzi a tutto questo, stupisce il silenzio del Quirinale (e dei quirinalisti nascosti tra paralumi e arazzi: nel periodo estivo si erano invece mimetizzati tra i daini e i caprioli della tenuta presidenziale di Castelporziano, immaginiamo). E invece ascoltiamo sempre rimbrotti unidirezionali, per spiegarci che non si può essere troppo nazionalisti, che non si può essere euroscettici, eccetera. Ora: a parte il fatto che è legittimo, anzi stralegittimo, essere anche nazionalisti ed euroscettici, farebbe piacere – di tanto in tanto: anche una volta su tre o una volta su cinque – che, oltre alle prediche rivolte agli italiani, ci fosse anche uno stop, un alt, un cartellino giallo verso le personalità straniere che hanno l’insulto
facile verso l’Italia e gli italiani. E’ forse chieder troppo?

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Daniele Capezzone


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