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Sinistra alleanza senza partiti: divisi, disgregati e senza leadership

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Dall’insediamento di Mario Draghi a Palazzo Chigi, le diverse strade intraprese da Giorgia Meloni e Matteo Salvini, oltre all’immediato appoggio di Forza Italia all’opzione di un governo di unità nazionale, avrebbero potuto disarticolare l’intera coalizione, e invece, nonostante le differenti sensibilità politiche e culturali, l’alleanza rimane solida e la preferita degli italiani. 

Al contrario, a sinistra, il caos sembra regnare sovrano.

Oltre alla marcia indietro di Nicola Zingaretti, il Partito democratico è diventato un movimento strutturato solo per presentarsi alle elezioni, perderle, e governare comunque. Nonostante non vincano un’elezione politica dal 2006, i Dem li troviamo sistematicamente al governo: cambiano gli alleati, ma il Pd è una costante.

Prima subordinandosi ai tecnici, poi con le stampelle di Berlusconi e Alfano (Letta e Renzi), ed oggi al fianco del Movimento 5 Stelle, il Partito democratico dimostra ormai di non avere non solo una leadership, ma nemmeno una ricetta politica che parli ai propri elettori storici: i lavoratori.

La tutela degli “sfruttati” è stata progressivamente sostituita da un concentrato di green, antifascismo e politica delle identità. Tutto legittimo, ovviamente. Ma come ricordava il politologo – non certo sovranista o populista – Mark Lilla nel suo “The Once and Future Liberal”, la sconfitta della sinistra sta proprio nell’aver sostituito il proletariato con le identità, abdicando di fatto al ruolo di rappresentanza delle maggioranze sociali più deboli.

Più a sinistra del Pd, il gruppo di Nicola Fratoianni ha deciso di sfilarsi dalla scelta di Roberto Speranza di appoggiare il Governo Draghi. Liberi e Uguali, già debole del suo 3 per cento nel 2018, è divisa tra la componente Articolo Uno, quella di Bersani e Speranza, e Sinistra italiana, guidata dallo stesso Fratoianni.

Infine, Il Movimento 5 Stelle è passato dall’essere il partito “catch-all” per eccellenza, in grado di coinvolgere i milioni di italiani delusi dalla vecchia politica, ad una polveriera che, nel giro di tre anni, non solo risulta aver tradito tutte le originarie battaglie, ma ha già perso 94 dei 338 parlamentari di inizio legislatura, il 28 per cento dei seggi totali, oltre ad aver dimezzato i consensi, almeno stando agli ultimi sondaggi.

Probabilmente, in questo momento, la sinistra sta ancora cercando di elaborare il lutto della partecipazione leghista al Governo Draghi, ma è evidente la differenza radicale, in termini di credibilità politica, fra i due schieramenti.

Chissà se nel pantheon delle letture dei giallorossi ci sia Mark Lilla… Non è nostro compito dare consigli, ma una sua lettura disincantata potrebbe fare solamente bene.

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Matteo Milanesi


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