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Se anche Santoro asfalta la linea chiusurista fatta propria dalla sinistra

di Matteo Milanesi, in Politica, Quotidiano, del

Michele Santoro torna in uno studio di Mediaset, a 22 anni di distanza dall’ultima volta. Il giornalista, tra i padri dell’antiberlusconismo, si è raccontato lunedì scorso a Quarta Repubblica, in compagnia di Alessandro Sallusti, direttore del Giornale, e del conduttore Nicola Porro.

Dalla mafia, passando per lo scandalo della presunta “Loggia Ungheria”, al suo ultimo libro, “Nient’altro che la verità” (Marsilio), incentrato sulla storia del mafioso pluriomicida Maurizio Avola, Santoro si è soffermato anche sugli anni della sua storica rivalità con Silvio Berlusconi, sul politicamente corretto e sulla limitazione delle nostre libertà personali in tempo di pandemia.

Proprio parlando dei rapporti con il Cavaliere, Santoro sembra rivalutarne, almeno in parte, la figura: “La statura di Berlusconi è fuori discussione. Per quanto possa pensare criticamente a quel periodo, una volta c’era Berlusconi che rappresentava i propri interessi ed una visione politica del Paese, dall’altra c’eravamo noi che lo contrastavamo. Finito questo dualismo, non ci è rimasto più niente”.

Secondo Santoro, ai tempi si poteva essere berlusconiani o anti-berlusconiani, bianchi o neri, senza nessuna sfumatura. Venuto meno questo esasperato dualismo, l’avvento del Movimento 5 Stelle è stato il risultato naturale dei demeriti della politica e dello sgretolamento dei partiti tradizionali.

È proprio sui grillini che il giornalista non si risparmia, quasi rimpiangendo il Cavaliere: “Dopo Berlusconi, quelli che facevano da pungolo al sistema sono andati al potere con un numero sterminato di voti, ma senza avere la cultura per governare il Paese”.

Ma è soprattutto sulla “cancel culture” e sulle limitazioni delle nostre libertà che Santoro spara ad alzo zero contro la sinistra. Parlando delle critiche rivolte al duo Pio e Amedeo, per Santoro “non è possibile ridurre il linguaggio di due comici agli standard del politicamente corretto o giudicarli con lo stesso metro con cui giudicheremmo un politico. Questa è la fine della libertà!”.

E sulle continue restrizioni delle nostre libertà personali: “Non mi piace delegare al potere la mia vita. Il cittadino deve avere dei comportamenti civili in tempo di pandemia, ma la sua vita non può essere completamente nelle mani del potere. Questa espropriazione della creatività di ciascuno di noi farà dei danni in prospettiva”. In pochi secondi, quindi, Santoro asfalta la linea chiusurista del “modello Italia”, fatto proprio dalla sinistra.

Ma il padre dell’anti-berlusconismo non è l’unico a pensarla in questo modo. Sempre a sinistra, anche Massimo Cacciari, già sindaco di Venezia, prosegue da mesi una campagna contro il coprifuoco alle 22, culminata con uno scontro televisivo di pochi giorni fa a Carta Bianca con il sacerdote delle chiusure, il virologo Massimo Galli.

Nonostante tutto, pare che la linea del Pd sia totalmente disinteressata ai temi posti da Santoro e Cacciari. La nuova agenda sembra fondarsi su un concentrato progressista che include Ius Soli, voto ai 16 enni, Ddl Zan e chiusure. L’obiettivo? Provocare Salvini e obbligarlo a uscire dalla maggioranza di governo.

Insomma, una sinistra a tutela delle minoranze, ma spoglia di una visione chiara sui grandi temi e, soprattutto, privata del suo ruolo originario di rappresentanza delle maggioranze sociali più deboli. E Santoro, insieme a Cacciari, lo ha capito perfettamente.

Matteo Milanesi


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