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Razzismo dilagante? Il Guardian farebbe meglio a guardare in casa propria

Matteo Cassol di Matteo Cassol, in Media, Quotidiano, del

Per il Guardian, probabilmente il giornale che più di ogni altro al mondo accusa chiunque di razzismo, a quanto pare un nero vale l’altro, almeno quando si tratta di neri con il microfono in mano su un palco. Pochi giorni dopo aver toppato clamorosamente la foto (e pure il video, e pure l’età e la data di nascita) di Denise Johnson (già vocalist dei Primal Scream) in occasione della sua morte, il politicamente correttissimo quotidiano britannico ha pubblicato sul proprio sito l’immagine del rapper Kano al posto di quella del rapper Wiley (accusato di antisemitismo), peraltro – inarrivabile contrappasso – a corredo di un pezzo di denuncia contro il razzismo dilagante online, del quale ovviamente accollava la colpa ad altri giornali “spacciatori di pregiudizi”. Ai fini di questa storia, sapere chi siano questi due rapper non è importante. Importa solo sapere che sono entrambi neri. Quindi, per il Guardian, sono indistinguibili? Intercambiabili? Tutti uguali? Cinque mesi fa, quando Bbc e Evening Standard avevano confuso una con l’altra delle parlamentari nere, il Guardian aveva mobilitato addirittura due reporter per denunciare l’imbarazzante misfatto e il sotteso razzismo imperante. E ora? Che si fa? Cancelliamo il Guardian, guardiano di ogni virtù?

E pensare che in fondo a ogni articolo sul sito del giornale che è faro dei benpensanti di tutto il mondo compare un pomposo messaggio lungo quasi quanto l’articolo stesso che, prima di chiederti insistentemente una donazione per far sì che la magia non si interrompa, tra le altre cose dice: “Per decenni, abbiamo riferito della brutalità che ha distrutto la vita di cittadini neri e appartenenti a minoranze etniche in tutto il mondo. La giustizia inizia con la scoperta della verità”. E la verità è che, prima di farci sapere quanto siamo tutti razzisti e di lanciare continue campagne di rieducazione contro il “pregiudizio inconscio”, forse quelli del Guardian farebbero meglio a lavare i propri panni sporchi e a guardarsi allo specchio, anche se il rischio è che possano scambiare se stessi per qualche altro sciagurato moralizzatore da tastiera di cui i media malauguratamente pullulano.

Matteo Cassol

Matteo Cassol


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