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Anche l’Associated Press si piega a Black Lives Matter: “Nero” in maiuscolo, “bianco” resta in minuscolo

Matteo Cassol di Matteo Cassol, in Cultura, Quotidiano, del

In un periodo di tensioni razziali all’apice, per contribuire a calmare gli animi e a ricordare che siamo tutti essere umani con pari dignità, l’Associated Press prima ha deciso che “nero” si deve scrivere con l’iniziale maiuscola, dopodiché ha pensato bene di confermare e rivendicare che invece no, “bianco” deve rimanere minuscolo. Alla faccia del white privilege. Non si tratta della trovata di qualche invasato su Twitter, ma di una prescrizione formalmente inserita e ribadita nell’Ap Style, la guida dell’Associated Press che costituisce lo standard di scrittura adottato da una moltitudine di giornali, riviste, agenzie e uffici negli Stati Uniti e nel mondo.

Ha scritto sul blog di AP il vicepresidente della divisione standard dell’Associated Press John Daniszewski:

Ap Style continuerà a usare l’iniziale minuscola per il termine bianco in senso razziale, etnico e culturale. Questa nostra decisione fa seguito a quella del mese scorso di ricorrere all’iniziale maiuscola per Nero in tali situazioni. […] C’era il desiderio e c’erano chiari motivi per usare la maiuscola in Nero. In particolare, le persone che sono Nere hanno forti comunanze storiche e culturali, anche se provengono da diverse parti del mondo e anche se ora vivono in diverse parti del mondo. Ciò include l’esperienza condivisa di discriminazione dovuta esclusivamente al colore della propria pelle. […] I bianchi generalmente non condividono la stessa storia e la stessa cultura, né l’esperienza di essere discriminati a causa del colore della pelle”.

Suona tanto come una grossolana generalizzazione (mancava solo che il vicepresidente dell’AP scrivesse che i neri – anzi, i Neri – hanno il ritmo nel sangue). Puzza, questa sì, di discriminazione. Invece, pur riconoscendo che “qualcuno” al riguardo ha sollevato obiezioni, Daniszewski si preoccupa di sottolineare che scrivere “bianco” minuscolo non implica che l’Associated Press sia convinta che essere bianchi sia la norma. Figuriamoci. E pensare che, subito dopo, il vicepresidente ricorda le linee guida giornalistiche di AP sul tema razziale: “Scrivere di questioni che coinvolgono la razza necessita di una riflessione ponderata. Evita generalizzazioni ed etichette. Sforzati di rappresentare con precisione il mondo”.

Ma oltre alle generalizzazioni e alle etichette, cosa c’è nel mondo del dirigente dell’Ap? C’è questa convinzione: “Scrivere bianco con l’iniziale maiuscola, come viene fatto dai suprematisti bianchi, rischia di legittimare le loro convinzioni”. Perché, si sa, i bianchi sono tutti razzisti, cattivi, violenti, genocidi e vanno arginati e rieducati. I Neri, invece, sono tutti inclusivi, pacifici, oppressi e, remissivi e moderati per natura, non hanno mai fatto male nemmeno a una statua. Non è mai esistito né mai esisterà il caso di un suprematista Nero. Non è mai esistito il tweet in cui la fondatrice di Black Lives Matter Toronto, Yusra Khogali, scriveva “Per favore Allah dammi la forza di non insultare/uccidere questi uomini e questa gente bianca qui oggi”. Non è mai esistito il post in cui la stessa leader di BLM scriveva che “la bianchezza non è umxnità” (oltre alla bianchezza ovviamente è da cancellare anche ogni man, anche se puramente casuale), “la pelle bianca è subumxna”, i “bianchi sono difetti genetici. è un fatto”, “noi siamo i primi e i più forti tra gli umxni”, “l’unica cosa che sanno fare i bianchi è riprodursi”, “potremmo letteralmente spazzare via la razza bianca se ne avessimo il potere” e “ti chiedi mai perché noi neri dopo secoli di violenza coloniale, genocidi e distruzione continuiamo a tornare? è perché siamo superuxmini”.

Ma va tutto bene. Possiamo stare tranquilli, perché in questo delirio non c’è ombra di maiuscola.

Matteo Cassol

Matteo Cassol


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