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Day by Day: Roma capitale dell’olio extravergine e Piero della Francesca a San Pietroburgo

di Gianfranco Ferroni, in Day by Day, Rubriche, del

Un grande evento capace di celebrare, in tutte le sue forme, l’extravergine di qualità e di far diventare Roma, per un giorno, la capitale indiscussa dell’olio. Stiamo parlando di Flos Olei Tour in Rome, andato in scena nelle sale del The Westin Excelsior Rome. La manifestazione è figlia dell’omonima guida curata dall’esperto internazionale Marco Oreggia, che ne è anche editore, e dalla giornalista Laura Marinelli. La guida giunge quest’anno alla sua decima edizione e recensisce 500 aziende olivicole provenienti da oltre 50 nazioni. Di queste, oltre 80 erano presenti tra i banchi d’assaggio a Roma, comprese ovviamente quelle inserite nella The Best e considerate le migliori al mondo. Ma a rappresentare la vera attrazione dell’evento sono stati gli chef, 16 tra grandi cuochi, maestri pizzaioli, gelatieri, pasticceri e artigiani del gusto che, per l’occasione, proporranno al pubblico speciali creazioni studiate per esaltare l’olio extravergine di oliva. Ecco allora il castagnaccio di Andrea Perini, incoronato nella The Best come ristorante dell’anno (Al 588), lo sfilato di chianina IGP di Simone Fracassi (Macelleria Fracassi), il 3gges con uova, bottarga e salmone di Riccardo Loreni (Cuoco e Camicia), il panino ripieno con spezzatino di vitello, pomodoro e anice stellato alla Shandong di Jing Hua Ge (Asia Inn), il Dolce Pinzimonio di Giovanni Cappelli e Gianluca Ricci (Le Tamerici), il maritozzo di Chiara Caruso (Caffè Merenda), il gelato al bergamotto e capperi di Pantelleria di Dario Rossi (Greed Avidi di Gelato). E ancora le pizze di Angelo Pezzella (Angelo Pezzella Pizzeria con Cucina), le gustose preparazioni di Alain Rosica (Ristorante Belvedere dal 1933), la puntina di maiale di Alberto Mereu (F’orme Osterie), le puntarelle e alici di Alessandro Caponi (Host), la golosa insalata di Geppy Sferra (Gelato d’Essai da Geppy Sferra), il carciofo con baccalà e guanciale di Giuseppe Gaglione (Radisson Blu Es. Hotel Rome), la crema di lenticchie di Maria Luisa Zaia (Ristorante l’Oste della Bon’ora), la pasta reale di Paolo d’Ercole (Retro Food&Wine) e il baccalà mantecato di Salvatore Testagrossa (Centro).

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Unanime l’apprezzamento verso le denominazioni astigiane al termine della prima edizione di “Moscato d’Asti Experience”. Un evento possibile grazie allo spirito di collaborazione che ha animato i Consorzi di tutela dell’Asti Docg e della Barbera d’Asti e vini del Monferrato, che con i loro 21 mila ettari rappresentano circa il 60 per cento del vitigno piemontese a Doc e Docg, per circa 160 milioni di bottiglie. La tre giorni è iniziata nelle sale del Castello Gancia di Canelli, per la prima volta aperto al pubblico grazie al patron Edoardo Gancia e si è conclusa al Castello di Grinzane Cavour, dove gli ospiti hanno potuto apprezzare il genio gastronomico di Marc Lanteri. Particolare attenzione per i vini a base Moscato Bianco, protagonisti di una lectio magistralis di Walter Speller, che nel corso della masterclass svoltasi al Castello Gancia ha approfondito il rapporto tra il vitigno, il suo territorio di origine, l’Asti ed il Moscato d’Asti, i primi vini che, a livello internazionale, presentano la loro vendemmia 2018. Grande successo della degustazione, dove la nuova annata ha rivelato tanto l’ampio ed elegante bouquet organolettico quanto le enormi opportunità in termini di abbinamento, grazie anche al nuovo Asti Secco Docg. Una tipologia questa giunta alla sua seconda vendemmia, che rende l’Asti un vino ottimo per molti piatti, pur mantenendo intatto quel suo carattere rural glam che lo ha reso celebre. “Il mondo dell’Asti è rappresentato da un territorio speciale e con una storia antica”, sostiene Walter Speller, inviato per l’Italia del blog jancisrobinson.com. “Una terra, un’uva, quella di Moscato Bianco, e tre vini Docg che rappresentano un tesoro di aromi: Asti Dolce, Asti Secco, spumantizzati con metodo Martinotti, e il Moscato d’Asti. Al Foro Boario di Nizza Monferrato, nel cuore del suo territorio di produzione è andata in scena “Barbera Revolution” condotta da Kerin O’Keefe. Una masterclass realizzata per la grande “rossa” piemontese, dove sono emersi i tratti distintivi di questo vino, sempre di più tra gli interpreti di primo piano della produzione vinicola italiana. Un vitigno dalla cui versatilità prendono forma vini capaci di farsi apprezzare giovani ma anche di invecchiare, maturando una complessità che li colloca di diritto nel novero dei grandi vini internazionali. “Gli oltre 100 degustatori provenienti da varie parti del mondo”, sostiene Kerin O’Keefe, responsabile della sezione italiana di Wine Enthusiast, che ha offerto la sua personale lettura della Barbera d’Asti Docg, “testimoniano la crescita qualitativa e il grande interesse che il vitigno incontra nelle sue varie versioni. Barbera Revolution è la dimostrazione del grande cambiamento che questo vino ha avuto negli ultimi anni anche tra gli opinion internazionali”. L’Enoteca regionale di Acqui Terme, insieme al Consorzio del Brachetto, ha ospitato un seminario di approfondimento dedicato alla nuova tipologia Acqui Docg Rosé brut e al Brachetto d’Acqui Docg, un vino rosso dolce e molto conosciuto, prodotto con un vitigno autoctono e italiano al 100 per cento. “Un evento pienamente riuscito”, dichiara Giorgio Bosticco, direttore del Consorzio di tutela dell’Asti Docg, “che ha trasmesso appieno il messaggio che il Moscato d’Asti porta con sé. Un vino fortemente radicato al suo territorio d’origine, con un profilo sensoriale unico che lo rende una vera e propria icona del lifestyle italiano, imponendosi a livello internazionale come massima espressione di eccellenza tra i vini aromatizzati di tutto il mondo. Siamo certi che Moscato Experience 2018 contribuirà ad accrescere e consolidare quel trend positivo che le nostre denominazioni stanno vivendo”.

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Esordio internazionale nel segno della cucina di Massimo Bottura per Il Segreto di Giuliano, il primo rosso prodotto dalla storica cantina Bortolomiol che a New York è stato uno dei vini protagonisti dell’esclusiva cena di beneficenza firmata dallo chef modenese dell’Osteria Francescana, insieme ai colleghi superstar Joan Roca (El Celler de Can Roca), Mauro Colagreco (Mirazur) e Christina Tosi (Milk Bar). “Once Upon A Kitchen”: è stato questo il titolo del più grande evento dell’anno, organizzato dall’agenzia GR8 in partnership con God’s Love We Deliver, che per la prima volta ha riunito i leggendari ‘fantastici quattro’ della cucina mondiale per un’esperienza culinaria unica nella vita. Sette in tutto gli iconici piatti proposti da Bottura, Roca e Colagreco (rispettivamente numeri 1, 2 e 3 della classifica dei 50 migliori ristoranti del mondo 2018) e dalla pastry chef Christina Tosi. Tra questi, la creazione Beautiful, psychedelic, spin-painted veal, not flamed grilled by Bottura che per l’occasione è stata abbinata alla prima annata de Il Segreto di Giuliano (2016). Ma nella wine top list, selezionata dal winemaker di fama internazionale Roberto Cipresso, sono stati inseriti anche il Grillante 2018 di Cantine Europa, La Quadratura del Cerchio 2012 di Cipresso 43, il Capiteldeoro 2015 e 2017 di Corte Capitelli, il Brunello di Montalcino 2013 di Roberto Cipresso, l’Amarone 2012 di Alighieri e l’Anima 2015 di Buone Wines. “Far debuttare Il Segreto di Giuliano in un’occasione così prestigiosa e perdipiù in abbinamento al piatto firmato dal re della World’s 50 Best Restaurants 2018”, racconta Elvira Bortolomiol, vice presidente della storica cantina di Valdobbiadene, “rende me e la mia famiglia davvero orgogliosi e ci conferma la bontà di questa nostra nuova avventura nel mondo dei rossi”.

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Effetto Verdicchio, grazie anche ai 50 anni della Doc Castelli di Jesi, sull’export enologico marchigiano. Secondo l’Istat, che ha aggiornato i dati regionali sul commercio estero, i primi nove mesi di quest’anno si sono infatti chiusi con una crescita in valore del vigneto Marche nel mondo del 9 per cento, quasi il triplo rispetto alla media nazionale (3,4 per cento) con un controvalore di oltre 41 milioni di euro e una proiezione sui 12 mesi che supera i 56 milioni di euro. “La nostra azione promozionale, ma soprattutto il lavoro dei produttori in vigna e in cantina, cominciano a dare risultati più che soddisfacenti”, ha detto il direttore dell’Istituto marchigiano di tutela vini (Imt), Alberto Mazzoni. “Il dato è come al solito sottostimato perché parte delle merci prendono destinazioni estere da hub extraregionali, ma è significativo il salto di qualità nei trend di crescita in particolare nell’area di Ancona-Jesi. Detto questo”, ha aggiunto Mazzoni, “ritengo che i target commerciali siano ancora ben lontani se rapportati alla qualità di prodotto che esprimiamo e che ci viene riconosciuta ormai in tutto il mondo; sarà anche interessante capire come nei prossimi mesi ci giocheremo la partita del prezzo medio in un’annata ricca come quella attuale”. Nell’incrocio con i dati relativi alle province su vini e bevande (dove queste ultime pesano per il 10 per cento sui valori totali), è quello di Ancona, e quindi l’area jesina, il territorio più prolifico, con una crescita del 14 per cento e una quota di mercato sull’intero export vinicolo regionale del 60 per cento. Bene anche le altre province, fatta eccezione per Macerata (-4 per cento), con l’area ascolana (seconda per vendite) a circa +4 per cento e Pesaro-Urbino che sfiora un +8 per cento. “Quest’anno”, ha aggiunto il direttore Imt, che conta 472 aziende associate per 15 denominazioni di origine, “abbiamo investito in promozione oltre 3,2 milioni di euro tra il Programma di sviluppo rurale e i fondi Ocm lavorando con oltre 200 aziende in particolare sui mercati di sbocco del Nord America (Usa e Canada) e su emergenti come Cina e Russia, ma peculiare attenzione è stata riservata anche a eventi internazionali, Vinitaly in primis, e alle azioni di incoming. Tra queste, l’evento Collisioni Jesi di Ian D’Agata e Imt per i 50 anni del Verdicchio dei Castelli di Jesi, con oltre 30 stakeholder ed esperti provenienti da tutto il mondo. Grazie anche alla forte sinergia con l’assessorato all’agricoltura della Regione Marche, proprio ieri abbiamo rilasciato la domanda per il progetto promozionale Psr Marche 2014/2020, per un importo complessivo di oltre 1,4 milioni di euro solo per l’annata 2019; a questo si aggiunge il nuovo plafond previsto dai fondi comunitari dell’Ocm Promozione, su cui è stata ammessa una spesa complessiva di 2,2 milioni di euro”. Il Verdicchio (dei Castelli di Jesi e di Matelica) è da 4 anni il bianco fermo più premiato d’Italia dall’incrocio delle guide di settore, la sua produzione supera i 20 milioni di bottiglie di cui circa la metà destinate all’estero in particolare negli Usa, che vale il 22 per cento delle vendite oltreconfine, Nord Europa, Germania, Regno Unito e Cina. Il maxi-Consorzio Imt rappresenta l’89 per cento dell’imbottigliato dell’intera area di riferimento delle 15 Doc, che conta una superficie vitata di oltre 8mila ettari tra le province di Ancona, Macerata, Pesaro-Urbino e Fermo.

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È partita la nuova edizione della Talisker Whisky Atlantic Challenge, la gara di canottaggio più dura al mondo. Sono 23 gli equipaggi e 5 i vogatori in solitaria provenienti da 12 nazioni, partiti da La Gomera, nelle isole Canarie, alla volta di Antigua, su una rotta di oltre 3.000 miglia in mezzo all’Oceano che cambierà per sempre le loro vite, mettendoli a dura prova nel superare i propri limiti e vincere la forza degli elementi. I team affronteranno la traversata più dura del mondo, imbarcandosi in un viaggio alla scoperta di se stessi e della libertà, dove il coraggio e lo spirito di adattamento saranno indispensabili. Una sfida anche per gli animi più coraggiosi e indomiti la Talisker Whisky Atlantic Challenge, che richiama persone dai più disparati ambiti professionali e sociali (i vogatori non sono atleti professionisti) spingendole a esplorare la loro passione per l’ignoto e intraprendere una delle sfide più difficili in mezzo all’Oceano. Tutti i concorrenti dei 28 team, uomini e donne, daranno il massimo per entrare nella storia della competizione, tentando di seguire le orme dei Four Oarsmen, vincitori dell’edizione 2017 e attuali detentori del World Record con un incredibile tempo di 29 giorni di traversata. Una competizione, con se stessi in primis e gli elementi, ma anche e soprattutto un’impresa benefica. Ogni team infatti partecipa facendosi portavoce e raccogliendo fondi per diversi istituti e cause sociali e ambientali. Lungo le 3 mila miglia di traversata nell’Oceano Atlantico i concorrenti sfideranno tutte le insidie che il mare può offrire, passando da calamità come tempeste tropicali e onde di 12 metri al caldo più asfissiante: questo mare sarà la loro casa per almeno 30-90 giorni. La gara di quest’anno vede per la prima volta la partecipazione di un team composto da cinque persone, ma non mancheranno coppie, team da tre o quattro e persino concorrenti in solitaria, provenienti da ogni parte del globo.

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“Sono sempre più convinto della fondatezza dell’accordo siglato nel 2013 con il Museo Statale Ermitage, che negli anni sta portando crescenti soddisfazioni” riferisce il presidente del Consorzio Prosecco Doc Stefano Zanette di ritorno dalla Russia dove si è recato in questi giorni per l’inaugurazione della mostra “Piero della Francesca. Il monarca della pittura”. Dopo il supporto al restauro dell’opera “Ritratto di famiglia” di Lorenzo Lotto, il Consorzio prosegue così l’opera di valorizzazione dei geni italiani all’estero. “Basti pensare all’eccezionalità di questa esposizione che per la prima volta riunisce ben undici opere pittoriche e quattro manoscritti di questo artista-scienziato celebrato nel mondo come una delle migliori espressioni del genio italiano. E’ tale la rilevanza di questo evento, che il direttore dell’Ermitage, Michail Piotrovskij ne parla in termini di ‘mostra del secolo’ e noi siamo onorati di poterla sostenere”. E “in particolare, a colpirmi sono stati i tre pannelli originariamente inseriti nel polittico della Pala d’altare di Sant’Agostino, da secoli dislocati tra Londra, Lisbona e Milano, oggi tornati insieme”, rivela Zanette, “la bellezza dell’opera che ne risulta, rievoca l’immagine del trittico da me spesso utilizzata per definire l’universo Prosecco: tre denominazioni che tutelano lo stesso vino ed esprimono tutta la loro potenza solo quando si uniscono nel raggiungere i medesimi obiettivi”. L’Ermitage è il museo straniero che possiede la maggior collezione d’arte italiana al mondo, e fino al 10 marzo del prossimo anno ospiterà l’eccezionale mostra dedicata a Piero della Francesca, organizzata grazie agli sforzi congiunti di Museo Statale Ermitage, Ermitage Italia e Villaggio Globale International, per celebrare il 255° anniversario del museo fondato da Caterina II. “Questa mostra mi ha sinceramente emozionato”, conclude Zanette, “e il mio invito accorato va quindi anche a tutti gli italiani, appassionati d’arte e non, affinché approfittino di quest’occasione irripetibile di ammirare queste opere straordinarie, finalmente insieme”.

Gianfranco Ferroni


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