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Aukus, il nuovo patto anti-Cina: deterrente nucleare all’Australia e velleitarismo Ue smascherato

di Daniele Meloni, in Esteri, Quotidiano, del

L’annuncio della costituzione dell’Aukus – un’alleanza tra Usa, Regno Unito e Australia finalizzata a dotare di deterrente sottomarino nucleare quest’ultima – ha fatto imbufalire i francesi, preoccupare i cinesi e rivelato il velleitarismo in politica estera e di difesa comune dell’Unione europea.

Nella conferenza stampa virtuale presieduta dai capi di governo britannico e australiano e dal presidente Usa è emerso l’intento di creare una forza di contenimento anti-cinese nell’Indo-Pacifico, la nuova area geopolitica più “calda” del mondo, dove le potenze anglosassoni cercheranno in primis di limitare l’espansionismo cinese. “Mentalità da Guerra Fredda”, hanno commentato le autorità cinesi, a dimostrazione di una mossa che, se da un lato può alimentare le tensioni tra Usa e Cina, dall’altro dota un alleato storico degli americani di una forza dissuasiva imponente.

L’Aukus prevede la dotazione di tecnologie e mezzi per costruire Down Under, ad Adelaide, sottomarini ipertecnologici e dotati di testate nucleari. Non sarà il Canzuk sognato dagli arci-Brexiteers britannici ma è il primo sforzo di un’integrazione ancora più profonda tra le democrazie del mondo anglosassone sotto il piano militare, della difesa comune e della condivisione delle tecnologie. Canada – prossimo a una tornata elettorale che potrebbe cambiarne gli equilibri politici – e Nuova Zelanda non vi partecipano. La premier neozelandese laburista, Jacinda Ardern, ha affermato che il suo Paese è contro la proliferazione nucleare e che impedirà ai sottomarini australiani l’ingresso in acque neozelandesi. 

A restare con il cerino in mano dopo lo storico annuncio dei tre, è stata però la Francia, che in passato aveva sottoscritto un accordo di fornitura di 12 sottomarini con il governo australiano, per il valore di 56 miliardi di euro. Ora però da Canberra hanno notificato a Naval Group la volontà di recedere dal contratto. “Una pugnalata alle spalle”, ha detto il ministro degli esteri francese, Yves Le Drian. Il ministro della difesa, Florence Parly, invece, non ha escluso la richiesta di risarcimento. 

La nuova Partnership di Sicurezza Trilaterale, che vedrà per la prima volta l’Australia condividere la tecnologia nucleare statunitense, mette in risalto ancora di più, se mai ce ne fosse bisogno, il ritardo e il carattere illusorio dell’ambizione di avere una difesa comune europea, enunciato più e volte negli ultimi giorni dai vertici di Bruxelles. Lo stesso Alto Rappresentante per la politica estera e di difesa comune dell’Ue, Josep Borrell ha ammesso che l’Unione non è stata consultata dai paesi dell’Aukus, e ha chiesto tempo per valutare le ripercussioni strategiche dell’accordo. Il tutto mentre Ursula Von Der Leyen da Strasburgo, nel suo discorso sullo Stato dell’Unione, affermava: “Occorre un’Unione della difesa. L’Europa può e deve fare di più per conto proprio per dare più stabilità al nostro vicinato e nelle altre regioni”. 

La sensazione è che mentre gli alleati anglosassoni procedano in modo pratico ed energico, l’Ue si muova tra due ambizioni contrastanti (all’interno delle mille ambizioni dei suoi stati membri e delle sue strutture): quella di essere, obtorto collo, forza pacifista (ricordate? “L’Europa figlia di Venere” di Robert Kaplan o ancora gli scritti di Robert Stiglitz sul tema), ma di volere allo stesso tempo dotarsi di un assetto comune sotto l’aspetto militare per contare, sul serio, nel mondo. 

Daniele Meloni


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