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“La 24 ore di Le Mans”: una serie di racconti per celebrare il fascino della gara automobilistica

Avatar di Adriano Angelini Sut, in Atlas - Parole e Musica, Recensioni, del

La 24 ore di Le Mans è probabilmente la gara automobilistica più famosa del mondo. Ancor più della F1. Probabilmente perché è la più vecchia o forse perché possiede il fascino della durata e della resistenza. I piloti sono visti come dei guerrieri che si scatenano su un’arena della velocità, che mette a dura prova non solo la loro capacità di guida ma la loro forza fisica e psicologica. Sono diversi i film che l’hanno celebrata. Fra tutti, quello voluto da uno dei grandi protagonisti della corsa, l’attore Steve Mc Queen che nel 1971 fece girare a Lee Katzin il film “La 24 Ore di Le Mans”, con lui protagonista nei panni del pilota e poi “Le Mans 66 – La Grande Sfida” del 2019, di James Mangold con Matt Demon e Christian Bale.

Le Edizioni Mare Verticale hanno da poco fatto uscire un interessante volume di racconti di diversi autori francesi che celebrano la corsa. L’idea è molto bella e la riuscita letteraria è di notevole spessore. Tutto si gioca più o meno sull’aspetto emotivo che lega un personaggio, un evento, una situazione alla gara automobilistica. Ci sono degli appassionanti riferimenti storici, come nel racconto “Due Fratelli” di Gerard de Cortanze, dove si rievoca la corsa avvenuta nel 1939. La gara, come sanno gli appassionati, si svolge in coppia; si fanno i turni di tre-quattro ore a testa. In questo racconto, due fratelli aristocratici italiani (immaginari) vanno a vincere una gara impossibile mentre uno dei due, Charlie, abbandona anzitempo per andarsene di filata in Germania e unirsi agli Swing Kids che combattevano il nazismo. Oppure il bellissimo “Rompere la barriera del Cinema”, di Anna Plantagenet, che si rifà al documentario sul grande attore americano “Steve McQueen – The Man and Le Mans”, e alla sua avventura proprio a Les Mans; prima la voglia di partecipare direttamente alla gara del 1969, poi quella di girare il film, le liti con la produzione, il primo regista licenziato in tronco, il grande John Sturges, l’arrivo di Lee Katzin che di auto non sapeva nulla ma che di fatto eseguirà ciò che gli dice Steve. Il volume scorre via fluido e intrigante.

Originale e divertente il racconto “Sotto mentite spoglie”, di Brigitte Kernel, ambientato nel 1997 e scritto come un copione teatrale che mette in scena una sorta di complotto in cui dei personaggi realmente esistiti, lo scrittore Truman Capote e il re della pop art Andy Warhol, si ritrovano a Le Mans sotto mentite spoglie perché nessuno al mondo sa che non sono morti per davvero ma vivono in clandestinità nella cittadina della corsa dove si sono ritirati per scappare ai clamori del successo. Oppure “Outsiders”, di Valérie Tong Cuong, ambientato nel 1962 durante la corsa, anzi proprio sulla pista. E in cui si gioca con l’ambiguità sessuale in maniera elegante e in cui le vicissitudini dei personaggi sembrano trascinate dal rombo delle auto che girano senza sosta. Menzione speciale per il toccante racconto “Indolore”, di Gilles Paris, sul fantasma del figlio di un pilota che torna ogni anno sulle gradinate del circuito per assistere alla performance del padre per sostenerlo dall’alto fino alla vittoria. O ancora l’originalissimo “L’ultima ora non si è svolta”, di Olivier Pourriol, in cui alcuni artisti del passato, in contemporanea coi piloti, svolgono una gara di scrittura sfidandosi a chi compie più metafore, con la partecipazione niente meno che di Picasso, Mozart e Shakespeare.  

Una gran bella idea per gli appassionati del genere: 24 racconti, uno per ogni ora del giorno, e per ogni ora che dura la corsa automobilistica che avvicinano il mondo automobilistico e la letteratura d’autore e intrattenimento. Scritto con la collaborazione della rivista settimanale francese VSD e della stessa organizzazione della 24 Ore di Le Mans.

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Adriano Angelini Sut


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