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“Erdogan dittatore”: da Draghi fuffa retorica ad uso interno. Ad Ankara umiliazione Ue autoinflitta

Federico Punzi di Federico Punzi, in Esteri, Quotidiano, del

Volendo vendicare l’umiliazione subita dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen in visita ad Ankara, nell’infelice conferenza stampa di ieri il premier Mario Draghi ha stigmatizzato il comportamento del presidente turco Erdogan, spiegando con tono sprezzante che purtroppo, si sa, con “questi dittatori” dobbiamo avere a che fare, dobbiamo “cooperare” per tutelare il nostro interesse nazionale.

Il Ministero degli esteri turco ha subito convocato l’ambasciatore italiano ad Ankara e il ministro Cavusoglu ha reagito duramente via Twitter: “Condanniamo fermamente l’inaccettabile retorica populista del primo ministro italiano nominato Mario Draghi e le sue brutte e inesorabili dichiarazioni sul nostro presidente eletto“.

Insomma, un incidente diplomatico di cui non avevamo bisogno, proprio perché abbiamo scelto – l’Europa e l’Italia hanno scelto – di “cooperare” con Erdogan, non di contrastarlo, e le nostre azioni stanno dimostrarlo.

La sincerità del premier ha galvanizzato gli eurolirici e i Veri Liberali, che nelle sue parole hanno visto difesi diritti umani e valori europei, ma si tratta in realtà di un passo falso. Per due motivi. Primo, è una sincerità che cozza con il realismo che lo stesso Draghi ha professato riconoscendo che con i dittatori bisogna “cooperare”: ma come si può pensare di cooperare insultandoli? E, ancor più rilevante, con Erdogan non dobbiamo genericamente “averci a che fare”, la Turchia è ancora un alleato Nato.

Secondo, Erdogan è detestabile per molti motivi, perché è un islamista, per la sua politica aggressiva e ricattatoria, ma tecnicamente non è un dittatore (almeno non ancora). Esercita il potere in modo autoritario, fa arrestare oppositori politici e giornalisti scomodi, rappresenta evidentemente una minaccia per la fragile democrazia turca, ma formalmente non l’ha ancora liquidata. La regolarità della sua ultima elezione è stata riconosciuta anche dai partiti di opposizione e i sindaci di Ankara e Istanbul sono leader dell’opposizione. Insomma, la situazione è più complessa di come viene descritta liquidandolo come “dittatore” e Cavusoglu ha avuto buon gioco a ricordare che mentre Erdogan è eletto dal popolo, Draghi è nominato.

Erdogan dittatore, Putin killer. Il passo falso di Draghi è in scala ridotta simile a quello di Biden, fuffa retorica ad uso e consumo interno, non una politica. Entrambe le uscite mostrano una preoccupante propensione alla gaffe e scarsa lucidità di chi le ha pronunciate.

Soprattutto in politica internazionale, è controproducente alzare i toni quando non si è pronti a dar seguito con i fatti alle proprie parole. Abbiamo intenzione di contrastare le ambizioni di Erdogan nel Mediterraneo orientale e in Libia? E come? Siamo pronti a togliergli dalle mani il rubinetto del flusso di migranti? Qualcuno pensa di fare a meno della Turchia nella Nato? Con l’uscita di ieri Draghi sembra allinearsi all’approccio dell’amministrazione Biden: “Speak harshly and carry a small stick”.

Inoltre, la versione autoassolutoria da parte europea del sofà-gate, dell’incidente del divano, ripresa da Draghi in conferenza stampa e della gran parte dei media, desta molte, molte perplessità…

Considerando le diverse fonti, la sensazione è che come molte altre umiliazioni Ue, anche quella della presidente Von der Leyen ad Ankara sia stata più che altro autoinflitta.

Anche qui la realtà rischia di essere più complessa. Come ha spiegato Mariano Giustino, corrispondente di Radio Radicale in Turchia, non un estimatore di Erdogan, il vertice è stato voluto con insistenza e preparato da tempo dal presidente turco, che aveva quindi tutto l’interesse a poter vantare un successo, anche per tranquillizzare i mercati e l’opinione pubblica interna dimostrando di non essere isolato dall’Occidente.

In Turchia, anche dalle parti dell’opposizione, non si crede quindi ad una scelta deliberata di Erdogan. Com’è noto, e confermato a Giustino da fonti sia turche che Ue, il protocollo di queste visite viene studiato e concordato fin nei minimi dettagli dai rappresentanti delle due parti, il pasticcio quindi è stato combinato dalla rappresentanza Ue ad Ankara, che avrebbe indicato il presidente del Consiglio europeo Michel come capo delegazione Ue, non facendo presente al cerimoniale presidenziale turco che la presidente della Commissione europea è di pari livello. Secondo fonti turche, il personale che accompagnava Michel, già nella capitale nei giorni precedenti, ha concordato tutto con i funzionari turchi, mentre nessuno dello staff di Von der Leyen era presente, “non abbiamo ricevuto il loro parere”.

I turchi stessi fanno filtrare irritazione per un incidente “che non abbiamo creato noi, hanno trasferito le dispute interne all’Ue ad Ankara”.

Anche se si fosse trattato di un atto deliberato da parte di Erdogan per umiliarla, a maggior ragione il primo a doverne rendere conto dovrebbe essere il presidente Michel per essersi prestato. Fatto sta che Borrell umiliato da Lavrov, Von der Leyen ad Ankara, i vertici Ue come si muovono prendono schiaffi.

Federico Punzi

Federico Punzi

Thatcherite. Anti-anti-Trump. Anti-anti-Brexit. Direttore editoriale di Atlantico. Giornalista per Radio Radicale, dove cura le trasmissioni dei lavori parlamentari e le rubriche Speciale Commissioni e Agenda settimanale. Ha pubblicato "Brexit. La Sfida" (Giubilei Regnani, 2017)

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