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Proprietà immobiliare aggredita: l’appello di Confedilizia (più undici altre organizzazioni della filiera)

di Daniele Capezzone, in Economia, Giuditta's Files, Quotidiano, Rubriche, del

Chi non sciopera, non minaccia, non insulta, non sputa, non picchia, sarà ascoltato?

Attenzione: sono misure non per una “categoria”, ma per la quasi totalità degli italiani e per una strategia complessiva di ritorno alla crescita

Ieri mattina a Roma, presso la Sala Einaudi di Confedilizia, il presidente dell’associazione dei proprietari immobiliari Giorgio Spaziani Testa ha compiuto un doppio miracolo.

Il primo, riunire tutte e dodici le organizzazioni della filiera dell’immobiliare: Confedilizia, Fiaip, Finco, Confassociazioni, Aspesi, Adsi, Gesticond, Avi, Anbba, Assindatcolf, Assotrusts, Ape.

Il secondo, avanzare a partiti e candidati un pacchetto di proposte ragionevoli, serie, praticabili, bisognose solo di un minimo di volontà politica.

Elenco nell’ordine. Riduzione complessiva di un carico fiscale ormai insostenibile, estensione della cedolare secca a tutti i contratti di locazione, lotta senza quartiere contro le occupazioni, liberalizzazione delle locazioni commerciali, stabilizzazione degli incentivi per la manutenzione e la riqualificazione (energetica e antisismica), misure di stimolo per la rigenerazione urbana, incentivi fiscali per le permute immobiliari, fine degli ostacoli fiscali e burocratici contro le locazioni turistiche brevi, istituzione di una “cabina di regia” governativa su immobiliare e edilizia.

Il quadro esistente è sotto gli occhi di tutti. In un’Europa che cresce complessivamente poco, l’Italia cresce pochissimo; in un mercato edilizio che ovunque riparte, manca all’appello proprio l’Italia; qui da noi, le compravendite sono al palo o ridotte a “compra-svendite”, vista la diminuzione di valore degli immobili.

Inutile girarci intorno. Nel 2011, il Governo Monti, dovendo disinnescare 25 miliardi di clausole di salvaguardia, scelse sciaguratamente (a maggioranza parlamentare bulgara!) di scaricarli praticamente tutti sull’immobiliare, con un aumento fino a circa 25 miliardi del carico di Imu e Tasi. Da allora, di quella massa fiscale, sono venuti meno solo i 4 miliardi di tassa sulla prima casa.

Incedibilmente, a sette anni di distanza, il dibattito politico, anziché essere centrato su come “aggredire” i 21 miliardi di tassazione residua, è ancora inchiodato alla tassazione sulla prima casa (che qualcuno vorrebbe ripristinare) o a minacce di “patrimoniale” (come se il salasso non fosse già in atto, a livelli da espropriazione forzata!).

Attenzione, le misure proposte da Spaziani e dai suoi colleghi non sono per una “categoria”, ma per la quasi totalità degli italiani e per una strategia complessiva di ritorno alla crescita.

Resta un solo dubbio. Chi non sciopera, non minaccia, non insulta, non sputa, non picchia, sarà ascoltato?

Daniele Capezzone


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