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“Difendere l’indifendibile”, di Walter Block: alle radici del libertarismo

di Matteo Milanesi, in Libri, Recensioni, del

Friedrich von Hayek definì il libro di Walter Block “una medicina troppo forte, ma che può fare del bene anche alle persone che la odieranno”. “Difendere l’indifendibile” è proprio questo. Una cura contro il pensiero collettivista ed una fedele introduzione all’idea libertaria, a tutela del libero mercato e dell’individuo.

Nel corso del libro, attraverso logica sottile e tono provocatorio, Block difende tutte le categorie sociali che vengono disprezzate universalmente. Dalla prostituta, passando per il datore di lavoro minorile e lo speculatore, fino al “porco maschilista”. La base del potenziale provocatorio del testo si articola partendo da un concetto fondamentale: la definizione di aggressione.

Secondo l’economista americano, solo gli atti di aggressione violenta devono considerarsi lesivi dei diritti umani. Infatti, “il libertarismo non implica il pacifismo; non vieta l’uso della violenza nella difesa. La filosofia libertaria condanna solo il dar inizio alla violenza – l’uso della violenza contro una persona non-violenta o contro la sua proprietà”.

Secondo questa logica, e riprendendo uno degli esempi meno provocatori che Block esamina, ecco perché non è possibile condannare quei cittadini che si rifiutano – pacificamente – di pagare le tasse: “Il regime fiscale è contrario al principio libertario in quanto compie un’aggressione contro quei cittadini non-violenti che si rifiutano di pagare”. L’individuo non può modificare o rifiutare l’offerta e “non fa la benché minima differenza che lo Stato offra beni e servizi in cambio di contributi fiscali, perché lo scambio (beni per contributi fiscali) è coattivo”, quindi obbligatorio, in quanto imposto dallo Stato stesso.

Block non giudica la moralità dei comportamenti dell’evasore, del maschilista o della prostituta. Egli si limita a ricordare che i beni e servizi che nuocciono all’individuo – fumo, alcol, droghe, gioco d’azzardo, prostituzione, etc. – vengono prodotti dal mercato in quanto richiesti dai suoi consumatori. Il mercato li produce proprio per soddisfare le esigenze di ciascuno di noi: “Il libertarismo non è filosofia di vita. Non vuole stabilire i confini tra il bene ed il male. La difesa di soggetti quali la prostituta, il pornografo, etc., consiste nell’affermare che non danno inizio a violenza fisica contro dei non-aggressori”.

Riprendendo le parole di Ludwig von Mises, potremmo dire che “il mercato è sempre innocente”. Non essendo dotato di moralità, esso si limita a produrre tutti quei beni e servizi che sono richiesti dai singoli. Indipendentemente dalla loro legittimità o dalla loro correttezza.

Consigliatissima è anche la postfazione scritta nel 1993 – il libro è stato pubblicato nel 1976 – dove Block offre la distinzione fra libertarismo e libertinismo.

Essere libertari è condizione necessaria ma non sufficiente per essere anche libertini. Un libertario, per esempio, sostiene la legalizzazione delle droghe, ma, allo stesso tempo, può cercare con ogni mezzo di scoraggiare il singolo dall’assumere sostanze stupefacenti. E quindi non essere libertino. Insomma, il libertario è favorevole alla legalizzazione anche delle cose che per lui non sono desiderabili.

“Difendere l’indifendibile” rimane una lettura indispensabile. Un inno contro gli stereotipi diffusi nella società e, soprattutto, un testo in totale opposizione all’ondata di politicamente corretto di oggi.

Matteo Milanesi


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