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Verso la “nuova normalità”: il virus come pretesto per una gigantesca operazione di ingegneria sociale

di Davide Rossi, in Politica, Quotidiano, del

Draghi non sta apportando alcun cambiamento alla politica di segregazione degli italiani inaugurata ormai un anno fa da Giuseppe Conte. Anzi, sta stringendo velocemente e ulteriormente i bulloni. Di fronte a questa amara realtà, si rivela l’incredibile ingenuità di chi credeva che il cambio di presidente del Consiglio avrebbe sortito un’inversione di rotta. Come si spiega che cambiano i premier ma la politica del chiuderci in casa resta sempre quella?

Chi ancora crede che non ci sia altro modo per controllare il coronavirus pensa che questo sia inevitabile e quindi lo considera normale e anzi benvenuto. Chi ha fatto quel minimo di sforzo necessario a capire che attraverso cure domiciliari appropriate, il superamento del pericolosissimo protocollo del Ministero della sanità (il famigerato “tachipirina e vigile attesa”) e minimali precauzioni igieniche, il virus si può sicuramente tenere sotto controllo, non può non interrogarsi sul perché stia ancora sotto lockdown. Sono sempre di più i medici che riescono, nella quasi totalità dei casi, ad evitare l’ospedalizzazione dei pazienti utilizzando cure sconsigliate dal ministero e dall’Istituto Superiore della Sanità. Eppure, la versione ufficiale non cambia: l’unica terapia è il vaccino. Perché? Per la ottusità di Speranza o Ricciardi? Non scherziamo, per quanto possiamo non stimarli non pensiamo che siano così stupidi. Perché si continua, dopo oltre un anno, a conteggiare come morti per Covid tutti coloro che risultano positivi al tampone anche se morti per altre cause, anche se ultra novantenni che qualsiasi refolo se li sarebbe portati via? Tutto questo continua ad avvenire, consultate i dati ufficiali disponibili sui siti delle Regioni e vedrete che nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di persone già malate e molto anziane. Questa tipologia di persone purtroppo moriva a frotte anche prima dell’avvento mediatico-terroristico del coronavirus.

Insomma, il virus esiste, bisogna adottare delle precauzioni, ma curato in modo adeguato non è la tragedia senza precedenti che ci viene narrata a ogni minuto del giorno. Soprattutto, non giustifica neppure lontanamente la segregazione perenne cui siamo costretti, la distruzione delle nostre vite sociali e di interi settori della nostra economia. Siamo sottoposti ad una manipolazione di proporzioni mai viste nella storia. Dopo un anno questa cosa bisogna dirla bella chiara, senza timori reverenziali. Da questa gigantesca manipolazione stanno scaturendo molte conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti. La prima è che ci dicono in ogni modo che, nonostante il ruolo salvifico del vaccino, non si tornerà più alla vita di prima. Ce lo ha detto Draghi durante il discorso in Parlamento quando ha chiesto la fiducia. Ce lo dice la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, in due interviste, una al Financial Times ed un’altra a Die Zeit, quando afferma che i nostri sistemi sanitari dovranno attrezzarsi perché siamo entrati nell’era delle pandemie. C’è un giornalista che le chieda cosa significhi? Perché siamo entrati nell’era delle pandemie? Sulla base di cosa lo afferma? Una persona così importante fa un’affermazione di enorme portata e nessuno le chiede di spiegarsi meglio? Infine, ce lo dicono tutti i virologi di regime: “correte a vaccinarvi ma scordatevi che poi possiate togliere le mascherine, fare gli aperitivi, non è un liberi tutti”.

La verità possono permettersi di dircela apertamente, tanto le menti obnubilate delle masse non la recepiscono, non ne colgono la gravità e le conseguenze nella vita di noi tutti, non comprendono che ciò significa che le nostre libertà personali non ci verranno più restituite, o almeno non tutte intere. La seconda macro conseguenza di questa vicenda è la distruzione delle ricchezze della piccola e media impresa, del commercio al dettaglio, l’annichilimento della classe media, a favore, in prospettiva, del definitivo affermarsi delle grandi catene, dei giganti dell’e-commerce e delle multinazionali. La terza grande conseguenza è l’avere spazzato via dal mondo occidentale qualunque soggetto politico che avesse provato ad imbastire e a proporre una visione del mondo diversa da quella dominante dell’élite progressista, a cominciare da Trump. Ormai non c’è più nessuno che possa seriamente opporsi, il vecchio Fukuyama potrebbe nuovamente affermare che la Storia è finita.

In compenso, il nuovo guru della Silicon Valley è Yuval Noha Harari, quello che Obama consiglia di leggere per comprendere il futuro. Autore di bestseller come “Sapiens. Da animali a dei” e “Homo Deus”, interviene, osannato, oltre che a Davos dove era seduto di fianco a Charles Schwab (quello del Great Reset), a tutte le convention di Google, Amazon e Facebook. Cosa sostiene, fra le altre cose, Harari? Che l’uomo medio, a causa dei condizionamenti sociali, dei traumi e delle emozioni non ha un vero e proprio libero arbitrio, non è in grado di prendere decisioni razionali, dunque meglio che le decisioni le prendano gli algoritmi. Tutto ciò è possibile grazie all’intelligenza artificiale, all’innovazione tecnologica. Dice Harari che la nostra è l’ultima generazione di homo sapiens, la prossima grazie agli innesti della tecnologia sarà quella dell’homo deus. E noi stiamo a discutere se Draghi sia meglio di Conte e se i Dpcm siano legittimi o no?

Davide Rossi


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