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Tutta l’ipocrisia delle femministe progressiste che non provano orrore nel vedere una ragazza sottomessa

di Adriano Angelini Sut, in In Cold Blood, Rubriche, del

Ah se ci fosse ancora Oriana Fallaci, come le asfalterebbe queste femministe che ragliano senza un nesso, in malafede pure loro (perché non posso credere ad altro), inviperite da un anti-occidentalismo d’accatto. Fate pena, fate una pena infinita; avete combattuto il maschilismo occidentale, cattolico, patriarcal-capitalista, oggi per ripicca vi prostrate al nemico che farà di voi peggio, ma è una ripicca, appunto, una ripicca che fate ai vostri padri e ai vostri nonni. Nulla di più. 

Io vi ho letto, sui vostri blog, sui vostri profili Facebook, sui vostri ramoscelli da cui cinguettate, vi ho viste in tv mentre conducete trasmissioni servili e maschili (nel senso che non sapete fare altro se non una televisione al maschile). Vi ho letto a difendere la poverina incarcerata dai bruti di Allah. Quasi due anni nelle mani di quei mostri. E poi, folgorata dall’amore, evidentemente, è rinata, è cambiata, che bello! Siamo tutti contenti! “Noi rispettiamo la sua libera scelta della conversione”. Certo, ipocrite e subdole. Chissà se a parti invertite sareste state così celeri a difendere la “libera scelta” alla conversione. Se fosse stata una ragazza islamica costretta a convertirsi al cattolicesimo; Dio santo. Quante ne avreste dette eh! Peccato che per Asia Bibi non vi ho sentite cinguettare. Eravate ammutolite a difendere gli sbarchi e a insultare il “fascista” al governo italiano che li aveva bloccati, credo. Non vi ho sentite nemmeno nel 2015, dopo l’attacco alla Garissa University in Kenya, dove la formazione di Al-Shaabab, quella a cui il governo italiano ha regalato 4 milioni di euro per liberare la poverina, ha sterminato 148 persone con un attentato terroristico fra i più disastrosi degli ultimi anni. No, non ho vi sentite. Vi ho sentite soltanto esultare per la sua liberazione e non dire nulla, non accennare a nulla rispetto alla sua conversione alla religione della spada (o soltanto un tiepido e infido: libera scelta, libera scelta!). Eppure, quello spettacolo in diretta tv, grida scandalo, anzi vendetta. Griderebbe una vendetta di guerra se non fossimo sicuri di vivere in tempo di pace. (Noi forse viviamo in pace, loro no, loro vivono in guerra con noi e questo sembra che ve lo dimentichiate).

Io vi ho letto e ho avuto il voltastomaco. Care femministe, novelle scrittrici della fuffa ideologica progressista. Blogger, influencer, starlette, giornalettiste griffate che fa tanto chic schierarsi coi carnefici esotici. (Un refrain che va avanti dai salotti dell’800 francese, che noia che siete, per niente originali). Io vi ho lette e vi dico che se oggi ci fosse stata Oriana Fallaci vi avrebbe fatte nuove nuove. Altro che libera scelta. Con la complicità del governo del Vaffaday, il governo che non paga da due mesi la cassa integrazione o i 600 euro ai lavoratori lasciati a casa dalla follia del lockdown per la pandemia, i barbuti di Allah hanno ottenuto un clamoroso successo d’immagine e di denaro. Quattro milioni dei nostri euro. Ve l’abbiamo rapita, dicono, le abbiamo tolto quegli orribili abiti discinti che portava quando è arrivata, l’abbiamo costretta a convertirsi e vi abbiamo pure obbligato a pagare un riscatto per averla. Gioco, partita, incontro. I progressisti applaudono tutti in piedi! Bene, bravi, l’Occidente sta cadendo, con la nostra complicità.  

Siccome Oriana non c’è. E io non ho la sua forza della natura. Alla vostra subdola ipocrisia di vittime con la sindrome di Stoccolma rispondo con le parole de “La Rabbia e l’Orgoglio”, da troppo tempo riposto nella soffitta della casa dei buoni. 

… E a loro dico: sveglia, gente, sveglia! Intimiditi come siete dalla paura d’andar contro corrente cioè d’apparire razzisti (parola oltretutto impropria perché il discorso non è su una razza, è su una religione), non capite o non volete capire che qui è in atto una Crociata alla rovescia. Abituati come siete al doppio gioco, accecati come siete dalla miopia, non capite o non volete capire che qui è in atto una guerra di religione. Voluta e dichiarata da una frangia di quella religione, forse, comunque una guerra di religione. Una guerra che essi chiamano Jihad. Guerra Santa. Una guerra che non mira alla conquista del nostro territorio, forse, ma che certamente mira alla conquista delle nostre anime. Alla scomparsa della nostra libertà e della nostra civiltà. All’annientamento del nostro modo di vivere e di morire, del nostro modo di pregare o non pregare, del nostro modo di mangiare e bere e vestirci e divertirci e informarci.

Non capite o non volete capire che se non ci si oppone, se non ci si difende, se non si combatte, la Jihad vincerà. E distruggerà il mondo che bene o male siamo riusciti a costruire, a cambiare, a migliorare, a rendere un po’ più intelligente cioè meno bigotto o addirittura non bigotto. E con quello distruggerà la nostra cultura, la nostra arte, la nostra scienza, la nostra morale, i nostri valori, i nostri piaceri… Cristo! Non vi rendete conto che gli Usama Bin Laden si ritengono autorizzati a uccidere voi e i vostri bambini perché bevete il vino o la birra, perché non portate la barba lunga o il chador, perché andate al teatro e al cinema, perché ascoltate la musica e cantate le canzonette, perché ballate nelle discoteche o a casa vostra, perché guardate la televisione, perché portate la minigonna o i calzoncini corti, perché al mare o in piscina state ignudi o quasi ignudi, perché scopate quando vi pare e dove vi pare e con chi vi pare? Non v’importa neanche di questo, scemi? Io sono atea, graziaddio. E non ho alcuna intenzione di lasciarmi ammazzare perché lo sono. Da vent’anni lo dico, da vent’anni. 

Piccole insulse femministe progressiste che non provate orrore nel vedere le immagini di una ragazza sottomessa al maschilismo feroce di una religione di guerra. Le immagini dell’arrivo di Silvia Romano a Roma, intabarrata nel suo chador integralista, sono state uno spettacolo indecente. Uno spettacolo anzi raccapricciante. Io lo grido forte. Fortissimo.

Adriano Angelini Sut


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