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L’Italia riparte per un tempo, la Francia per una partita intera. L’Inghilterra si ingolfa come Brexit

Dario Mazzocchi di Dario Mazzocchi, in Atlantico Sportivo, Rubriche, del

Si è ribaltato tutto (non proprio tutto) con il terzo turno di 6 Nations disputato nello scorso week-end. Raccontavamo nella puntata precedente di come l’Italia si sarebbe giocata il cucchiaio di legno con la Francia, ma mentre i transalpini hanno risalito la china, come pare stia riuscendo pure nei sondaggi ad Emmanuel Macron, gli Azzurri si ritrovano ancora nell’angolo a secco di punti dopo la sconfitta all’Olimpico di domenica pomeriggio contro l’Irlanda per 26-16: cuore azzurro, vittoria verde, sintetizzano le testate sportive. Rende meglio l’idea il video che riprende una Panda della polizia che scorta il pullman degli irlandesi allo stadio: una corsa pazza per le vie della capitale che ha creato molta ilarità tra i giocatori. Poi la verve si esaurisce e i passeggeri tornano a concentrarsi quel tanto che basta per evitare un’altra brutta figura dopo la sconfitta a Dublino contro l’Inghilterra nella prima giornata.

È stato un bel match, combattuto, con l’Italia che ha chiuso in vantaggio il primo tempo recuperando il passivo di 12-3 dopo il primo quarto di gioco, grazie alle mete di Edoardo Padovani e Luca Morisi al termine di due azioni di potenza e velocità, approfittando degli errori avverarsi. Il diavolo sta nei dettagli: per esempio nel 33 per cento nelle trasformazioni al piede che costano un punto di bonus difensivo e nella banalità della meta subita da Jacob Stockdale su un calcio di ripresa del gioco che le guardie italiane non riescono a fare proprio. Nella ripresa il parziale di 14-0 per gli ospiti. Ventesima sconfitta di fila nel torneo. Per la cronaca, sabato pomeriggio il Benetton Treviso, schierando le seconde linee per via dei titolari impegnati in nazionale, ha compresso i Newport Dragons per 57-7 nel Pro 14: pochi anni fa sarebbe andata diversamente, ora il club veneto ha due XV da poter schierare in campo grazie evidentemente ad un serio lavoro di progettazione. Ma il Veneto non è Roma. Peccato.

La Francia invece supera 27 a 10 la Scozia con forze fresche e giovani ed un gioco finalmente brillante, aperto, rapido, muscolare. Una botta di vita per les Bleus che approfittano dei soliti scozzesi che sono tanto belli da vedere quanto meravigliosi nel vestire i panni dei gamberi: all’apertura Jacques Brunel infila il diciannovenne Romain Ntamack, che prima di sabato aveva coperto quel ruolo solo tre volte in stagione. Ne ha 21 la terza linea Gregory Alldritt: due mete per lui, compresa quella che garantisce ai francesi il punto di bonus per salire al quarto posto in classifica, a spese proprio della Scozia. Occhio con questa Tav: previdentemente il governo ha deciso di rivalutare completamente il progetto, un modo come un altro per non prendere una decisione. Questi ragazzotti d’Oltralpe non hanno bisogno di agevolazioni, può bastargli benissimo l’alta velocità che hanno nelle gambe.

Fatti i convenevoli, si passa alla partita delle partite. Cardiff, Principality Stadium, Galles – Inghilterra, crocevia per la vittoria finale e il Grand Slam. Hanno vinto i dragoni 21-13 e se ve la siete persa, dispiace tanto per voi. Non avete avuto modo di vedere le 34 fasi che hanno portato i gallesi a marcare meta nella ripresa con Cory Hill per tarpare la ali gli inglesi che speravano tanto di fare lo scalpo agli avversari più temuti in casa loro: raccogli e vai dai raggruppamenti, autoscontri, battaglia di trincea, guerra psicologica al primo che commette l’errore che potrebbe costare caro, una trivella che scava nella roccia fino a giungere dall’altra parte della montagna (non abbiamo informazioni se a Danilo Toninelli il rugby sia gradito o no). Il Galles si ritrova sotto 3-10 dopo i primi quaranta minuti, ma prende le misure al gioco al piede che tanto ha regalato agli inglesi fino ad ora e pur non potendo contare su una rimessa laterale solida, riesce di ritorno dagli spogliatoi a stringere il divario fino allo scatto finale che combacia con l’ingresso di Dan Biggar, idolo dei tifosi chiamato a riscattare prestazioni opache. Allo scadere ormai spedisce in meta Josh Adams con un cross-kick millimetrico mentre sugli spalti intonano hymns and arias. Nell’Inghilterra non riesce a lasciare il segno come si deve nemmeno May, Jonny May – e guarda caso Brexit pare proprio essersi inchiodata. Who cares? Il Galles è in testa.

Dario Mazzocchi

Dario Mazzocchi

Giornalista, nato a Piacenza, vive in Lombardia. Guareschiano, conservatore. Insegna anche inglese.

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