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Draghi ancora alle prese con Arcuri e Speranza, mentre fuori dall’Ue si corre con le vaccinazioni

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Caro presidente Draghi, “qui si parrà la tua nobilitate”

Dopo un anno di governo politico fragile, nato in chiave anti-Salvini e con una maggioranza parlamentare risicata, ora ci si aspetta un cambio di marcia. Certo, la nascita di un esecutivo di unità nazionale presuppone l’arte del compromesso, il coraggio di gettare il cuore oltre l’ostacolo, ma è difficile credere che si riesca a cambiare marcia e strategia senza sostituire lo stratega.

Le conferme di Roberto Speranza e – almeno fino ad oggi – di Domenico Arcuri ne sono l’esempio lampante.

I loro fallimenti sono sotto gli occhi di tutti da mesi: ritardi sulle mascherine, sui respiratori, sulle terapie intensive, sui bandi di assunzione di medici ed infermieri (aperti ad ottobre), su un piano vaccinale ancora lontanissimo dal raggiungere l’ambiziosa cifra promessa da Speranza di 13 milioni di vaccinati entro marzo. Eppure, nonostante la loro spiccata propensione al fallimento, li ritroviamo ancora al loro posto, con la solita mentalità chiusurista già praticata, a governo Draghi già in carica, prorogando lo stop delle piste da sci. 

Un primo segnale sembra però arrivare. Infatti, si ha un’inversione di rotta sul coordinamento delle fasi vaccinali: Regioni, medici ed Asl dovranno attenersi solamente alle procedure della Protezione Civile.

Arcuri, quindi, risulterebbe ridimensionato nelle sue funzioni, ma – lo ribadiamo – non si può cambiare strategia senza sostituire lo stratega ed il nome di Guido Bertolaso, oggi consulente per l’emergenza in Lombardia, non può essere escluso a cuor leggero.

Nel frattempo, altre nazioni del mondo sviluppato corrono. 

In Israele, per esempio, si sfiora l’80 per cento della popolazione vaccinata con un tasso di positivi crollato di oltre il 94 per cento. Negli Stati Uniti, qualche giorno fa sono state superate le 50 milioni di dosi somministrate, con 37 milioni di persone che ne hanno ricevuta almeno una.

Nel Regno Unito, i vaccinati sono più di 15 milioni. Già un quarto della popolazione londinese è immune e Boris Johnson si prepara alla riapertura di tutto il Paese a Pasqua. Entro primavera toccherà anche agli over 50, il che significherà aver messo al riparo circa il 95 per cento delle categorie più a rischio. Dal periodo primaverile in poi si procederà con tutte le restanti categorie under 50 con patologie pregresse, concludendo infine con le fasce di popolazione più giovani.

Il tutto, pensate un po’, senza l’installazione di alcuna “primula”.

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Matteo Milanesi


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