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SPECIALE ITALYGATE/10 – Il Dipartimento di Giustizia Usa ha due telefoni di Mifsud e la difesa del generale Flynn chiede di averli

di Federico Punzi, in Rubriche, Speciale ItalyGate, del

Nuove tracce emergono oltreoceano del ruolo svolto dal professor Joseph Mifsud, e del possibile coinvolgimento dell’Italia, nelle origini del Russiagate/Spygate.

Il Dipartimento di Giustizia Usa è venuto di recente in possesso di nuovo materiale che la difesa del generale Mike Flynn ritiene rilevante per scagionare il suo assistito, l’ex consigliere per la sicurezza nazionale di Trump, e già membro della Campagna, tra i primi ad essere travolto dal Russiagate già nel gennaio 2017. Nuovo materiale, tra cui due telefoni Blackberry usati dal professor Joseph Mifsud, che ieri l’avvocato di Flynn, Sidney Powell, ha chiesto le siano forniti.

La difesa del generale sostiene che anche il suo assistito sarebbe stato incastrato, come George Papadopoulos a Roma dal professor Mifsud, nell’ambito di un’operazione coordinata tra FBI, DOJ e diverse agenzie federali, che già sul finire del 2015 avrebbero preso di mira i membri della Campagna Trump per trovare, o fabbricare, elementi di connessione con la Russia.

L’avvocato Powell aveva chiesto già a settembre “qualsiasi informazione, comprese registrazioni o i 302, circa la presenza e coinvolgimento di Joseph Mifsud nel coinvolgere o riferire della presenza di Mr. Flynn e dello stesso Mifsud alla cena di Russia Today tenuta a Mosca il 17 dicembre 2015″. Si tratta della cena per i dieci anni della testata durante la quale Flynn incontrò il presidente russo Putin. La fotografia che li ritrae allo stesso tavolo fu fondamentale per sostenere che l’ex generale fosse un agente russo e, quindi, per alimentare la narrativa della collusione fra la Campagna Trump e la Russia.

Ma che cosa sono i documenti chiamati 302? Si tratta di rapporti in cui gli agenti FBI riassumono il contenuto dei colloqui avuti con i loro informatori e “agenti non primari”. Il che vorrebbe dire, se esistessero rapporti 302 con Mifsud di quella cena, che l’FBI ha interrogato il professore maltese della Link Campus almeno dal 2015 e, dunque, sapeva esattamente già allora chi fosse, prim’ancora che incontrasse a Roma l’allora consigliere della Campagna Trump George Papadopoulos (marzo 2016). Dalla richiesta dell’avvocato Powell apprendiamo che anche Mifsud sarebbe stato presente a quella cena e, quindi, il suo ruolo nel Russiagate verrebbe retrodatato al dicembre 2015 rispetto al primo incontro con Papadopoulos.

I due telefoni usati da Mifsud potrebbero contenere prove che scagionano Flynn, secondo il suo legale, dimostrando cioè come sia stato incastrato, o comunque “materiale rilevante per la difesa, con particolare riguardo alle OCONUS lures (Outside Contiguous US lures, ndr) e agli agenti che l’intelligence occidentale impiegò contro di lui probabilmente già nel 2014 per organizzare – a sua insaputa – ‘connessioni’ con alcuni russi che avrebbero poi usato contro di lui nelle loro false accuse. Telefoni che furono usati dal signor Joseph Mifsud”, scrive l’avvocato Powell nell’istanza presentata martedì.

“Se determiniamo che contengono informazioni che sono rilevabili o che sono rilevanti per la condanna, ve li forniremo”, ha risposto il Dipartimento di Giustizia.

L’esistenza dei 302 sui colloqui con Mifsud e di due suoi telefoni in mano al Dipartimento di Giustizia sono importanti per la difesa di Flynn perché dimostrerebbero che già a fine 2015 inizio 2016 le informazioni del professore maltese finivano all’FBI, al DOJ, mentre questi hanno sostenuto che fosse un agente russo. L’ex direttore FBI James Comey ha definito Mifsud un “agente russo”, mentre nel suo rapporto il procuratore speciale Mueller si è limitato a presentarlo come persona con legami e contatti russi. Se durante tutta l’inchiesta Russiagate questi elementi non sono stati mostrati, forse è perché si voleva evitare che venisse fuori che Mifsud era, invece, un “agente provocatore” e che tali “agenti” erano stati impiegati contro Flynn già nel 2015.

Altri indizi che stanno emergendo in questi giorni fanno risalire le origini del Russiagate/Spygate alla fine del 2015, quindi oltre 7 mesi prima del 31 luglio 2016, data di inizio dell’indagine FBI sulla Campagna Trump secondo quanto dichiarato sotto giuramento dall’ex direttore Comey. Nel suo libro “Crime in Progress”, di prossima uscita, il cofondatore della Fusion GPS, Glenn Simpson, rivela che fu incaricato di cercare materiale compromettente su Trump già “nell’autunno del 2015” – quando risulta che fu assunta dalla società Nellie Ohr, il cui marito Bruce Ohr era ai vertici del Dipartimento di Giustizia – e che i memo dal Dossier Steele arrivavano direttamente “al presidente Obama”.

Ma veniamo ora alle questioni che questi ultimi sviluppi sollevano in relazione al coinvolgimento del nostro Paese. Più che con Flynn, sono noti gli incontri e le conversazioni di Mifsud con Papadopoulos, a cui confidò che i russi erano in possesso di materiale “dirt” sulla Clinton, nella forma di migliaia di sue email. La “notizia” da cui partirà (almeno formalmente) l’inchiesta di controintelligence dell’FBI sulla Campagna Trump. Da quando il Dipartimento di Giustizia Usa è in possesso di due telefoni usati da Mifsud? E come li ha avuti, da Mifsud stesso già nel 2016/2017? O più di recente attraverso il suo avvocato o le autorità italiane? Se il DOJ è in possesso di questi telefoni non è da escludere che contengano dati o anche registrazioni di quegli incontri, il primo dei quali avvenuto a Roma e gli altri a Londra. Il che indicherebbe un’attività investigativa e di intelligence che avrebbe dovuto svolgersi con la collaborazione delle autorità italiane (Procura di Roma e servizi) e inglesi, o almeno a loro conoscenza, se non espressamente autorizzata. In caso contrario, si tratterebbe di reati gravissimi commessi sul nostro territorio.

Mueller, Comey, McCabe e gli altri investigatori sapevano dell’esistenza di questi telefoni? Se sì, perché solo “di recente” il DOJ ne è venuto in possesso? Erano stati dati a Mifsud dalla stessa FBI? Come abbiamo già riportato nelle scorse puntate del nostro Speciale, Mifsud ha mentito all’FBI, eppure il procuratore Mueller non lo ha mai accusato di nulla, nonostante nell’arco di oltre due anni abbia incriminato molte persone anche solo per falsa testimonianza. Perché? Una domanda posta direttamente a Mueller anche durante la sua audizione al Congresso dal repubblicano Jim Jordan: “Why didn’t you charge Joseph Mifsud for lying to the FBI?” “I can’t get into it”, non posso rispondere su questo, è stata la risposta del procuratore. “I’m struggling to understand why you didn’t indict Joseph Mifsud”, ha incalzato un altro deputato repubblicano, Devin Nunes, ottenendo da Mueller questa replica: “You cannot get into classified or law enforcement information without a rationale for doing it and I have said all I’m going to be able to say with regard to Mr Mifsud”. Sono questi gli interrogativi tuttora senza risposta che ci inducono a ipotizzare che il “link” del professore non sia affatto con la Russia…

Federico Punzi

Thatcherite. Anti-anti-Trump. Anti-anti-Brexit. Direttore editoriale di Atlantico. Giornalista per Radio Radicale, dove cura le trasmissioni dei lavori parlamentari e le rubriche Speciale Commissioni e Agenda settimanale. Ha pubblicato "Brexit. La Sfida" (Giubilei Regnani, 2017)

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