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Ma Forza Italia e Fratelli d’Italia cosa vogliono fare? Espedienti tattici o scelte strategiche?

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Premessa doverosa. Da quando ho lasciato l’impegno politico diretto, lo spirito delle analisi che tento di svolgere è il più possibile rispettoso di tutti, e semmai desideroso di offrire consigli e valutazioni in positivo.

A maggior ragione in questo caso, che investe un’operazione politica che cercai di proporre a suo tempo, e che fu seccamente respinta. Quattro anni fa, in un libro di idee (più criticato che letto in diverse stanze del centrodestra), tentai di suggerire un percorso di contenuti (shock fiscale ed euroscetticismo liberale) e un percorso di metodo (primarie aperte all’americana per una gara di idee). L’una e l’altra cosa furono cestinate: dal fisiologico servilismo di alcuni dirigenti, dal tatticismo senza visione di altri, dalla congenita inadeguatezza culturale di altri ancora.

Morale: le primarie, anzi le superprimarie, le ha stravinte Salvini nelle urne, con coraggio e con pieno merito, imponendo una leadership che oggi solo chi è politicamente cieco o posseduto dal rancore può non vedere.

Resta da capire cosa vogliano fare adesso Forza Italia e Fratelli d’Italia, che si sono trovati nella non piacevole situazione di partecipare a una corsa elettorale per il 4 marzo con una coalizione poi destinata a dividersi, e non mi pare abbiano ancora trovato una bussola, una strada, un percorso.

Sono ovviamente situazioni molto diverse. Forza Italia, creatura elettoralmente legata solo alla forza personale di Silvio Berlusconi, vive una difficoltà esistenziale che solo la storia – non la cronaca – può spiegare: da sempre, il lungo tramonto delle grandi personalità porta necessariamente a delle fasi di smarrimento, di vuoto, se non c’è un meccanismo istituzionale “anglosassone” che aiuti a creare nuovi “carismi” e nuove “autorevolezze”. Fratelli d’Italia è invece una formazione giovane, guidata da una leader che ha una notevole presenza mediatica: eppure, schiacciandosi in un recinto di destra molto tradizionale e fatalmente non largo, non plurale, non è stata in grado di proporre un’offerta politica attrattiva per molti elettori, e l’erosione da parte della Lega sembra continuare a ritmi sostenuti, anche dal 4 marzo a oggi.

A questo punto, nelle loro diversità, Forza Italia e Fratelli d’Italia sono dinanzi a un bivio. Serviranno a poco espedienti tattici, operazioni elettorali difensive alle europee, e meno che mai mini-aggregazioni finalizzate all’elezione di 3-4 portatori di preferenze.

Sarebbe invece – a me pare – il momento di una scelta strategica. O un’opposizione netta al governo, scegliendo dei punti fermi e delle interlocuzioni sociali – oggi estremamente minoritarie, ma pur sempre consistenti – che fatalmente porterebbero questo pezzo di centrodestra a convergere con pezzi di Pd e di centrosinistra, in un logica “macroniana” e pro-Ue. O, come a me parrebbe molto più ragionevole, il tentativo di organizzare un completamento, un’integrazione (in senso liberale, atlantista, pro mercato, non eurolirico) dell’offerta politica leghista, accettando la leadership di Salvini, ma provando a fornire anche un’opzione culturale diversa. Questa seconda strada richiede respiro, tempi lunghi, un’ambizione culturale: qualcosa di molto diverso da operazioni di piccolo cabotaggio, avendo soltanto in mente maggio 2019, i mini-equilibri delle circoscrizioni elettorali, i conticini delle preferenze, e così via.

Auguri a tutti, in ogni caso.

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Daniele Capezzone


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