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Esplosivo: il Russiagate un piano orchestrato dalla Clinton per screditare Trump. E Obama sapeva

Federico Punzi di Federico Punzi, in Rubriche, Speciale ItalyGate, del

Secondo nuovi documenti di intelligence declassificati, la storia della collusione Trump-Russia fu un piano orchestrato dalla Campagna Clinton, con l’approvazione di Hillary in persona, per screditare l’avversario e distrarre il pubblico dal suo Emailgate. I russi sapevano del piano della Clinton per accusare Trump di essere un uomo di Putin, e prima di aprire l’indagine sulla Campagna Trump le agenzie Usa sapevano che i russi sapevano. Anche il presidente Obama ne fu informato dal direttore della CIA Brennan, che ora parla con Durham e sembra intenzionato a scaricare tutti…

Sviluppi clamorosi sulle origini del Russiagate arrivano dalla lettera nella quale ieri il direttore della National Intelligence, John Ratcliffe, ha informato il presidente della Commissione Giustizia del Senato, Lindsey Graham, dei nuovi documenti di intelligence declassificati. Le agenzie di intelligence Usa hanno appreso a fine luglio 2016 da analisi dell’intelligence russa che il 26 luglio Hillary Clinton aveva approvato personalmente un piano per fabbricare la storia della collusione tra la Campagna Trump e la Russia, nel tentativo di danneggiare Donald Trump e distrarre il pubblico americano dal suo Emailgate. Una vera e propria bomba sganciata a poche ore dal primo dibattito presidenziale e dall’audizione in Commissione dell’ex direttore dell’FBI Comey, fissata per domani mattina.

Gli agenti erano consapevoli che le informazioni ottenute potevano essere false o esagerate, fatto sta che 1) l’allora capo della CIA Brennan informò personalmente il presidente Obama della questione (quindi deve averle ritenute per lo meno meritevoli della sua attenzione); 2) il caso fu rinviato all’FBI per un’indagine all’inizio di settembre, quindi molto prima delle elezioni e prima che l’FBI chiedesse e ottenesse i mandati FISA per sorvegliare la Campagna Trump; 3) la Campagna Clinton, tramite la Fusion GPS e il dossier Steele, stava effettivamente conducendo questa operazione e i russi ne erano al corrente.

Ma vediamo cosa scrive Ratcliffe nella lettera a Graham:

“Alla fine di luglio 2016, le agenzie di intelligence Usa hanno ottenuto informazioni su analisi dell’intelligence russa che sostenevano che la candidata alla presidenza degli Stati Uniti Hillary Clinton aveva approvato un piano di campagna elettorale per scatenare uno scandalo contro il candidato Donald Trump, collegandolo a Putin e all’hackeraggio del Comitato nazionale democratico da parte dei russi. L’IC non conosce l’accuratezza di questa affermazione, o la misura in cui l’analisi dell’intelligence russa possa riflettere un’esagerazione o una fabbricazione”.

“Secondo le sue note manoscritte, l’allora direttore della CIA John Brennan successivamente informò il presidente Obama e altri alti funzionari della sicurezza nazionale delle informazioni, inclusa la ‘presunta approvazione da parte di Hillary Clinton, il 26 luglio 2016, di una proposta di uno dei suoi consiglieri di politica estera, per denigrare Donald Trump scatenando uno scandalo che denunciasse interferenze da parte dei servizi di sicurezza russi”.

“Il 7 settembre 2016, i funzionari dell’intelligence Usa hanno trasmesso una raccomandazione di indagine al direttore dell’FBI James Comey e al vicedirettore del controspionaggio Peter Strzok in merito ‘all’approvazione da parte del candidato alla presidenza degli Stati Uniti Hillary Clinton di un piano riguardante il candidato alla presidenza Donald Trump e hacker russi che interferivano nelle elezioni Usa, come mezzo per distrarre il pubblico dal suo uso di un server di posta privato”.

Rivelazioni che, se confermate, dimostrerebbero che il direttore dell’FBI Comey e il direttore della CIA Brennan, il team dell’indagine Crossfire Hurricane, ma anche il presidente Obama e probabilmente il vice Biden, sapevano fin dall’inizio che il Russiagate, la presunta collusione Trump-Russia, poteva essere una bufala fabbricata dalla Campagna Clinton per danneggiare il suo avversario. E avvalorerebbero la tesi secondo cui il dossier Steele, su cui l’FBI si è basata per ottenere il mandato di sorveglianza nei confronti di Carter Page, sarebbe stato opera della disinformatja russa.

Ricapitolando, l’FBI sapeva dal 7 settembre 2016 che i russi erano a conoscenza di un piano della Clinton per screditare Trump accusandolo di collusione con la Russia. Sapeva che il dossier Steele era stato commissionato e pagato dalla Campagna Clinton e aveva solidi elementi per ritenere che fosse in buona parte frutto di disinformazione russa. Infatti, Steele e la società che lo aveva incaricato di cercare materiale compromettente su Trump, la Fusion GPS, all’epoca lavoravano per un oligarca russo sottoposto a sanzioni, Oleg Deripaska. Ma non solo: abbiamo appreso la scorsa settimana che la principale fonte di Steele, un ex ricercatore della Brookings Institution, think tank vicino ai Democratici, di nome Igor Danchenko, era ben noto all’FBI stessa perché sospettato per anni dall’agenzia di essere una spia russa e ritenuto una “potenziale minaccia alla sicurezza nazionale”. Eppure, pur sapendo tutto ciò, l’FBI ha usato il dossier Steele per sorvegliare la Campagna Trump.

Ora, la questione che pone giustamente il senatore Graham è: “L’FBI ha indagato sulle affermazioni a carico della Clinton come ha fatto con quelle su Trump? E se no, perché?”.

Sembra infatti che piuttosto che indagare se l’intelligence russa avesse infiltrato l’operazione anti-Trump della Campagna Clinton e seminato disinformazione, quando è arrivata la segnalazione di intelligence l’FBI l’abbia ignorata e abbia invece utilizzato quel dossier, la cui principale fonte sapeva essere un sospetto agente russo, per ottenere mandati FISA a spiare la Campagna Trump.

Insomma, la sola campagna che sembra aver colluso con i russi per influenzare le elezioni del 2016 è la Campagna Clinton. Mentre l’FBI abusava dei suoi poteri per interferire non solo nel processo elettorale, ma anche nel processo di transizione, e tentare di sabotare la nuova amministrazione.

A questo punto, le date diventano davvero molto importanti. Il 31 luglio 2016, solo cinque giorni dopo la data in cui i russi ritengono che Hillary Clinton avesse personalmente approvato il piano, l’FBI apre formalmente la sua indagine di controintelligence sulla Campagna Trump, denominata Crossfire Hurricane. E guarda caso, la “notizia” sulla base della quale l’indagine fu aperta, come confermato dalla “Comunicazione Elettronica” (EC) di apertura dell’indagine, declassificata il 20 maggio scorso, era arrivata all’attache legale dell’FBI a Londra, tramite la vice capo missione dell’ambasciata, il 27 luglio (il giorno prima, il 26 luglio, la Clinton avrebbe dato il suo ok al piano anti-Trump). E da chi era arrivata quella segnalazione? Da un “governo straniero amico”, nella persona del diplomatico australiano Alexander Downer, molto vicino alla famiglia Clinton, che riferiva con un paio di mesi di ritardo una conversazione con l’allora consigliere della Campagna Trump George Papadopoulos in un bar di Londra. Sebbene nella conversazione non fossero menzionate email, Downer e gli agenti dell’FBI che aprirono l’indagine sulla base della sua segnalazione collegarono le informazioni “dannose” per la Clinton, di cui sarebbero stati in possesso i russi secondo Papadopoulos, alle email hackerate al DNC. Papadopoulos aveva a sua volta appreso di quel materiale “dirt” sulla Clinton in mano ai russi dal misterioso professore maltese Joseph Mifsud – anch’egli ben inserito in ambienti clintoniani, e a stretto contatto con figure dei servizi di sicurezza americani, britannici ed italiani – che aveva incontrato per la prima volta a Roma, alla Link Campus University. Ma nella segnalazione di Downer all’ambasciata Usa di Londra non si parla di email, né risulta che Papadopoulos avesse accennato ad alcuna email.

Sempre ieri Cbs News ha appreso che i documenti declassificati sarebbero stati forniti al DNI Ratcliffe dal procuratore Durham (incaricato dall’Attorney General William Barr di far luce sulle origini del Russiagate e sulla condotta di tutte le agenzie Usa coinvolte), che su di essi avrebbe aperto un nuovo filone di indagine.

Di questi documenti fanno parte le note manoscritte di Brennan, il che lascia supporre che sia stato l’ex capo della CIA a consegnarle al procuratore Durham. Una gran brutta notizia sia per la Clinton che per l’ex presidente Obama, perché sembra proprio che Brennan abbia deciso di trascinare tutti sul fondo con sé…

D’altra parte, i documenti declassificati ieri confermerebbero anche, come abbiamo già riportato, che Brennan è riuscito a manipolare politicamente la valutazione finale della Intelligence Community Usa sulle interferenze russe nelle presidenziali del 2016 – conclusioni usate per giustificare la prosecuzione dell’indagine sulla presunta collusione Trump-Russia – facendo escludere dal rapporto tutte quelle informazioni e analisi, come quelle sul piano della Clinton di cui erano a conoscenza i russi, che fossero in contraddizione con la tesi secondo cui la Russia aveva interferito nel processo elettorale per aiutare Trump e danneggiare l’ex segretario di Stato. Fu probabilmente l’esatto contrario…

Federico Punzi

Federico Punzi

Thatcherite. Anti-anti-Trump. Anti-anti-Brexit. Direttore editoriale di Atlantico. Giornalista per Radio Radicale, dove cura le trasmissioni dei lavori parlamentari e le rubriche Speciale Commissioni e Agenda settimanale. Ha pubblicato "Brexit. La Sfida" (Giubilei Regnani, 2017)

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