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La coppia anti-maschi Boldrini-Argento, inconsapevolmente sulla scia di Lorena Bobbitt, quella delle forbici…

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Laura Boldrini e Asia Argento ci hanno fatto sapere dalle colonne di Repubblica (eravamo in ansia) che andranno negli Stati Uniti a raccontare – sintetizzo con parole mie – quante persecuzioni abbiano dovuto subire, quanto siano porci i maschi italiani, e quanto il nostro dibattito pubblico colpevolizzi le donne vittime di violenza.

Francamente, mi pare una rappresentazione surreale, caricaturale, non credibile. Lo dico senza polemica. Mi sembra un approccio culturale inconsapevolmente degno di Lorena Bobbitt, l’indimenticabile signora che, armata di forbici, aggredì il “bene più caro” del suo compagno.

Per carità, la mia è solo una metafora (così ci risparmiamo dispute e incomprensioni). Ma l’inclinazione psico-politica mi pare quella: colpevolizzare il maschio in quanto tale, aggredire un genere in modo indistinto, far pensare che gli uomini – tutti – si dividano tra
stupratori e possibili stupratori.

Sta qui l’errore più grande del movimento Me Too, a cui Boldrini e Argento danno voce in Italia, aggiungendo un plus di faziosità anti-maschile. Viene da pensare che, se avessero di fronte James Bond, lo metterebbero sotto processo non solo perché imperialista e
occidentale (già due capi d’accusa non da poco per la Boldrini), ma pure perché responsabile di avances nei confronti delle belle signore che incontra sulla sua strada.

E’ perfino superfluo ribadire, a scanso di equivoci, che chiunque sia responsabile di violenza va denunciato, perseguito, e, se colpevole, condannato. Ma, con la stessa chiarezza, va respinta questa sorta generalizzata jihad anti-maschile.

Primo: perché non mi pare proprio che tutte le donne si sentano assediate da tutti gli uomini in circolazione. Ma dove vivono queste signore? Il mondo è pieno di famiglie, luoghi di lavoro, ambienti umani e professionali dove uomini e donne convivono, competono, si incontrano, si scontrano, facendo i conti – com’è assolutamente fisiologico – con simpatie, antipatie, successi, insuccessi, felicità o delusioni, ma senza che vi siano comportamenti criminali. Non dispiaccia alle paladine del giustizialismo applicato alle relazioni sessuali: ma la regola, la normalità, è questa. L’abuso – per fortuna – è una remota, ultraremota eccezione da perseguire.

Secondo: perché semmai oggi ad aver bisogno di riscatto è proprio l’uomo, vittima di una specie di nuovo maccartismo, di un generalizzato processo di intimidazione, di una sistematica presunzione di colpevolezza. Sia consentito dirlo: esistono tanti stronzi, ma esistono pure un mucchio di stronze (sia perdonato il doppio “oxfordismo”). E allora – com’è giusto – critichiamo in ogni campo chi si comporta male, dimenticando per un momento se si tratta di un lui o di una lei.

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Daniele Capezzone


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