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Ricordando Elio Fiorucci, lo stilista che amava gli Stati Uniti

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A Modena, nel Museo della Figurina, una mostra renderà omaggio al genio di Elio Fiorucci (1935-2015) attraverso l’album di figurine Fiorucci Stickers, pubblicato dalle Edizioni Panini nel 1984, che riscosse uno straordinario successo, con oltre 25 milioni di bustine vendute, e riassume la storia grafica della maison milanese. Dal 9 marzo e fino al 25 agosto una delle realtà istituzionali che fa parte di Fondazione Modena Arti Visive presenterà la mostra “Pop Therapy. Lo spirito rivoluzionario delle figurine Fiorucci”, curata da Diana Baldon, e Francesca Fontana proprio per indagare il ‘fenomeno Fiorucci’. Già dalla confezione, l’album si presentava in modo assolutamente innovativo: non una pubblicazione sfogliabile ma un raccoglitore di colore rosa fucsia e giallo fluo, richiudibile mediante un bottone calamitato, al cui interno si trovano 28 schede mobili su cui attaccare le figurine. La flessibilità che lo caratterizzava era strumentale, per consentire all’utente di esprimere la propria creatività e mettere alla prova la propria fantasia. All’epoca della pubblicazione, le figurine erano considerate veri e propri oggetti di design, utilizzabili per decorare diari, motorini, ante di armadi, uno dei tanti linguaggi espressivi con cui si esprimeva la cosiddetta ‘Fioruccimania’. Una vera e propria opera in stile Fiorucci che ebbe uno straordinario successo, con oltre 25 milioni di bustine vendute, pari a 105 milioni di figurine, ed è stato uno dei rari esempi di recupero del ruolo pubblicitario della figurina.

Il percorso espositivo, organizzato in sezioni, ricalca la divisione tematica dell’album. Fiorucci Story proporrà alcune delle immagini più iconiche del marchio, dai celebri candidi angioletti elaborati dal grafico Italo Lupi nel 1970, alle sfrontate e provocanti campagne pubblicitarie incentrate sulla nudità del corpo femminile concepita da fotografi e grafici come Oliviero Toscani e Augusto Vignali. Con Electron pronto a rivelare dischi volanti, circuiti, robot, videogames che sembrano fuoriusciti dal canale televisivo Mtv; Pin Up, con gli stereotipi di donne sensuali e ammiccanti “made in Usa”; Dance, un compendio della storia del ballo; Romance, incentrato sull’amore e la passione, con citazioni di vecchi film e fumetti rivisitati in chiave pop; Swim, infine, con la vita in spiaggia e i costumi da bagno.

La mostra si concluderà con una sezione dedicata ai negozi Fiorucci, la cui realizzazione era generalmente affidata a importanti architetti e designer quali Amalia Del Ponte, Ettore Sottsass, Michele De Lucchi, Franco Marabelli e Andrea Branzi. Saranno esposti studi e progetti degli spazi e dell’arredamento, nonché alcune fotografie dei punti vendita, tutti provenienti dallo Csac – Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma. La rassegna verrà arricchita da una selezione di oggetti quali abiti, accessori, scatole in latta e riviste d’epoca concessi in prestito da collezionisti privati. Completerà il percorso l’installazione di Ludovica Gioscia (Roma, 1977), le cui opere risultano fortemente influenzate dalla cultura e dalla società degli anni ’80. Gli oggetti e i movimenti del periodo, che hanno avuto un impatto indelebile sulla sua formazione, si ripresentano nelle sue sculture e installazioni. Modelli grafici, tessuti, frammenti di diari personali, carte da parati, una serie dei suoi Portals appesi al soffitto e i Mad Lab Coats affiancheranno le figurine e i materiali di Fiorucci per creare un ambiente suggestivo, di forte impatto visivo. Ponendo l’attenzione sul pattern come elemento-chiave della figurazione degli anni ottanta, Gioscia vuole sottolineare come l’interesse per la moda e il design non riguardi soltanto la sfera d’espressione creativa ma la dinamica di un mondo industriale consumistico all’interno del quale moda e design dettano qualsiasi codice, da come ci si muove a come ci si rapporta alle cose. E nel 2010 l’artista ha creato l’Archivio Paninaro, al quale si è ispirata per una selezione di documenti archivistici pensati per cogliere legami con l’album Fiorucci e con il periodo storico in cui esso è stato prodotto, e realizzare una sorta di Wunderkammer ricca di riferimenti all’immaginario Fiorucci e agli anni in cui esplodeva il fenomeno. Il titolo dell’installazione It’s Everything I’ve Always Wanted, All Plastic è una citazione di Andy Warhol in riferimento al negozio Fiorucci di New York.

La mostra Pop Therapy è realizzata in collaborazione con Ca’ Pesaro Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Venezia – Fondazione Musei Civici di Venezia.

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Gianfranco Ferroni


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