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“The Road to Somewhere”, di David Goodhart: la frattura nella società da cui prende forma il populismo

di Matteo Milanesi, in Libri, Recensioni, del

Un’analisi della società inglese, del risultato della Brexit e dell’avvento dei populisti in tutta Europa. David Goodhart, giornalista e commentatore inglese, nel suo “The Road to Somewhere”, spiega abilmente le cause principali che hanno portato alla nascita del “Knockback” – contraccolpo – delle democrazie occidentali: il populismo.

Il libro non parla di una differenziazione basata su una lotta di classe, ma fondata sul contrasto politico e identitario fra gli Anywheres, circa il 20 per cento della popolazione che valorizza la mobilità, il multiculturalismo e l’uguaglianza, e i Somewheres, ancorati all’identità, al patriottismo, alla bandiera e al conservatorismo.

Questi ultimi costituiscono un gruppo sociale molto più ampio di quello degli Anywheres ma, allo stesso tempo, molto meno influente e meno istruito.

Sono ambivalenti rispetto al cambiamento ma radicalmente contrari al cambiamento rapido, come nel caso della globalizzazione.

La loro ambizione non è quella di scalare posizioni sociali e ascendere alla classe media – gli Inbetweeners – ma consolidare le proprie radici, la propria cultura e le proprie tradizioni, con un unico ribaltamento che interessa il lato economico: più soldi.

All’interno di questo scenario, Goodhart individua nel voto di protesta per Trump e nella vittoria del Leave un tentativo da parte dei Somewheres, la “maggioranza silenziosa”, di lanciare un appello agli Anywheres: costruire un nuovo equilibrio che sia in grado di conciliare le diverse esigenze delle due visioni.

Nonostante tutto, gli Anywheres, anziché interrogarsi con intelligenza e autocritica sulle richieste dei Somewheres, hanno deciso di disprezzarli, di emarginarli, tacciandoli con le solite accuse di razzismo, fascismo e bigottismo. 

Si badi bene: il ragionamento che Goodhart offre è estremamente prezioso per almeno due ragioni:

1- Le elezioni in tempo di populismo si ripropongono ogni volta come un incontro di box fra le élites cosmopolite – di sinistra, laureate, ecologiste e favorevoli ai “nuovi diritti” – ed i così detti sovranisti, voci guida dei Somewheres, tendenzialmente di destra. Così è stato non solo nelle campagne elettorali americane 2016 e 2020 e nel caso della Brexit, ma anche in Italia con l’ascesa di Lega e Fratelli d’Italia.

2- Per ricomporre questa frattura, è necessaria una politica in grado di combinare il rispetto delle libertà individuali, dei diritti civili, ma anche conservando un’identità locale connotata da un forte senso di appartenenza.

In tal senso, Goodhart parla di “populismo decente”. Un orientamento intermedio fatto da persone che hanno accettato i grandi cambiamenti del nuovo millennio, ma che si sentono ancora impauriti dinanzi al fenomeno dell’immigrazione di massa, della mobilità e del melting pot.

Trovare un nuovo equilibrio fra Anywheres e Somewheres non è una condizione obbligatoria, ma necessaria.

Il voto è lo strumento con cui i Somewheres possono lanciare un messaggio legittimo agli Anywheres. Sta poi a questi ultimi decidere se continuare sulla strada della criminalizzazione, oppure iniziare a comprendere le ragioni dei “populisti decenti”.

Matteo Milanesi


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