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Quel confronto tra Di Maio e Boccia: lo stato qua, lo stato là, lo stato deve, lo stato può… E la liberta? La libertà d’impresa? L’iniziativa privata? Tutto soffocato dallo statalismo?

di Daniele Capezzone, in Giuditta's Files, Politica, Quotidiano, Rubriche, del

La chirurgica precisione di Enrico Mentana, l’altra sera, ci ha consegnato su La7 un documento interessante (anche in futuro) per la comprensione dell’Italia del 2018: un bel confronto tra il vicepresidente del Consiglio e ministro del lavoro Luigi Di Maio e il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia.

L’origine del faccia a faccia era ovviamente legata al dissenso tra i due protagonisti su alcuni aspetti qualificanti del cosiddetto “decreto dignità”. E i due hanno espresso le rispettive posizioni con toni e argomenti per tanti versi seri, e assolutamente funzionali al “target” di ciascuno: Di Maio interessato a rivolgersi ai giovani “precari”, Boccia desideroso di non rompere con il Governo ma al tempo stesso di fare alcune puntualizzazioni. Fin qui, tutto prevedibile.

Ma, al di là della contingenza, ciò che colpiva era la sintonia di fondo dei due interlocutori sul ruolo dello stato, che qui scriviamo minuscolo, secondo la lezione einaudiana, ma che, nelle parole di Di Maio e Boccia, si è fatto sempre più maiuscolo, direi a caratteri cubitali.

Per un’ora e mezzo, è stato tutto un “lo stato deve, lo stato può, lo stato qua, lo stato là”, un luccichio di incentivi pubblici negli occhi di entrambi, l’idea che la politica debba intervenire, determinare, incidere.

Forse esagero? Può darsi. Ma mi pare sempre più chiaro che, dopo tanti anni, sia sostanzialmente sparita dai radar e dall’agenda politica italiana l’idea che lo stato debba fare di meno, debba ritrarsi, debba lasciare spazio al libero dispiegarsi dell’azione della società.

Intendiamoci bene. Nei tempi di incertezza che viviamo, è fatale che ci sia un desiderio generalizzato di “protezione”: che va compreso e interpretato. E’ umanissimo, è comprensibile. Ma voci coraggiose (nella politica e nell’imprenditoria) dovrebbero scoraggiare l’idea che la risposta giusta sia sempre e comunque un’azione governativa, un intervento ministeriale, o una legge, un decreto, una mossa dell’apparato pubblico.

Più che mai, l’Italia avrebbe bisogno di stampare in tutti gli uffici pubblici due massime della Thatcher e di Reagan. La prima amava ripetere che “non esiste il denaro pubblico: esiste solo il denaro dei contribuenti”; il secondo aggiungeva che le otto parole più pericolose pronunciabili da qualcuno sono le seguenti: “Sono del Governo e sono qui per aiutare”.

In questa estate italiana, Reagan e Thatcher faticherebbero a trovare ascolto: non solo presso i Cinquestelle (e questo si capisce), ma anche presso una Confindustria che, inclusi i suoi mezzi di informazione, sembra sempre più nettamente trasformata in una protesi dell’apparato pubblico.

Daniele Capezzone


6 risposte a “Quel confronto tra Di Maio e Boccia: lo stato qua, lo stato là, lo stato deve, lo stato può… E la liberta? La libertà d’impresa? L’iniziativa privata? Tutto soffocato dallo statalismo?”

  1. Emilio Ferro ha detto:

    Ottimo articolo! Daniele, ho in mente da moltissimo tempo, che l’Italia sia l’unico stato d’Europa dove il muro non sia crollato! E la conseguenza è quella di ritrovarci in una situazione paradossale e tragica al contempo: l’Italia compete nei campi più evoluti tecnologicamente con un apparato costruito più sulla base degli stati d’oltrecortina che simile ai nostri competitori europei! Per poi, non parlare delle altre nazioni come USA; Cina; e Russia.
    Tutto ciò è avvilente e deprimente.

  2. Vegetti Giovanni ha detto:

    La LIBERTA’ una parola difficile da comprendere dalla sinistra e dai 5 stelle. Anche il sig. Boccia ed il suo quotidiano sono estremamente statalisti (non fu eletto grazie ad una confindustria molto di sinistra e molto sovvenzionata dalla pubblica amministrazione?)

  3. fabrizio scatena ha detto:

    In tempi di “instabilità” si cerca una boa, qualcosa di solido a cui aggrapparsi. Il ritorno allo stato “imprenditore o dirigista”, come qualcuno ha sostenuto, potrebbe essere una soluzione. Ma per fare l’Imprenditore devi prima fare Impresa, e capire dall’interno quali sono i veri problemi che affliggono tanti piccole e medie aziende.
    Insomma credo sia difficile, ma non impossibile, far dialogare il mondo pubblico con quello privato. Il problema di fondo resta la selezione, e la qualità, dell’apparato amministrativo per poter generare questo dialogo fruttuoso.

  4. Giulio Vittori ha detto:

    Anche Kennedy è passato invano nel nostro mondo: “Non chiederti cosa il tuo Paese può fare per te, egli ripeteva, chiediti cosa puoi fare tu per il tuo Paese”. Noi tutti ci siamo modernizzati, globalizzati, abbiamo riempito la vita di devices informatici che ci tengono in contatto c l’intero mondo, ma continuiamo a comportarci e a ragionare da poveri provinciali incapaci …

  5. Cristian Costa ha detto:

    Ottima riflessione, come sempre.

  6. Federico Libero ha detto:

    no, Daniele, non esageri.
    Lo STATO è da sempre la calamita per gli irresponsabili ed i fannulloni; lo stato risparmia tanta fatica a chi ne beneficia, e gli altri? Che producano e soprattutto paghino le tasse per lor signori.
    Quanto a Confindustria, è l’associazione di chi aspira al potere e alle prebende pubbliche.

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