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#Muro30 – 16. L’Ungheria apre la cortina di ferro. Il picnic paneuropeo

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I cittadini dell’Europa orientale votarono con i piedi. È un’espressione che ha fatto fortuna e che spiega esattamente cosa successe nelle settimane tra il maggio e il novembre di quel fatidico 1989. Torniamo al presente della nostra storia e proviamo a spiegare perché.

La fine di Eric Honecker, del Muro di Berlino, della DDR e dell’intera cortina di ferro comincia a 700 km. di distanza, in un paese che sta già vivendo da qualche mese la stagione delle riforme e che sarà chiave nel cambiamento epocale dei mesi a venire: l’Ungheria. Mentre a Berlino Est si festeggia in pompa magna il 1º maggio dei lavoratori nel quarantennale della DDR, a Budapest il primo ministro Németh prende una decisione senza precedenti: smantellare la barriera elettrificata al confine tra Ungheria e Austria. È una volontà maturata da tempo e già annunciata mesi prima allo stesso Gorbachev, al quale Németh ha comunicato di non avere più i fondi per mantenerla. I soldi mancano davvero ma la vera ragione è tutta politica: l’intenzione di Németh è abbattere la cortina di ferro. Il governo ungherese non è solo in questa sfida condotta dall’interno del sistema: da tempo sono in corso colloqui con il governo della Repubblica Federale Tedesca e la strategia è stata attentamente pianificata. Il messaggio arriva diretto a Honecker e alla SED: l’Ungheria è la meta estiva di migliaia di tedeschi orientali che possono muoversi solo all’interno del blocco comunista. Se i turisti che passano le vacanze in territorio ungherese trovano la frontiera con l’Austria (e quindi con l’occidente) aperta, è probabile che non tornino più a casa. La svolta di Budapest si traduce immediatamente in una minaccia esistenziale per il regime di Honecker e per l’intero blocco comunista. Il senso della mossa di Németh è così chiaro che diventa l’unico argomento della riunione del Patto di Varsavia, convocata a Bucarest all’inizio di luglio. L’ordine del giorno è “fermare la controrivoluzione”, come nel 1956 e nel 1968. Ceausescu conduce l’affondo a nome del nucleo duro rappresentato da DDR, Cecosclovacchia e Bulgaria. Ma Gorbachev e Németh sono su un’altra lunghezza d’onda. La linea Honecker esce sconfitta dal vertice, il Patto non interverrà. L’autorità del leader della SED risulta fortemente pregiudicata da quell’incontro e le conseguenze si faranno presto sentire in patria. La televisione della Repubblica Federale Tedesca, il cui segnale si riceve anche ad Est, continua a mandare in onda immagini della recinzione tra Austria e Ungheria, ormai divelta in numerosi punti di passaggio. In realtà i controlli esistono ancora e passare a Ovest non è così automatico come potrebbe sembrare. Ma a livello simbolico e psicologico quella breccia diventa immediatamente un segnale di speranza per una popolazione la cui massima aspirazione è proprio quella di viaggiare oltreconfine, di uscire dalla prigione che il comunismo le ha costruito attorno. L’occasione la fornisce un gigantesco picnic organizzato sul confine austro-ungarico il 19 agosto.

Lo chiamano “picnic paneuropeo” e, al di là della retorica sulla fratellanza tra i popoli, il suo obiettivo è quello di far emigrare il maggior numero possibile di tedeschi dell’Est. La Stasi, che segue i turisti in vacanza, li avverte che qualsiasi defezione sarà castigata severamente e li “invita” a tornare a casa. Ma quel pomeriggio sono decine e decine le Trabant parcheggiate lungo la strada, abbandonate per sempre dai loro proprietari. Seicento persone varcano la frontiera in poche ore per non tornare più. Anche se la paura e l’incredulità continuano ad avere la meglio, anche se la stessa notte le milizie della DDR si incaricano di allontanare dal confine i turisti in coda, anche se si ascoltano spari nel buio, il picnic paneuropeo si rivela un punto di non ritorno. La cortina di ferro è ufficialmente aperta, e si tratta “solo” di trovare il modo di guadagnare la via d’uscita attraverso quei varchi. A fine agosto sono già 150.000 i profughi in Ungheria, molti dei quali riuniti in campi di accoglienza. Lo stallo va risolto in qualche modo. Il 10 settembre la frontiera con l’Austria è ufficialmente aperta. L’Ungheria permette ai tedeschi dell’Est di andarsene liberamente.

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Enzo Reale

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