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C’è la volontà politica di uscire dalla logica emergenziale?

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Il problema non è più Conte, Casalino, il governo italiano e quelli europei. Il problema è: se e quando la massa riuscirà a togliersi il Velo di Maya dagli occhi e la paura di dosso per arrivare a comprendere. Qualcuno di noi già da marzo scorso avvertiva che le misure liberticide attuate dal governo erano pericolosissime, perché avrebbero aperto un varco all’inviolabilità delle libertà individuali dentro il quale, da quel momento, poteva passarci di tutto. Insomma, di scordarsi che si sarebbe tornati indietro ad emergenza virus passata. Ora, si può comprendere che a marzo afferrare questo concetto fosse più complicato: dopotutto eravamo di fronte ad una situazione del tutto inedita e spaventosa, ma adesso, dopo dieci mesi di stato di emergenza è giunto il momento di svegliarsi, alibi non ce ne sono più. Come è possibile non capire che il governo e l’intera classe politica non agiscono per il nostro bene? Come non accorgersi che la Storia non è così lineare, che non è sempre tutto così come ci viene raccontato? Troppo facile e stupido bollare come complottista o negazionista chi vuole analizzare, chi non si accontenta della propaganda ufficiale del Potere. Come se vivessimo in un mondo e in un’Italia dove ai cittadini è stata raccontata sempre la verità.

Vi ricordate Ustica? Nell’immediatezza del disastro e per molti anni successivi, la versione ufficiale fu che l’aereo era precipitato per “cedimento strutturale”. Questa menzogna fu sostenuta attraverso depistaggi ed altri reati da vertici civili e militari dello Stato fino a portare al fallimento della compagnia aerea Itavia, proprietaria del DC-9 in cui trovarono la morte 81 italiani a bordo.  A distanza di tanti anni, la magistratura ha appurato che il DC-9 si era trovato in mezzo ad un teatro di guerra sui cieli italiani e fu abbattuto da un missile militare. Ad oggi, non si conoscono i colpevoli. Chi, al tempo in cui si verificarono i fatti, non si accontentò della verità somministrata dal Potere e sostenne da subito che l’aereo fosse stato abbattuto venne etichettato come complottista. Vi ricordate l’omicidio Mattei? Il suo aereo privato esplose e il presidente dell’Eni a bordo perse la vita. La versione ufficiale fu esplosione accidentale e chi non ci credette, e pensò che invece ad ucciderlo fosse stata la volontà di Mattei di ottenere l’autonomia energetica dell’Italia dalle grandi compagnie petrolifere internazionali, fu stigmatizzato come pazzo cospirazionista. Oggi sappiamo come andarono le cose anche se non sappiamo ancora chi sia stato. Vi ricordate la strage di Bologna? L’anno scorso la Procura generale del capoluogo emiliano ha chiuso l’indagine (dopo quarant’anni) chiedendo il rinvio a giudizio, come mandanti della strage in cui persero la vita 85 passeggeri e 200 rimasero feriti, di Licio Gelli e Federico Umberto D’Amato. Quest’ultimo in quegli anni era direttore dell’Ufficio Affari Riservati del Viminale, cioè il vero referente dei servizi segreti, quindi un altissimo funzionario dello Stato. Siccome ormai costui è morto, non sapremo mai fino in fondo cosa avvenne in quel tragico disastro.

È complottismo questo? È negazionismo? Potrei andare avanti con decine di altri esempi, ma questi dovrebbero essere sufficienti a far venire qualche dubbio, anche al più tetragono degli allineati, sul fatto che non si può prendere tutto ciò che ci viene propinato come sicuramente vero. Ma da quando i poteri che agiscono nella Storia fanno tutto alla luce del sole, ci dicono tutta la verità e si muovono solo per il nostro bene? Io sarò un complottista ma chi pensa questo è un cretino o è prezzolato. E allora i cittadini sono chiamati all’esercizio del ragionamento critico, del pensare con la propria testa, del non farsi dominare dalla fede cieca e dalla paura irrazionale. Volete fare i conti con una realtà che ci grida in faccia che da questa emergenza non c’è alcuna volontà politica di uscire?

La scorsa settimana, su questo giornale il direttore Federico Punzi ha ribadito una sacrosanta domanda cui non viene data risposta:

“E i numeri di ieri in effetti fanno riflettere. Se nelle ultime 24 ore sono entrate 217 persone in terapia intensiva, ma il saldo giornaliero è negativo di 19, vuol dire che dalla terapia intensiva sono uscite 236 persone. Anche ipotizzando che tutte ne sono uscite perché decedute, assai improbabile, ne mancano 757 per arrivare al bilancio totale di ieri di 993 deceduti. Sappiamo che purtroppo molte persone anziane muoiono ancor prima di arrivarci in terapia intensiva, ma addirittura nell’80 per cento dei casi?”.

Potrei citare altre mille incoerenze nella narrazione ufficiale ma l’ho già fatto tante altre volte. Porre queste questioni vuol dire negare l’esistenza del virus? Solo uno sciocco o uno in malafede lo può pensare, vuol dire solo che siamo stanchi di farci prendere in giro, imprigionare, deprimere e impoverire da questi Dottor Stranamore. Vuol dire che, guarda caso, il record dei morti (che nessuno può verificare se non gli istituti che rispondono al governo) capita proprio quando Conte, dopo averci promesso il contrario, ci comunica che anche il Natale lo passeremo in sostanziale lockdown.

Dicevo, da queste restrizioni non c’è alcuna volontà di liberarci: a marzo ci dicevano arriverà la seconda ondata, ora ci stanno già parlando della terza e non so se vi siete accorti di quello che ha dichiarato Ilaria Capua nel talk show di Floris:

“Se lei, Giovanni Floris, si vaccina contro il Covid, non si ammala. Ma può infettarsi e trasmettere quell’infezione se non indossa la mascherina? Sì. Non è che quando arriverà il vaccino saremo liberi tutti, come se niente fosse, anche perché ci vorranno mesi per vaccinare tutta la popolazione, servirà un’organizzazione molto ben pensata, saranno eventualmente necessari anche un piano B e un piano C. Il vaccino non è la panacea”.

È sufficientemente chiaro o no che la palla viene spostata sempre un po’ più in là? Ci credevate quando vi chiedevano di stringere i denti e sopportare fino all’arrivo del salvifico vaccino? Ecco, continuate a stringere forte e a credere alle favole.

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Davide Rossi


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