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Gli Usa di Trump chiedono alla Russia il rilascio di 150 prigionieri politici e religiosi. In Europa leggeremo la notizia?

Avatar di Daniele Capezzone, in Giuditta's Files, Rubriche, del

No, questa notizia sui giornaloni europei non la leggerete. La “narrazione” su Trump non prevede né spazio a dati economici letteralmente sensazionali (Borsa ai massimi, disoccupazione sotto il 4 per cento, più posti di lavoro offerti che manodopera disponibile, crescita da anni d’oro reaganiani) né a qualunque notizia che possa “deviare” dallo stereotipo del supercafone, del cowboy rozzo, del “cialtrone in chief”, come si affannano a scrivere alcune inconsolabili vedove obamiane e clintoniane.

E invece un altro capitolo reaganiano è in corso di scrittura da parte dell’amministrazione Trump: come negli anni Ottanta, un’attenzione ai dissidenti, ai prigionieri di coscienza, alle minoranze politiche e religiose oppresse.

Ne è testimonianza la limpida dichiarazione di lunedì del Dipartimento di Stato Usa che ha chiesto alla Russia il rilascio di oltre 150 prigionieri politici e religiosi, aggiungendo che Mosca è tornata alla “crudele pratica da era sovietica della repressione del dissenso”.

C’è il caso di Oleh Sentsov, il filmaker ucraino che si è opposto all’annessione russa della Crimea, e che ora è in sciopero della fame in un carcere russo. Sta scontando una sentenza di 20 anni di prigione, chiaramente per motivi politici. C’è il caso di Oyub Titiyev, un attivista dei diritti umani perseguito per false accuse di traffico di droga, o quello di Ruslan Zeytullaev, un altro attivista accusato di terrorismo dopo essersi opposto agli eventi in Crimea. Sul versante religioso, sono detenuti testimoni di Geova, cinque leader di Scientology, e i seguaci di un teologo turco.

A molti appariranno casi laterali, marginali. Ma è molto significativo, e vorrei dire nella migliore tradizione americana, che proprio mentre si prepara un possibile summit Trump-Putin, la Casa Bianca, oltre a preparare i dossier geopolitici, economici e militari, apra anche il capitolo dei diritti umani e delle libertà fondamentali.

Il Dipartimento di Stato Usa contesta il ritorno di metodi tipicamente sovietici: confinare alcuni prigionieri in strutture psichiatriche, tenere processi a porte chiuse, spostare alcuni deteniti in località lontanissime e inaccessibili per i familiari, togliere ad esponenti di minoranze religiose la patria potestà su figli e minori.

Peccato che l’Europa, troppo impegnata nel chiacchiericcio politicamente corretto e nella caccia “liberal” contro Trump, non trovi tempo per sostenere queste buone cause.

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Daniele Capezzone


3 risposte a “Gli Usa di Trump chiedono alla Russia il rilascio di 150 prigionieri politici e religiosi. In Europa leggeremo la notizia?”

  1. Avatar marco bianchi ha detto:

    Capisco che questo sia un giornale in cui giustamente si accolgono opinioni anche diverse. Ma visto che si presenta come contrapposto alla informazione politicamente corretta e manovrata di giornaloni e giornalini,non capisco la pubblicazione dell’articolo in cui Trump veniva ridicolizzato,premio Nobel o Oscar?, e trattato da subumano.Comunque la notizia è una ulteriore conferma delle qualità del Presidente Usa E di come tutte le accuse di collusione con Putin siano quello che sono:un modo per liberarsene per via giudiziaria e influenzare gli elettori . Come un’altra iniziativa. Questa veramente grande. E cge gli porterà nuove e pesanti accuse da parte del “mondo ” Aver finalmente detto cosa è oggi l’onu e le sue agenzie. A cominciare sa quella sui diritti umani,giustamente definita una barzelletta.

  2. Avatar Vegetti Giovanni ha detto:

    Per fortuna la democrazia statunitense ha gli anticorpi per zittire giornaloni political correct alla Obama – Rodan Clinton, ed agenzie ONU inservibili ed autoreferenziali. Evviva Trump

  3. Avatar Giulio ha detto:

    No, in Europa non leggeremo questa notizia, così come non abbiamo letto quelle della disoccupazione, PIL e altri successi.
    Stiamo leggendo le notizie false o esagerate, certamente faziose, sui bambini al confine sud americano.
    La famosa foto del bambino piangente in trappola in una gabbia era una fake news, in quanto quella foto è stata scattata ad una manifestazione di protesta teatrale inscenata a Dallas, da una organizzazione umanitaria (sedicente).
    I bambini separati dai genitori, criminali o clandestini, non sono in lager ma in strutture di accoglienza usate per tantissimi anni e volute dai democratici. Obama nel 2014 ha inasprito il sistema di detenzione.
    Ma per i media è cominciato tutto con Trump, come per il muro con il Messico che in realtà in parte c’è già, è lungo circa 1500 Km ed è stato costruito soprattutto con i democratici.

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