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Libdem, delusi ed ex azzurri: Brugnaro può fare centro restando a destra?

di Mauro Bondì, in Politica, Quotidiano, del

Il nuovo movimento del sindaco di Venezia cresce nelle aule parlamentari ma nel Paese reale la strada è in salita

“Coraggio Italia” è l’ultimo partito nato nel centrodestra italiano. Per alcuni un innocuo esperimento destinato a scomparire, per altri una iattura, per altri ancora un interessante progetto a cui guardare con attenzione. Il nuovo movimento che unisce il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro e il presidente della regione Liguria Giovanni Toti (con il suo “Cambiamo!”) ha infatti attratto subito una trentina di parlamentari, provenienti grossomodo da Forza Italia e in misura minore da altre formazioni esistenti negli emicicli romani (perfino dal Movimento 5 Stelle). E sembra che qualcosa inizi a muoversi anche dalla parti di Strasburgo, dove le sirene fucsia della nuova piattaforma politica potrebbero attrarre alcuni eletti, già nelle prossime settimane.

Ma se nelle istituzioni, come spesso accade alle neonate formazioni politiche, fare proselitismo risulta abbastanza semplice (pensiamo a quando Matteo Renzi pose le basi di Italia Viva, tirandosi dentro mezzo Pd, sindaci e amministratori da ogni dove, salvo poi ritrovarsi con un partito inesistente), costruire le basi di un nuovo soggetto politico nel Paese è sempre un grande punto interrogativo.

Torniamo quindi all’interrogativo iniziale: c’era davvero bisogno dell’ennesimo partito nel campo del centrodestra? Provando ad offrire una risposta scevra da ogni retorica e qualunquismo, potremmo azzardare un tiepido “sì”. L’operazione Brugnaro, almeno nelle intenzioni iniziali, ricorda in qualche modo la scelta di Giorgia Meloni, quando decise di fondare Fratelli d’Italia. Quello che oggi è a un passo dal diventare il primo partito del Paese nacque innanzitutto con l’intento di offrire una rappresentanza alla destra italiana, quel mondo ex aennino e nazionalconservatore che niente aveva più a che fare col Pdl di Alfano e Lorenzin. E se oggi di questi ultimi non stiamo più a parlare, mentre la Meloni sogna di diventare premier, possiamo affermare che la scommessa di FdI è stata abbastanza vincente.

“Coraggio Italia”, per contro, può aprire le porte del centrodestra a un elettorato libdem orfano del berlusconismo della prima ora, ad elettori liberali, lontani anni luce dalla sinistra statalista di Letta e Conte, insofferenti verso una Forza Italia sempre più evanescente e quindi ultimamente interessati a realtà come quella di Carlo Calenda. Ma se Azione stenta a darsi un’identità ben precisa (il suo leader corre a Roma da outsider, un giorno strizza l’occhio al Pd e il giorno dopo lo attacca, il partito non ha ancora lasciato il gruppo dei Socialisti Europei, sebbene abbia un programma che guarda più a destra che a sinistra), il movimento fucsia può riuscire a dare prospettiva chiara a quel che resta del mondo liberaldemocratico antitetico alla sinistra.

Un’altra caratteristica quasi inedita del nuovo soggetto politico è la presa di distanza da quel background centrista, catto-popolare e democristiano che ha visto sciogliersi come neve al sole decine di partiti negli ultimi vent’anni. Lo stesso Brugnaro si è definito un “non moderato”, una scelta scomoda, un po’ rock, ma che potrebbe rivelarsi vincente.

Infine, a dare una mano al sindaco di Venezia rischia di essere indirettamente proprio Forza Italia. La possibile nascita di una federazione tra Lega e azzurri prospetterebbe infatti la fuoriuscita di una parte di berlusconiani poco inclini a una convivenza con Salvini. Tra questi alcuni esponenti dell’ala meridionale (dove i forzisti detengono ancora le proprie roccaforti elettorali), capitanati niente meno che dal ministro Mara Carfagna.

Insomma, le motivazioni per cui i commentatori a bordo campo dovrebbero guardare con attenzione alla nascita di questo partito sono davvero tante, almeno sulla carta. Sarà interessante vedere cosa accadrà nei prossimi mesi e quali scenari si concretizzeranno nella coalizione, distinguendo le prospettive reali dalla fantapolitica.

Mauro Bondì


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