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L’altra faccia del lunedì – Il MES rivela il vero volto dell’Ue: dispotismo dolce e fine della politica

di Marco Gervasoni, in L'altra faccia del lunedì, Rubriche, del

In questi giorni stiamo assistendo in diretta alla manifestazione fenomenologica dell’essenza dell’Unione europea, per usare un linguaggio filosofico. Sto parlando del cosiddetto fondo salva-stati, il MES, ma non intendo soffermarmi sul suo contenuto o sulle sue conseguenze bensì sul modo in cui l’Italia vi sta entrando. Esso racchiude quasi tutti i caratteri della Ue:

  • la segretezza. La riforma del MES è stata realizzata nel totale silenzio della opinione pubblica e senza confronto, sia nelle sedi istituzionali, le Camere, sia in quelle esterne. Fidando sulla complessità delle procedure, sulla loro impossibilità di scaldare le folle e sulla profonda noia che diffonde ormai solo sentire la parola “Europa”;
  • l’operato di una tecno-burocrazia, asserragliata nel Ministero unico della Economia, di cui è persino difficile dire se obbedisca al livello politico nazionale: di certo però obbedisce alla tecno-burocrazia di Palazzo Giusto Lipsio a Bruxelles.
  • la messa in mora dell’esecutivo: per quanto, dalle cronache, appaia chiaro che Conte e Tria abbiano fornito il loro assenso, il loro ruolo sembra, anche in questo caso, del tutto succube alla tecno-burocrazia;
  • l’asservimento al partito dello straniero: cioè l’applicazione di veri e propri ordini, impartiti di persona attraverso la calata dei pretoriani della Ue, e tramite dichiarazioni di ministri tedeschi e francesi. Ordini subito eseguiti dai vertici istituzionali massimi;
  • quando poi il piano di tenere quasi “segreta” la firma non riesce del tutto, e la questione emerge tra le forze politiche, la manipolazione delle informazioni attraverso la stampa mainstream e le televisioni;
  • la teoria del “pilota automatico” teorizzata dal grande teologo della Ue, Mario Draghi, che a tutti gli effetti ricorda il Deus absconditus di Nicola Cusano. Non si può modificare nulla e men che meno decidere di aderire o no a un trattato perché ormai la corsa è avviata, frenarla o deviarla vorrebbe dire “mettere a rischio l’Europa”: è il Dio nascosto che vuole il MES e chiunque attenti alla volontà di Dio deve essere punito.

Ancora una volta, come con il divorzio tra Banca d’Italia e Tesoro nel 1981, con l’adesione all’Atto unico, con la firma di Maastricht e poi più di recente con il pareggio di bilancio in Costituzione e con l’adesione al Fiscal Compact, abbiamo assistito al netto carattere anti-democratico della Ue. Teorizzato da uno dei cosiddetti “padri nobili” dell’Europa, Jean Monnet, quando spiegava, negli anni Cinquanta, che l’integrazione europea sarebbe stata possibile solo attraverso il “dispotismo dolce” di un ceto di tecnici e di burocrati non sottomessi alle decisioni degli elettori. E ancora una volta, si è dimostrata valida la tesi del giurista Giuseppe Guarino, quando nel 1997 scrisse che l’adesione al Trattato di Maastricht avrebbe condotto alla fine della politica. Il ridicolo e umiliante scaricabarile di Conte e di Tria di queste ore è l’esempio lampante di quanto fosse fondata la sua previsione.

V’è un però. Diversamente da tutti i casi citati, occorsi quando noi italiani eravamo quasi tutti immersi negli effetti della droga europeistica somministrataci da avidi e spietati pusher senza scrupoli, l’adesione al MES, di chiunque ne siano le responsabilità, sta avvenendo in quella che in teoria sarebbe la fase di riabilitazione dagli stupefacenti. E invece ci siamo ricaduti. Segno che il nemico europeista è molto più vicino a noi di quanto non credevamo e che per combatterlo non basterà certo il ricorso delle urne. A futura memoria, se ci sarà ancora l’Italia…

Marco Gervasoni


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