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Ecco perché i “Liberali per il Green Pass” hanno torto: il loro approccio è autoritario

di Stefano Magni, in Politica, Quotidiano, del

Il virologo Usa Antony Fauci: con la variante Delta vaccinati positivi e non vaccinati positivi hanno nel naso la stessa carica virale

Con l’introduzione dell’obbligo di Green Pass per accedere a numerosi servizi e luoghi pubblici, i liberali si sono mobilitati. A favore dell’obbligo. Pare veramente strano che un liberale, dunque un teorico della riduzione del potere dello Stato nella vita economica e personale dei cittadini, sia a favore di un obbligo in più. Anche chi ha dimestichezza con le numerose varianti di una filosofia politica con tre secoli e mezzo di storia potrebbe rimanere sconcertato da quest’ultima mutazione.

Per capire meglio gli argomenti citati dai liberali pro-obbligo di Green Pass, limitiamoci a citarne tre particolarmente in vista. Carlo Cottarelli: “Chi ha il Green Pass ha una probabilità molto più bassa di contagiare altri. È giusto quindi che possa andare in posti affollati visto che è meno pericoloso. È la stessa logica per cui chi non ha bevuto può guidare l’auto e chi ha bevuto no. Chiaro?” (dal suo profilo Twitter). Alessandro De Nicola: “Infettare il prossimo può teoricamente rientrare nei comportamenti da proibire, in quanto il danno eventualmente causato è molto difficile da compensare anche perché è problematico capire chi è ‘l’untore’. Lo Stato guardiano notturno (lo Stato ridotto alle sue funzioni fondamentali di difesa, ordine pubblico e giustizia, ndr) perciò potrebbe essere legittimato a imporre misure come il lockdown o il lasciapassare” (La Repubblica, 27 luglio). Infine, ma non da ultimo, Tito Boeri: “Moltissime nostre azioni comportano esternalità negative. La famosa frase ‘la mia libertà finisce dove iniziano i diritti degli altri’ quindi non è una questione costituzionale o etica, ma pragmatica”, scriveva su La Repubblica il 20 luglio. Aggiungendo, dopo aver spiegato che gli insegnanti che non vogliono vaccinarsi dovrebbero essere sospesi dall’insegnamento in presenza: “Non possiamo imporre alle persone di vaccinarsi. Ma, come abbiamo fatto con il fumo, possiamo e dobbiamo disincentivare le esternalità negative di chi si mette nella condizione di danneggiare gli altri”.

Il ragionamento, in sintesi, è solo uno: non vaccinarsi comporta un aumento di rischio per sé e per gli altri. Quindi il non vaccinato dovrebbe essere escluso da luoghi in cui possa trasmettere il contagio. È liberale questo ragionamento? Non proprio.

Lo Stato minimo, o “guardiano notturno”, serve unicamente per proteggere un individuo da un aggressore. È la funzione fondamentale di protezione del diritto alla vita. Uno Stato, però, non ha la possibilità, neppure teorica, di proteggere la vita dei suoi cittadini da qualunque rischio. Se un pastore cade in un dirupo, o un pescatore affoga a causa di una tempesta improvvisa, lo Stato non può farci nulla, se non mandare mezzi di soccorso in tempo utile. Anche il Covid è un fatto di natura (a prescindere dai dubbi sulla sua origine cinese), chiunque corre il rischio di essere contagiato dalla malattia, anche toccando l’oggetto sbagliato al momento sbagliato e poi grattandosi un occhio, o in un’infinità di altri casi in cui il contagiato non riesce proprio a capire dove e come abbia contratto il virus, anche se era protetto da guanti e mascherina, anche se era in un ambiente ritenuto “sicuro”. Le storie di questo anno e mezzo di pandemia sono piene di questi esempi. Uno Stato minimo, come quello citato da De Nicola, ha il compito di proteggere i suoi cittadini da altri uomini, ma non può ridurre a zero i rischi che corrono. Neppure il rischio di essere contagiato.

Lo Stato può trattare come un aggressore un “untore” consapevole? Può darsi che il portatore sano sappia (o abbia il ragionevole dubbio) di essere contagioso, magari perché è risultato positivo in un test Covid. In quel caso, se esce di casa e frequenta luoghi affollati, la sua imprudenza è equiparabile ad un’aggressione. Ma (grazie al Cielo) non siamo più ai tempi della peste del Seicento e anche l’untore, prima di essere condannato, ha diritto di difendersi e sarà innocente fino a prova contraria.

Una persona che non si vaccina, o semplicemente non è ancora vaccinata, può essere equiparata a un aggressore? No, a meno che non si compia un paio di salti logici: si dia per scontato che chi non si vaccina contragga la malattia e che chi risulta positivo al Covid diventi automaticamente contagioso (ci sono anche malati asintomatici non contagiosi). Ma esiste una maggioranza schiacciante di persone non vaccinate e però anche perfettamente sane. In compenso esistono anche persone vaccinate che sono contagiose, con la stessa carica virale. Lo ha affermato anche il virologo Usa Antony Fauci, ieri: “Se guardiamo al livello del virus, nelle mucose delle persone vaccinate che vengono contagiate da un’infezione di (variante) Delta nonostante il vaccino, è esattamente lo stesso livello di carica virale presente in una persona non vaccinata che è infetta”. In teoria il Green Pass è già obsoleto. Torniamo al lockdown?

È giusto che queste persone siano rinchiuse agli arresti domiciliari senza alcuna disposizione della magistratura (lockdown) o escluse da una serie di servizi e luoghi pubblici (obbligo di Green Pass)? Provvedimenti di questo genere sono giustificabili solo in un’ottica squisitamente comunitaria, dove il soggetto da proteggere è la comunità e il cittadino deve rispondere a una serie di obblighi per il bene della collettività. Ma il liberalismo è nato proprio per contrastare questo tipo di filosofia. O no?

Come ritiene Boeri, “moltissime nostre azioni” possono produrre esternalità negative, anche peggiori rispetto a quelle di un infezione da Covid-19. In astratto, possiamo estendere il concetto: tutte le nostre azioni possono produrre esternalità negative. Ed è praticamente impossibile stabilire una gerarchia dei rischi. Non basta vietare la guida a chi è in stato di ebbrezza (esempio portato da Cottarelli), bisogna estendere il divieto anche a chi beve un solo sorso di birra, o a chi possiede un cellulare (e alla guida potrebbe usarlo, distraendosi), o a chi è distratto. E poi perché solo le auto? Un’italiana emigrata in Francia è stata uccisa da due persone in monopattino, il mese scorso. Vietiamo anche quelli, dopo averli incentivati con soldi pubblici? Si può uccidere un pedone andando in bicicletta, o urtare e uccidere un ciclista mentre si cammina.

Non solo, ma portando questo principio alle sue estreme conseguenze, si rischia di legittimare un prossimo tiranno. Senza voler essere profeti, l’enfasi che si pone sulle politiche ecologiste e la lotta al cambiamento climatico potrebbero essere la base di un futuro regime. La logica autoritaria ecologista è tutta basata sul divieto di produzione di esternalità negative. Chi consuma carne, energia elettrica, viaggia e ha figli, produce esternalità considerate sempre più inaccettabili, perché “pesa” troppo sull’ecosistema. Qualunque trasporto o attività industriale a combustibili fossili (e non solo) produce gas serra, altra esternalità negativa. In base a questa logica, saremmo costretti a poter fare solo ciò che è esplicitamente approvato dallo Stato, per evitare che la nostra azione individuale vada a incidere negativamente sul pianeta e sulla comunità. Ma non è liberalismo, questo. È un totalitarismo perfetto.

Stefano Magni

Giornalista e saggista. Redattore esteri del quotidiano L’Opinione, collabora con La Nuova Bussola Quotidiana, Atlantico quotidiano e diverse altre testate.

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