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Il Pd e lo psicodramma delle cene

di Daniele Capezzone, in Giuditta's Files, Rubriche, del

Il mese di settembre non è mai facilissimo per le famiglie italiane: la ripresa del lavoro, la prima rata del riscaldamento da pagare, il conto dei libri per i figli che vanno a scuola. Tra tante preoccupazioni, però, c’è una sicura fonte di buonumore: è la crisi del Pd, l’unico caso in cui un’agonia politica si rivela più divertente di qualunque spettacolo comico, meglio del vecchio Bagaglino, roba da spiazzare e scavalcare anche i più fantasiosi autori di satira.

Che è successo stavolta? Siamo arrivati alla doppia cena, alla controprogrammazione delle magnate, al centrotavola che prevale sul centrosinistra.

Avevamo lasciato ieri in sospeso l’invito a cena diramato da Carlo Calenda (originariamente per stasera) a Matteo Renzi, Marco Minniti e Paolo Gentiloni, e avevamo dato conto delle inevitabili ironie sui social network. Ma su Twitter c’è anche qualche anima candida, qualche militante in buona fede, tipo Alessandro (@Ales_Man), che non deve aver dormito per la tensione l’altra notte, e ieri di buon mattino, alle 7.41, ha interpellato Calenda col cuore in gola: “Per la cena di martedì che adesioni abbiamo? Hanno accettato tutti?”. A tranquillizzarlo provvede Calenda stesso, sette minuti dopo: “Sì. Ma la data è stata spostata, e, per evitare l’ennesimo tormentone sul Pd, rimane riservata. Sono molto contento, è un gesto di responsabilità di tutti i partecipanti. Bene così. Ottima notizia”.

Dal tweet calendiano si apprendono due cose: che andare a cena dall’ex ministro è un “gesto di responsabilità” (manco si trattasse della riedizione dell’incontro di Yalta), e che però i protagonisti non ci diranno quando avverrà lo storico meeting. Delle due l’una: o il Pd è passato alla clandestinità e ai commensali sarà distribuito un passamontagna insieme alle posate, o si tratta di una nobile rievocazione dello spirito carbonaro risorgimentale. Anche se i soliti maligni diranno che alcuni protagonisti sembrano più inclini alla carbonara che alla carboneria.

Ma non ci si era ancora ripresi dalla notizia di questa cena, che è arrivata su Facebook l’annuncio della seconda. Protagonista Nicola Zingaretti, al momento unico candidato (non renziano) alla segreteria del Pd. Su Facebook, Zingaretti ha postato il contro-invito: “Per un congresso diverso, aperto e partecipato, ho organizzato in trattoria una cena con un imprenditore del Mezzogiorno, un operaio, un amministratore impegnato nella legalità, un membro di un’associazione in prima fila sulla solidarietà, un giovane professionista a capo di un’azienda start-up, una studentessa ed un professore di liceo”.

Se le risate non vi hanno già soffocato, proviamo a entrare nella mente di Zingaretti e a decrittare e distillare tutti veleni di un post solo apparentemente innocente. Pensavate di aver organizzato un evento? E io vi organizzo il contro-evento. Voi vi vedete in una casa elegante? E io invece scelgo una normale trattoria, per far vedere che sono vicino alla gggente. Avete deciso di vedervi tra voi, un po’ élite un po’ generone romano? E io allora “apro” alla mitica società civile.

Tutto molto finto, sembra il parterre di un talk-show, la studentessa, l’imprenditore, eccetera: scontato e banalissimo. Per non dire dell’operaio: incontrarlo, per un dirigente del Pd, dovrebbe essere la normalità. E invece è diventato un evento.

E la cosa più tragicomica è la motivazione addotta da Zingaretti: “A loro voglio chiedere: che dobbiamo fare secondo voi? Dove abbiamo sbagliato?”. Ma come? Un partito è passato dal 40 per cento al 17 per cento, ha un gruppo dirigente che è il più detestato d’Italia, è percepito come difensore di banche-autostrade-commissione Ue-Macron-lussemburghesi che insultano, e sente pure il bisogno di chiedere dove abbiano sbagliato…

Eppure, è bastato solo questo per mandare in fibrillazione il Pd. Il primo a intervenire è stato Calenda, a cui qualche amico leale dovrebbe sfilare di mano il cellulare: alle 16 di ieri era già al decimo tweet della giornata. Commentando un articolo dell’Huffington Post che parlava della “risposta di Zingaretti”, l’ex ministro ha cercato di smorzare i toni: “Non credo. Anzi lo escludo. Zingaretti è persona troppo intelligente per ‘rispondere’ così a un incontro tra quattro persone che peraltro non è contro nessuno, ma solo per confrontarsi tra ex colleghi di governo. Evitiamo interpretazioni che non reggono”. Sarà.

Sullo sfondo, resta un dramma, una vera tragedia umanitaria: in tutto questo turbinio di pranzi e cene, il povero Maurizio Martina non è stato ancora invitato da nessuno.

Daniele Capezzone


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