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Non cambieranno mai: si credono migliori, ma spesso smentiti dalla realtà e dai loro stessi comportamenti

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A sinistra si sono sempre ritenuti migliori e più onesti di tutti. Una candida entità quasi impossibile da criticare, i cui difetti, se proprio ci sono, rappresentano comunque bazzecole rispetto agli orrori degli avversari. Un complesso di superiorità ha sempre accompagnato quella parte politica, fin dagli anni della ortodossia ideologica comunista. Il leader storico del PCI, Palmiro Togliatti, veniva addirittura identificato come il “Migliore”. Successivamente, il moralismo a senso unico di Enrico Berlinguer e la rivendicazione delle “mani pulite” di Achille Occhetto, collegavano il malcostume e la corruzione dell’Italia repubblicana sempre e comunque, in automatico, agli altri. A volte alla Democrazia Cristiana e spesso e volentieri al Partito Socialista di Bettino Craxi, ossia il principale nemico di chi aveva ricevuto per decenni la copertura, politica e finanziaria, dell’Unione Sovietica. Secondo una propaganda strumentale ben collaudata, il marcio della Repubblica non si annidava mai nelle vicinanze del Partito Comunista, ma esclusivamente altrove, magari nei soliti e presunti apparati “deviati” dello Stato. Qualcuno giunse persino a definire i terroristi delle Brigate Rosse “compagni che sbagliano”.

Si è continuato così negli anni della cosiddetta Seconda Repubblica, nella quale Silvio Berlusconi e tutto ciò che ruotava attorno a lui erano identificati come il male assoluto, e la democrazia non poteva che essere rappresentata dall’altra parte, dal centrosinistra. Sconfitto un Belzebù, se ne fa un altro. Quindi, Matteo Salvini ha poi preso il posto del Cavaliere in qualità di maggiore iattura per il Paese. Nonostante la Lega stia sostenendo lo stesso governo appoggiato anche dal Partito Democratico, a sinistra viene vissuta con disagio la presenza dei leghisti nella maggioranza. Il primo a non far nulla per nasconderlo è il neo segretario del Pd Enrico Letta, il quale, anziché pensare a come fare uscire l’Italia da una pandemia senza fine, è costantemente alla ricerca di tutti i possibili casus belli per litigare con Salvini. Una qualche legittimazione si riconosce a Giorgia Meloni, ma soltanto quando risulta utile in funzione anti-Salvini.

Nel segno di questo snobismo politico, ai discendenti diretti della storia comunista si sono uniti ex democristiani e cattolici di sinistra, i quali peraltro, con gli orfani di Togliatti e Berlinguer hanno partorito l’odierno Pd. Enrico Letta arriva proprio da quel mondo cattolico con lo sguardo rivolto a sinistra. Pretendono di non sbagliare mai, come abbiamo già in parte detto, tutte le ombre dell’Italia repubblicana, dal terrorismo alla collusione con la criminalità organizzata, fino ad arrivare al populismo, si sono sempre manifestate altrove. Se poi la sinistra fa propria qualche politica già sperimentata dalla destra, essa diviene in automatico più bella ed accettabile, perché a sinistra tutte le ciambelle escono con il buco. Per quanto abbiano provato a trarre insegnamenti da esperienze oltreconfine, come quella di Tony Blair, sono rimasti incollati alla tradizione togliattiana e dai tempi del “Migliore”, in fondo, non sono mai cambiati. Non cambieranno mai, anche se le loro granitiche certezze vengono spesso messe in ridicolo dalla realtà e dai loro stessi comportamenti quotidiani.

Il centrodestra è rimasto spesso vittima di una sorta di complesso di inferiorità nei confronti della propaganda di sinistra, ma quando ha accettato di ricevere dall’altra parte la patente di legittimità democratica, ha sempre e sonoramente sbagliato, finendo con lo sbattere la testa contro un muro. Si veda l’infelice conclusione della vicenda politica di Gianfranco Fini.

Le lezioni dei ‘cattivi maestri’ della sinistra vanno invece sempre ignorate, le loro contraddizioni emergeranno da sé, senza troppi sforzi. Negli ultimi giorni quelli che si sentono i “migliori” per eccellenza hanno dato prova di sé. Laura Boldrini, che pareva essere l’unica ad avere un cuore in un mondo di razzisti ed egoisti, a quanto sembra, si comportava come una nobildonna viziata con colf ed assistenti. Andrea Scanzi, che cerca le pagliuzze negli altri, senza evidentemente notare le proprie travi, si è accaparrato il vaccino alla faccia di tanti anziani e soggetti vulnerabili che ancora aspettano. La sua autodifesa ha ancor più peggiorato, se possibile, la sua situazione.

La nomina delle capigruppo donne del Pd, Debora Serracchiani alla Camera e Simona Malpezzi al Senato, tanto voluta dal segretario Letta, merita anch’essa una riflessione. Fra le tante questioni sulle quali la sinistra ha sempre tentato di imporre il proprio marchio, vi sono la parità di genere e i diritti delle donne. Tuttavia, l’ipocrisia e la propaganda strumentale superano di gran lunga i fatti concreti. Le donne del Pd hanno poche ragioni per cantare vittoria. Innanzitutto, Serracchiani e Malpezzi guideranno i gruppi parlamentari in quanto paracadutate da un uomo, Enrico Letta, o comunque da una classe dirigente perlopiù maschile. Inoltre, dietro al velo ipocrita della emancipazione femminile, il neo-femminista Letta le ha scelte soprattutto per togliersi di torno un renziano come Andrea Marcucci, ex capogruppo piddino a Palazzo Madama. Comunque la si pensi sulle posizioni politiche di Fratelli d’Italia, o sulla sua scelta di rimanere all’opposizione, Giorgia Meloni si è fatta e si sta facendo strada da sola. Né possiamo dimenticare che la grande Margaret Thatcher giunse a guidare un partito ed una nazione come il Regno Unito senza gentili concessioni ed elemosine maschili. Anzi…

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Roberto Penna


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