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Gallesi trionfanti, inglesi boriosi e italiani sbattuti: cala il sipario sul 6 Nations 2019

Dario Mazzocchi di Dario Mazzocchi, in Atlantico Sportivo, Rubriche, del

Il finale era ancora tutto da scrivere, come anticipato nella puntata precedente, e il lungo sabato pomeriggio durante il quale si è consumata l’ultima giornata del 6 Nations 2019 non ha deluso. Vittorie e trionfi, drammi e lacrime, festeggiamenti e delusioni: non è mancato nulla, nemmeno le polemiche che contraddistinguono i commenti a fine partita e che alcuni protagonisti saranno obbligati a rispedire al mittente a settembre, con il Mondiale giapponese che chiuderà anche alcuni cicli su diverse panchine.

Ha trionfato il Galles di Warren Gatland ed è il terzo Grand Slam della sua gestione dopo quelli del 2008 e 2012: 25-7 sull’Irlanda che sulla carta era ancora in corsa per il primo posto, ma è bastato un giro di orologio per spegnerla con la meta di Hadleigh Parks servito al piede da Gareth Anscombe. Ci si batte sul campo di Cardiff bagnato dalla pioggia perché il tetto del Principality Stadium è rimasto aperto come richiesto dall’allenatore irlandese Joe Schmidt: quando si dice che piove sul bagnato. L’indisciplina rende gli ospiti sempre più nervosi e consente ai gallesi di allungare al piede fino al 25-0 quando siamo ormai agli sgoccioli e l’Irlanda marca sul tabellino una meta inutile. Alla festa partecipa anche il principe William, patrono della Welsh Rugby Union. Sugli scudi tutto il gruppo capitanato da Alun Wyn Jones, zoppicante dopo uno scontro ad inizio incontro, ma i denti stretti e la fasciatura miracolosa al ginocchio destro gli hanno consentito di non abbandonare i suoi. L’estetica ha ceduto più volte il passo alla sostanza durante il torneo, i media gallesi da una parte non sono mai contenti e dell’altra fanno i conti senza l’oste (c’è chi ha pure pronosticato il risultato della finale mondiale contro gli All Blacks), ma l’equilibrio costruito da Gatland e il resto del suo staff contano più di tutto il resto. Agli irlandesi tocca un bel tagliando prima dei prossimi appuntamenti, soprattutto per ridare lucentezza alla coppia mediana Murray – Sexton.

Il risultato di Cardiff ha spento ovviamente le ultime speranze degli inglesi che si preparavano ad ospitare la Scozia. E’ finita 38-38 perché se a Westminster hanno tirato in piedi di tutto per Brexit, a Twickneham non hanno voluto essere da meno. Pronti – via, l’Inghilterra preme sull’acceleratore dell’orgoglio travolgendo gli scozzesi che non placcano, non reggono e vengono trafitti in ogni parte del campo: 31-0 e il copione pare già definito, con quelli in bianco che danno sfoggio di tutto il loro potenziale per ribadire che per quanto secondi, sono loro la squadra da battere e quelli in Blue Navy che sbandano come solo loro sanno sbandare. Invece non appena gli inglesi pensano di avere il gatto nel sacco, le cornamuse riprendono aria prima con la meta sul finale di primo tempo – che spettacolo vedere il capitano Stuart McInally, tallonatore 110 kg correre per sessanta metri dopo aver intercettato un calcetto di Owen Farrell -, poi con il come back che vede invertite le parti: celtici scatenati, inglesi sciolti come il burro sul toast caldo. Peccato che gli scozzesi siano appunto tanto affidabili quanto i sondaggi sulla ripresa del Pd: al 76’ Sam Johnson infila ciò che resta della difesa di casa per il clamoroso sorpasso, ma a tempo ormai scaduto gli replica George Ford per il pareggio finale che però consente alla Scozia di tenere nella propria bacheca per un altro anno la Calcutta Cup.

In ordine cronologico però le prime ad affrontarsi sono state Italia e Francia in un Olimpico che ci credeva, nella vittoria azzurra per levarsi la scimmia dalla spalla e per di più a discapito di una nazionale francese moribonda – lo champagne è di scadente qualità, molto meglio il prosecco trevigiano alla luce per esempio della bellissima stagione della Benetton Treviso in campionato. Ma ecco, il prosecco non supera la Marca evidentemente. Un po’ la sfortuna, con tre mete praticamente fatte che però non lo sono per questione di rimbalzi beffardi, ovali che non riescono a poggiare sull’erba per la mano o il piede di un avversario dopo aver varcato la linea o che sfuggono di mano sul più bello – speriamo che il giovane Marco Zanon dimentichi presto il suo debutto, mica da rimanerne psicologicamente turbato nelle prossime partite. Un po’ gli errori che non sono molti di più di quelli dei francesi, ma che costano un occhio della testa a somme tirate, come nel caso di optare per un calcio in rimessa laterale piuttosto che per i pali e tre punti pesanti e quindi perdere il lancio da bordo campo sul 6-10. Il senno di poi non fa prigionieri. Alla delusione (25-14 il punteggio finale) si aggiungono le lacrime di Leonardo Ghiraldini costretto a lasciare il campo per un infortunio che potrebbe addirittura tenerlo a casa dalla spedizione in Giappone. È meno triste e doloroso ascoltare un’intervista del ministro Moavero sugli F35 ancora da pagare a Donald Trump.

Menzione dovuta dulcis in fundo per le Azzurre che nella versione femminile del torneo si sono piazzate seconde, dietro soltanto alle inglesi, uniche professioniste del gruppo. Brave ragazze, avanti così.

Dario Mazzocchi

Dario Mazzocchi

Giornalista, nato a Piacenza, vive in Lombardia. Guareschiano, conservatore. Insegna anche inglese.

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