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Quando i nazisti volevano buttare gli ebrei nel rogo di Baden Baden

di Adriano Angelini Sut, in In Cold Blood, Quotidiano, Rubriche, Rubriche, del

Sul mezzogiorno ebbe inizio una marcia forzata verso la sinagoga. La distanza fra la centrale di polizia e il luogo di culto era piuttosto breve, ma l’itinerario fu intenzionalmente allungato per passare dalle vie principali della città di Baden-Baden. Alla testa del corteo camminavano due anziani membri della comunità che reggevano una stella di David con l’iscrizione, Dio, non abbandonarci. L’ironia non aveva bisogno di spiegazioni. La scena evocava associazioni religiose. «Seppi – ha ricordato Flehinger (professore del liceo locale in quegli anni, ndr) che una delle tante brave persone che assisteva al corteo disse in seguito: “Ciò che ho visto non era un Gesù solo, ma un’intera colonna di tanti Gesù che marciavano, a testa alta, non oppressi da alcun senso di colpa”». Una grande folla era in attesa fuori dalla sinagoga nella Stephanienstrasse. Gli ebrei salirono i gradini, fino al tempio, attraverso quell’ostile cortina umana. Nel santuario furono costretti a togliersi il cappello, a intonare l’Horst-Wessel-Lied e ad ascoltare prediche antisemite. Quindi fu intimato a Flehinger di prendere posto al leggio dal quale di solito si leggeva la Torah e declamare alcuni passi del Mein Kampf hitleriano. Ma i nazisti non gradirono la sua interpretazione: non si era mostrato abbastanza convinto. Così fu picchiato a dovere. Altri membri della comunità furono chiamati a leggere e furono picchiati anche loro. Dopo queste cerimonie, che portarono via un po’ di tempo, fu consentito ai malcapitati di fare i propri bisogni nel cortile, contro i muri della sinagoga. Dopodiché, cinquantadue di loro furono caricati su dei camion e portati a Dachau. Fu allora che si appiccò il fuoco alla sinagoga. Sembra che la folla abbia tentato di buttare tra le fiamme il cantore, che fu salvato da un pompiere: «Fosse dipeso da me – disse un nazista agli ebrei – vi avrei bruciati tutti».

Tratto da “Un mondo senza ebrei” di Alon Confino (Mondadori)

Adriano Angelini Sut


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