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L’altra faccia del lunedì – La stella di Marion Maréchal (ex Le Pen) è nata: per un conservatorismo nazionale

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A Star is born? O piuttosto, une novelle étoile est néé, dato che parliamo non della gender fluid Lady Gaga ma di Marion Maréchal (ex Le Pen). Che ieri, a Parigi, è stata l’organizzatrice politica della Convention de la droite, un sussulto di vita e di interesse in un panorama per il resto a encefalogramma piatto.

Tanto infatti la Francia è il Paese, con gli Stati Uniti, che negli ultimi anni dimostra la vivacità di una conservative renaissance, tanto la politica della destra vi pare asfittica e senza respiro. I Républicains stanno lentamente morendo, con i voti che vanno da un lato verso Marine Le Pen e dall’altro verso Macron (quest’ultimo ha infatti ridotto lo scarto con il Rn alle ultime europee solo grazie al soccorso azzurro degli elettori già neo gollisti). Il Rn di Le Pen è in buona salute elettorale ma, oltre a non sentirsi parte della destra (Le Pen pensa che il clivage oggi sia patrioti vs mondialisti) appare congelato e comunque non sembra offrire granché, almeno dal punto di vista della cultura politica.

Da questa impasse, che favorisce Macron e che, stante la situazione, porterà alla sua rielezione, Marion ha deciso di uscire. Ha intuito che la crisi della destra è crisi di identità, di progetti, di valori, di cultura: senza questa, dice la nipotina del vecchio Jean Marie, non si fa egemonia, citando esplicitamente Gramsci. Ma senza cultura non si costruisce neppure classe dirigente, che manca in sommo grado al Rn. Da qui l’idea di  fondare a Lione l’Institut de Sciences Sociale Economiques et Politiques, che questa nuova classe dirigente contribuisca a formare.

Fuori dalla politica politicienne, Marion vi viene tuttavia di tanto in tanto richiamata. Come quando ha tenuto un eccellente intervento al CPAC del Partito Repubblicano a Washington lo scorso anno, oppure con la Convention de la droite di ieri. Marion intende infatti costruire una nuova grande destra, che contempli al proprio interno una componente liberale, una sovranista e una neo-conservatrice: ma in cui quest’ultima eserciti il ruolo centrale. Un nuovo conservatorismo, appunto nazionale.

La Convention di ieri è stata un passo in questa direzione, e la scelta di far tenere la relazione di punta a Eric Zemmour, saggista e intellettuale di rilievo, anche da un punto di vista mediatico di questa nuova destra, si è dimostra assai felice. Così come quella di invitare la agit prop trumpiana e nera Candace Owens: la nuova destra non può che essere legata agli Usa, e questo per la Francia è davvero una novità, e positiva.

Assiale poi il discorso di Marion: diritto alla continuità storica contro le pretesa dei diritti delle minoranze, abbandono del culto della “contabilità” e a al tempo stesso riconoscimento realistico della Ue come terreno di gioco. Le cinque “grandi sfide” di un (nazional) conservatore oggi sono, secondo l’ex deputata del Front national: la grande sostituzione, cioè il pericolo culturale rappresentato dall’immigrazione di massa, il declassamento del ceto medio, la sfida ecologica (il vero ecologista è conservatore), il “rovesciamento antropologico” e lo scontro tra le grandi potenze. 

Si possono discutere questi punti, e ritenere altri più rilevanti. Ma sarebbe un peccato, per quelle forze intellettuali e politiche che in Italia si definiscono nazional conservatrici e sovraniste non aprire un dialogo con la proposta di Marion Maréchal. Che, ovviamente punta al vero bottino della politica nella Quinta repubblica francese: l’Eliseo.

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Marco Gervasoni


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