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“Il prigioniero del cielo”, di Zafon: i lettori non resteranno delusi da questo terzo capitolo della saga

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Ed eccoci alla terza parte (in realtà il vero sequel de “L’Ombra del Vento”) della saga di Daniel Sempere, Fermin Romero de Torres e del Cimitero dei Libri Dimenticati. Eccoci di nuovo in quella meravigliosa Barcellona del passato che tanto mi ha fatto amare queste storie. Che dire. Il “Prigioniero del cielo” (Mondadori, 2012) per gli zafonisti incalliti risulterà, al solito, splendido. Qui si ripercorre la storia della prigionia, durante la Seconda Guerra Mondiale, di Fermin, nel carcere del Mont Juic. Soprattutto, il romanzo sarà un colpo al cuore per Daniel Sempere che verrà a sapere la verità sul destino infausto di sua madre, Isabella, aprendo squarci funesti ma fornendo ulteriore materiale (come poteva essere diversamente?) per un seguito.

Il cattivo di turno è Mauricio Valls, il direttore del carcere del Mont Juic, un franchista spietato con mire letterarie che in breve tempo assurgerà a ministro della cultura di Spagna grazie all’imbroglio e alle sue conoscenze. Al potere che inizierà a esercitare sugli ambienti letterari che Zafon sembra avere oggettivamente in spregio. Sullo sfondo, si staglia, bellissima, inquietante e penosa, la figura di David Martin, anch’egli rinchiuso nel carcere del Mont Juic e già protagonista (insieme a Julian Carax), del secondo episodio di questa tetralogia (quindi tenetevi forte che andrà avanti) e che sarà costretto ad aiutare forzosamente Valls a diventare un letterato di valore (in pratica scrivendogli lui i romanzi).

La Barcellona di Zafon di questo terzo episodio è la solita ma non per questo meno accattivante. C’è, in più o di diverso, l’atmosfera di un periodo, quello della Seconda Guerra Mondiale (Fermin viene arrestato nel ’39), in cui la Spagna era tenuta sotto la cappa di un franchismo oppressivo e fangoso, sudicio, e meschino come tutti i suoi sostenitori. La storia scorre via con meno intrecci rispetto a “Il Gioco dell’Angelo”, si snoda fluente per le strade di una città che sembra abbandonata a se stessa. E che però nasconde sempre, in ogni angolo, in ogni anfratto che non ti aspetti, una sorpresa che cambia gli equilibri e il punto di vista.

Così fa il Cimitero dei Libri Dimenticati, in cui Daniel tornerà alla fine per scoprire un’ulteriore verità su Isabella e che offrirà a Fermin il gancio per una possibile felice soluzione alla sua vita di invisibile e perseguitato. I lettori di Zafon non saranno delusi da questo nuovo capitolo. Zafon è un maestro del romanzo popolare e lo dimostra anche in questo caso. Non mi soffermerò sui suoi detrattori perché non ne vale la pena. Quando si riesce in maniera tanto semplice a creare dei personaggi così belli e carichi di vita, delle atmosfere affascinanti (con tutte le furbizie e le astuzie del caso), quando si è in grado di far scorrere una storia in maniera lineare intrecciandola a una trama ricca di invenzioni e colpi di scena. Be’, giù il cappello. Tornare a Barcellona, grazie a Ruiz Zafon. Vale la pena.

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Adriano Angelini Sut


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