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Un gaffeur alla Casa Bianca: ora gli esaltatori di Joe Biden sono serviti

di Michele Marsonet, in Esteri, Quotidiano, del

Joe Biden è, notoriamente, uno dei più grandi gaffeur della storia politica Usa. Gli americani lo sanno bene, giacché innumerevoli sono le gaffe di cui si è reso protagonista, in particolare quando era il vice di Barack Obama.

Parecchi lo avevano fatto notare già quando si profilava la sua vittoria nelle primarie democratiche, chiedendosi se era davvero sensato mandare alla Casa Bianca un uomo piuttosto anziano che non sa controllarsi nei discorsi pubblici. E un presidente americano che ha questo grande difetto non solo rischia sul piano personale, ma è destinato a far correre rischi anche a un Paese che resta, nonostante tutto, la prima potenza mondiale nonché leader dell’Occidente.

Tutti rammentano i grandi sospiri di sollievo dei progressisti su entrambe le sponde dell’Atlantico – Italia inclusa – quando Donald Trump perse per un soffio le elezioni. Il tycoon “rozzo e cafone” finalmente se ne andava lasciando lo Studio Ovale a un nobile rappresentante della tradizione progressista Usa. Leggendo i commenti sui principali quotidiani, o ascoltandoli in tanti programmi televisivi, sembrava la fine di un incubo.

Il villain se ne tornava finalmente nel suo resort di Mar-a Lago, lasciando l’incombenza di governare gli Stati Uniti a un personaggio esperto, equilibrato e pacato come Joe Biden. Ma è bastato poco per capire che si trattava di frottole, costruite ad arte dalla coalizione “arcobaleno” che lo ha portato al potere.

L’incredibile vicenda delle accuse a Putin, definito pubblicamente un killer, lo conferma senza ombra di dubbio. E conferma pure che Biden, probabilmente in accordo con la maggioranza degli ambienti militari Usa, considera ancora la Russia come principale nemico dell’Occidente.

È insomma prigioniero, anche a causa dell’età, della logica della vecchia Guerra Fredda in cui gli Stati Uniti dovevano fronteggiare la sfida ideologica e militare globale della ex Unione Sovietica. Quest’ultima nel frattempo è defunta ma, tant’è, Biden e compagnia vedono tuttora Mosca come il principale competitor degli Usa e dell’intero Occidente.

La storia recente dimostra invece che, ora, il vero sfidante ha gli occhi a mandorla. La Cina sta spadroneggiando ovunque. È riuscita a “normalizzare” definitivamente Hong Kong, imponendo che solo i “patrioti” (ovvero i comunisti) possano essere eletti nel Parlamento e nelle assemblee legislative dell’ex colonia britannica.

Prosegue la sua espansione militare nel Mar Cinese Meridionale e la repressione senza limiti nei confronti dei tibetani e degli uiguri musulmani del Xinjiang. Non paga di tutto ciò, è pure riuscita a legare al suo carro commerciale quasi tutti i Paesi dello scacchiere del Pacifico, inclusi storici alleati degli Usa quali Australia, Nuova Zelanda, Filippine e Corea del Sud. E, last but not least, continua la sua capillare penetrazione economica in Africa, con molte nazioni di quel continente asservite ai suoi interessi.

Biden ha pur detto di considerare Pechino il principale avversario strategico degli Stati Uniti. Tuttavia le sue mosse concrete lasciano capire che, invece, ha sempre gli occhi puntati su Mosca, trascurando il fatto che Putin e Xi Jinping potrebbero alla fine mettersi d’accordo tra loro proprio in funzione anti-americana. Cosa del resto già avvenuta per quanto riguarda il coordinamento militare, esplicatosi in manovre congiunte degli eserciti e delle flotte.

Cosa resta, dunque, dell’entusiasmo mediatico che si scatenò in Occidente dopo l’elezione di Biden? Io direi ben poco. I Paesi europei sono rimasti spiazzati dalle plateali accuse al leader del Cremlino. Ed esitante appare soprattutto la Germania che, da un lato, teme l’instabilità che seguirebbe alla caduta di Putin e, dall’altro, non è disposta a rinunciare ai suoi interessi commerciali.

Quando Biden fu eletto i suoi sostenitori ne esaltarono la grande esperienza in materia di politica estera. Per la verità tale esperienza finora non si è vista, mentre si nota la confusione che attualmente regna a Washington. Putin, da vecchia volpe della politica qual è, ha replicato augurando a Biden “buona salute, senza ironia né per scherzo”. Battuta in realtà perfida, che molti interpretano come accenno al fatto che il 78enne presidente Usa potrebbe presto trovarsi a fronteggiare i problemi della demenza senile. E quando ieri il filmato in cui si vede inciampare per ben tre volte mentre sale sull’Air Force One ha fatto il giro del mondo, tutti hanno ripensato al beffardo augurio di Putin del giorno prima…

Michele Marsonet


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