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Cortocircuito perfetto: per la sinistra libertà di morire e drogarsi, ma non di rifiutare il vaccino

di Matteo Milanesi, in Politica, Quotidiano, del

“La mia vita appartiene a me”, rivendicano i progressisti, ma vale solo per ciò che fa comodo a loro

È tornata la stagione dei referendum. Dopo il successo della raccolta firme a favore dell’eutanasia legale, i Radicali hanno dato il via alla campagna sulla legalizzazione della cannabis e sulla depenalizzazione del consumo personale della droga. Obiettivo: raggiungere, entro la fine del mese, le 500 mila firme necessarie per sottoporre il quesito a referendum popolare.

Da che mondo è mondo, il proibizionismo non ha mai portato niente di buono, se non un aumento della domanda rivolta al mercato nero, il conseguente contrabbando da uno Stato ad un altro ed una torsione illiberale dei governi, come storicamente dimostrato dal periodo proibizionista statunitense (1920-1933).

Dunque, è benvenuta ogni battaglia politica che respinga l’idea di uno Stato che limiti la libertà di disporre del proprio corpo, sia che si tratti della propria vita, sia che si tratti di assumere droghe o alcolici.

Eppure, i partiti che hanno votato a favore del testo presentato in Parlamento – Pd, Movimento 5 Stelle e LeU – sono proprio quelli che, da quasi due anni, sostengono una politica sanitaria restrittiva delle nostre libertà fondamentali, sono a favore dell’obbligo vaccinale e di un’estensione del Green Pass a quasi tutte le attività della vita.

Il cortocircuito perfetto si compie quando la sinistra inneggia ad un altro “diritto” che difende da sempre: la legalizzazione dell’aborto.

Dalla libertà di scelta e dallo slogan “il corpo è mio, decido io”, i progressisti sono passati a chiedere convintamente l’obbligo vaccinale, cioè di obbligare le persone a farsi iniettare una sostanza nel proprio corpo (nel caso dei più giovani al di là di ogni rapporto rischio-beneficio).

Non c’è una libertà di contagiare e di mettere in pericolo la vita altrui. Non esiste. E infatti se si è positivi non si è “liberi” di contagiare, c’è l’obbligo di quarantena.

Ma se riteniamo valido il principio della libertà di disporre del proprio corpo, fino al punto di decidere liberamente quando porre termine alla propria vita, o di assumere sostanze dannose (con ingenti costi per la collettività), o se abortire, con altrettanta onestà intellettuale dovremmo accettare il semplice principio per cui nessuno dovrebbe essere obbligato a farsi iniettare in corpo una sostanza.

Ma i progressisti stentano a comprendere che non si possono discriminare le libertà tra politicamente corrette e scorrette. Se si decide per la legalizzazione dell’aborto, dell’eutanasia o della cannabis, non si può non essere paladini della libertà di non vaccinarsi – proprio perché si deve disporre liberamente del proprio corpo – e di tutte le libertà civili che, soprattutto in questi due anni, sono state fortemente compresse.

Per molti legionari progressisti, invece, la libertà sembra essere una bandiera da sventolare solo quando è necessaria per realizzare i punti della propria agenda politica. Se viene invocata per opporsi alla certificazione verde ed all’obbligo vaccinale, ecco che scatta il processo di colpevolizzazione, bollando l’avversario politico come “negazionista”.

“La storia insegna che quando i popoli barattono la propria libertà in cambio di promesse di ordine e di tutela, gli avvenimenti prendono sempre una piega tragica e distruttiva”, diceva il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel giorno del 74esimo anniversario della Liberazione. Oggi, quelle parole sembrano essere state dimenticate persino da chi le ha pronunciate.

Matteo Milanesi


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