• 13/04 @ 18:43, L’antirazzismo di oggi ripudia i valori (americani e cristiani) di Martin Luther King, di Fabrizio Borasi https://t.co/VfBW7ygePg
  • 13/04 @ 18:42, Perché non siamo guariti: nel libro del ministro Speranza la pandemia come opportunità per un’agenda politico-ideol… https://t.co/bZw0qpzJKM
  • 12/04 @ 16:50, Fu vera competenza? Il ruolo di Draghi nelle privatizzazioni sotto la lente della Corte dei conti, di Davide Rossi https://t.co/fWISCWK8Nf
  • 12/04 @ 16:49, Da cittadini a sudditi: l’incubo di una società sussidiata e divisa tra iper-garantiti e dimenticati, di Andrea Ven… https://t.co/gRdtMfTFz6
  • 09/04 @ 18:37, Bruciato AstraZeneca, ma la colpa è dei giovani che saltano la fila. Draghi scaricabarile, come Conte, di Federico… https://t.co/r6A9M5i6cy
  • 08/04 @ 19:40, Margaret Thatcher: la Lady di ferro che mise in pratica le ricette liberali nell’interesse dell’individuo e della n… https://t.co/IefK6Xl1Ni

The Naked Cowboy and the President

Rob Piccoli di Rob Piccoli, in O, America!, Rubriche, del

Che l’America sia, oltre a tutto il resto, la patria delle moderne libertà, è cosa assodata e certa, tanto che nessuno mette in dubbio che, se c’è una nazione al mondo in cui la stravaganza, in tutte le sue articolazioni, è non solo accettata di buon grado, ma anche rispettata e ammirata, per dire, quasi quanto la ricchezza o il talento, questa è proprio the land of the free and the home of the brave (“la terra dell’uomo libero e la casa del coraggioso”, come recita il suo inno nazionale), gli Stati Uniti d’America. Ne abbiamo avuto una prova, l’ennesima, in quanto è accaduto un po’ di giorni fa a Times Square, nel cuore di New York City. Ma procediamo con ordine.

Innanzitutto, bisogna sapere chi è Robert John Burck, uno dei due personaggi coinvolti nell’episodio in oggetto: il 48enne Robert è un popolarissimo artista di strada molto sui generis, conosciuto come “The Naked Cowboy” (il cowboy nudo), in quanto da un po’ di anni si esibisce tutti i giorni a Times Square suonando la chitarra e cantando stornelli spesso estemporanei in stile country, il tutto indossando soltanto stivali western, cappello da cowboy e slip a stelle e strisce (anche con la neve: date un’occhiata su YouTube se non ci credete). Ma l’elenco delle stravaganze non finisce qui: pensate che ha il coraggio di professarsi apertamente un fan del GOP e di Trump nella città e nello stato di Bill de Blasio e Andrew Cuomo, questo dopo aver sfidato Michael Bloomberg nelle elezioni a sindaco del 2009 e, udite udite, dopo aver annunciato ufficialmente, l’anno dopo, la propria candidatura alle elezioni presidenziali del 2012 contro Barack Obama e in rappresentanza del Tea Party movement.

Come è stato possibile tutto questo? Semplicemente grazie alla sua popolarità, che già a partire dal 2007 aveva fatto lievitare il suo giro d’affari a diversi milioni di dollari l’anno. Del resto, non c’è turista o passante che non si fermi ad ascoltarlo o non ambisca a farsi un selfie con lui in cambio di qualche dollaro, giovani e meno giovani, soprattutto donne, grazie a un fisico tuttora aitante e scultoreo… E poi ci sono le entrate extra, tipo la linea dei “naked slip”, ovvero mutande e boxer da uomo disegnate da lui utilizzando esclusivamente i colori della bandiera americana, le sponsorizzazioni, ecc. È l’America, bellezza.

L’altro personaggio dell’evento in oggetto non ha bisogno di presentazioni: è lui, nientemeno che the Orange Colossus, come lo chiama J.R. Dunn nel pezzo su The American Thinker che riprende l’epico avvenimento raccontato in prima battuta dal talk show “The Mack Talks”: The Donald, aka il presidente degli Stati Uniti. Che cosa è successo? Niente, il presidente si è materializzato all’improvviso a Times Square, si è avvicinato al cowboy nudo e lo ha apostrofato con queste parole: “Stai facendo un ottimo lavoro, Burck, New York ti ama, gli americani ti amano. Continua così.” C’è anche un podcast dell’evento, messo a disposizione da “The Mack Talks” se avete voglia di andare a controllare. Uno street performer e il suo presidente. La democrazia senza se e senza ma. È l’America, bellezza. O meglio, come conclude il suo pezzo J.R. Dunn: “What a city. What a country. Ain’t life grand?” (Che città. Che Paese. Non è grande la vita?).

Rob Piccoli

Rob Piccoli

Europeo per nascita, Americano per filosofia www.srpiccoli.eu

Atlantico Quotidiano © 2021, Tutti i diritti riservati | Historica di Francesco Giubilei - Via P.V. da Sarsina, 320 - Cesena (FC) - P.I. 04217570409
Privacy Policy