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Gli E-Games alle Olimpiadi? I video giochi rischiano di ridefinire il concetto stesso di sport

Chissà cosa direbbe Pierre De Cubertein se sapesse che nei prossimi Giochi Olimpici potrebbero fare l’esordio i cosiddetti E-Games. Se pensiamo che il pedagogo francese fu ispirato alla “creazione” dei Giochi Olimpici dalla mancanza di “una sana educazione fisica” delle truppe francesi (sconfitte dall’allora Prussia), forse non sarebbe proprio entusiasta della possibilità che un gioco che si fa chiusi in una stanza davanti a un televisore soppianti un’arte storica come per esempio la lotta grecoromana.

Tuttavia, la possibilità che gli E-Games entrino a far parte delle discipline dei Giochi Olimpici di Parigi nel 2024 è tutt’altro che remota. Pare proprio che il CIO (il Comitato olimpico internazionale) stia per decidere di sostituire alcune discipline storiche, ma con poco appeal, con altre che attirano sicuramente più sponsor.

Ma cosa sono gli E-Games (Electronic Games)? I giochi elettronici. Sì, avete capito bene: gli E-Games sono tutti quei giochi che si fanno con un computer o una console davanti ad un televisore contro qualcun altro chissà dove nel mondo, con l’aggiunta che queste partite sono trasmesse on line e pare che abbiano un seguito rilevante.

I mercati asiatici e americani stanno spingendo molto in questa direzione. Le industrie, veri e propri colossi nel mondo dei videogiochi, stanno registrando fatturati oltre le più rosee aspettative. Una tale evoluzione è sicuramente dovuta alla sempre maggior diffusione della connessione internet a banda larga che permette ad ogni giocatore di restare collegato ad alta velocità. Inoltre, le console per videogiochi hanno processori e memorie talmente potenti ed evoluti da permettere una grafica accattivante, da attirare ancor di più al gioco.

Le evoluzioni dei Pac-Man, dei Tetris che giocavamo nelle sale giochi agli inizi degli anni ’80 hanno preso talmente tanto piede che hanno convinto gli organizzatori dei Giochi Continentali Asiatici del 2022 ad inserire tre discipline di E-Games fra le altre che verranno medagliate. Una competizione che avrà un seguito elevatissimo non spaventerà i vari e-gamer che sono più che abituati a competizioni internazionali. Infatti, gli E-Games si stanno inserendo nel tessuto sociale in Asia e negli Stati Uniti e hanno già, per ogni gioco, ops scusate, per ogni sua disciplina, i loro campioni mondiali. In realtà già nella precedente edizione delle Olimpiadi (Rio 2016) erano presenti gli E-Games con ben otto rappresentative nazionali, ma solo in versione dimostrativa.

Chi conosce più o meno questo tipo di giochi sa che ce ne sono una quantità enorme e ne escono in continuazione, sempre più evoluti e sofisticati. Quindi ci troveremo di fronte ad un intero universo di possibili discipline? Non è così. Diciamo che ogni gioco appartiene ad una determinata categoria, così da poter essere censiti e catalogati. Possiamo identificare più o meno tre macro-categorie: quella dei giochi sportivi, quella dei giochi di battaglia e quelli di strategia. Per ognuna di queste macro-categorie verrà identificato un titolo (verosimilmente quello più venduto) e quindi ci troveremo con tre discipline relative a questi tre titoli che verranno selezionati. Al momento non sono previste distinzioni di sesso o di età, né tanto meno di peso all’interno di queste categorie. Ad oggi l’unico titolo quasi certo di partecipare ai Giochi asiatici è il famosissimo FIFA (gioco di simulazione di calcio) della casa produttrice EA (Electronic Arts), che ogni anno esce con un’edizione nuova sempre più vicina a replicare una vera partita di calcio.

Cosa comporterebbe, dal punto di vista logistico, integrare gli E-Games nelle Olimpiadi? L’esborso economico per organizzare una competizione del genere non è elevato. Sarà necessario avere una location da dove assistere alle partite su degli schermi abbastanza grandi per consentire al pubblico di assistere “dal vivo” ai vari eventi e poco altro. Eh sì, perché gli atleti di E-Games potrebbero giocare tranquillamente dal divano di casa loro, come fanno già quotidianamente. Non sarà necessario trovar loro una sistemazione nei famosi villaggi olimpici dove ogni partecipante alle Olimpiadi ha la fortuna di alloggiare durante il mese olimpico. Certo che pensare di andare ad assistere “dal vivo” ad una partita dove i contendenti non sono presenti suona strano, quasi strano come chiamare questi stessi contendenti “atleti”. Diciamo che, se lo stereotipo di atleta è una persona dal fisico allenato, gli e-gamer potrebbero essere anche molto lontani da questo ideale, ma perché fargliene una colpa?

È anche vero che, come per gli sport canonici, anche gli e-gamer hanno le loro sessioni di allenamento che possono durare anche dieci ore al giorno. Inoltre essere un e-gamer di successo può anche portare a dei guadagni che farebbero invidia a molti altri sportivi. Soprattutto negli Stati Uniti ci sono molti sponsor che girano intorno al mondo dei videogiochi e sono pronti ad investire ancora di più negli E-Games data la crescita del fatturato, sicuri di avere ritorni ancora più alti. Basti pensare che alcuni studi previsionali si aspettano dagli E-Games un giro di affari di oltre 1,5 miliardi di dollari entro il 2020.

Proviamolo a spiegare alle varie mamme in giro per l’Italia preoccupate del fatto che il figlio o la figlia trascorrano troppe ore a “giocare” alla console. Non me ne vogliano i vari appassionati di E-Games, ma pensare che i prossimi eroi delle Olimpiadi possano essere tutto meno che sportivi suona un po’ strano. Per non parlare del fatto che esistono molti studi psicologici che stigmatizzano l’assiduo uso di giochi elettronici, specie in adolescenti (gli e-gamer hanno un’età media fra i 15 e i 25 anni), visto che può provocare danni notevoli sulla psiche dell’individuo, tanto da creare veri e propri casi clinici.

Ma è anche giusto che le Olimpiadi moderne, in quanto tali, accolgano le nuove discipline che appassionano le folle e, anche se noi europei siamo ancora ai margini degli E-Games, c’è da ammettere che in Asia e in America attirano tantissimi appassionati. Quindi apprestiamoci ad assistere alle prossime olimpiadi di E-Games, sempre sperando che non salti la corrente.

Francesco Mezzatesta


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