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L’altra faccia del lunedì – La sfilata del 2 giugno fa paura alla sinistra che non ha mai legato con l’idea di nazione

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Anche quest’anno ho avuto il piacere e l’onore di commentare, assieme ai giornalisti del Tg1, la diretta Rai della sfilata del 2 giugno. Un buon campo di osservazione anche visivo, visto che il palco di Rai1 è collocato giusto davanti a quello delle autorità, che si possono osservare persino nel loro labiale. L’anno scorso la cerimonia ebbe luogo il giorno successivo al giuramento del governo, e l’atmosfera era assai più frizzante, con Salvini, Di Maio e pure Conte accolti da applausi spontanei al loro arrivo. Ben diverso il clima di ieri, con tutte le attenzioni, anche se non fragorose, per Salvini e scarso interesse per il premier e l’altro vice. Conte in particolare è sembrato catatonico per tutta la manifestazione,  immerso, più che in pensieri, in uno sguardo rivolto al nulla. Salvini marziale e pop al tempo stesso – era l’unico della delegazione ministeriale a scattare foto alle truppe. Sgomitante e molto attiva la presidente del Senato, che certo si immagina sedere in futuro sul palco ora occupato da Mattarella. La Trenta si notava solo per il sottogiacca viola shocking mentre la più bella ed elegante era la vice presidente della Camera, Mara Carfagna, molto nella parte di futura stella di una rinascita nazarenica tanto glamour quanto improbabile. I deputati grillini hanno riso tutto il tempo, alternando le loro certo esilaranti conversazioni con chat frenetiche a chissà chi. A giudicare dall’atmosfera, il governo non pare avere vita lunga, ma è solo un impressione.

E poi c’era lui, Fico. Deve essere la presidenza della Camera che il giorno della sfilata fa perdere la testa e fa pronunciare, ai provvisori detentori dello scranno più alto, delle autentiche enormità: la spilla della pace di Bertinotti, le sparate pacifiste di Boldrini, ieri il 2 giugno “dei migranti e dei rom” di Fico.

Cosa fa paura, della sfilata del 2 giugno, ai vertici montecitoriani di sinistra? Forse il fatto che quel giorno in effetti sfila la Nazione, che dimostra di essere non un’idea astratta ma un sentimento, una emozione che lega. E la sinistra, almeno quella italiana, con l’idea di nazione non è mai riuscita a legare, tanto che ha sempre cercato di distruggerla, prima con l’internazionalismo proletario oggi con l’europeismo. Siccome alla sinistra pare stupido sacralizzare qualcosa che essa considera sciocco e deleterio, il sentimento nazionale, cerca sempre di dare al 2 giugno significati diversi, e bislacchi. Mentre il 2 giugno è solo quello, la festa della Nazione, niente di più ma neanche niente di meno. E la Nazione non può esistere senza le forze armate, che ne garantiscono l’inviolabilità, ne assicurano il prestigio, rendono possibile una politica estera, che senza di loro non avrebbe senso alcuno. Certo, oggi ci sono pure alcuni auto-sedicenti liberali che negano la nazione, la considerano una finzione, una cosa superata, un vecchio mito per allocchi sdentati e certo incompetenti. Come se possa esistere liberalismo senza nazione. Sydney Sonnino, Vittorio Emanuele Orlando o Benedetto Croce, che nella storia del liberalismo hanno contato assai più dei nostri autoproclamatisi liberali odierni, sono sicuro che non li perdonerebbero, tornassero in vita.

Ma tutto questo, alla fine, è di scarsa importanza. La Nazione esiste e continuerà ad esistere, mentre i governi cambiano, passano i presidenti della Camera, quelli buoni e quelli pessimi: e i liberali eurolirici staranno ancora lì a baloccarsi e ad attendere che, al posto dell’unica, sola, vera Nazione, arrivi quella fake e posticcia chiamata “Europa”.

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Marco Gervasoni


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