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San Francisco, “sanctuary city” al collasso

Rob Piccoli di Rob Piccoli, in O, America!, Rubriche, del

Non è The Onion, il più famoso news site satirico d’America, avverte sul suo profilo Facebook il mio amico Glenn, USA TODAY columnist e Law Professor dell’Università del Tennessee. In effetti Heather Knight, columnist del San Francisco Chronicle, non ha fatto proprio nulla per fugare ogni sospetto sulla veridicità della sua narrazione. Tanto quel che scrive è desolante, sconcertante, o trovate voi la definizione migliore…

Jon Handlery, presidente del Handlery Union Square Hotel che per mestiere va a rovistare tra i travel websites in cerca di lagnanze a cui dare soddisfazione, ormai non prova neanche più a tentare di dar spiegazioni circa la lamentela numero 1: lo spettacolo miserabile che le strade di San Francisco offrono sempre più spesso ai suoi clienti non appena mettono il naso fuori dell’hotel. Segue, nel pezzo sul Chronicle (SF tourist industry struggles to explain street misery to horrified visitors), un florilegio di racconti raccapriccianti di cosa è diventata la città del Golden Gate Bridge, un tempo splendida e glamour da mozzare il fiato.

Un esempio? Una recensione su TripAdvisor che lodava la location dell’hotel, la piscina, la vicinanza a tutto…  per concludersi con questa doccia fredda: “Vedere dei senzatetto in sedia a rotelle e senza scarpe in pieno inverno, donne con neonati in braccio lungo le strade, ragazze e ragazzi che si drogano un po’ dappertutto è stato penoso.” Il povero Handlery, che una volta era solito rassicurare i suoi ospiti, non se la sente più di ripetere il mantra che “la città sta facendo tutto il possibile per combattere il fenomeno dei senzatetto…” Non gli resta che una tragica ammissione: “Mi dispiace molto che lei abbia assistito a quelle scene, ma sfortunatamente la nostra città non è riuscita ad affrontare come si deve il problema.” Già, a quanto pare i 305 milioni di dollari che la città spende ogni anno per i senzatetto non hanno sortito effetti apprezzabili.

Kevin Carroll,  direttore esecutivo dell’Associazione degli albergatori di San Francisco, è categorico sull’argomento: “Tra i direttori e i proprietari di hotel non si parla d’altro, per le strade si vedono cose semplicemente disumane…, i clienti entrano in albergo e chiedono: ‘Cosa sta succedendo là fuori?’ La gente è scioccata. Dicono: ‘Amo la vostra città, i vostri ristoranti, ma non tornerò mai più’, oppure: ‘Tonnellate di prostituzione e risse ogni notte, non torno più neanche se mi pagano’…”.

Insomma, lo status di “sanctuary city” (traduzione: città rifugio per disperati e sbandati di ogni sorta), comincia a stare (molto) stretto agli albergatori, e soprattutto ai loro ospiti. Niente male in una città in cui l’industria del turismo significa qualcosa come 80 mila posti di lavoro.

Rob Piccoli

Rob Piccoli

Europeo per nascita, Americano per filosofia www.srpiccoli.eu

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