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Day by Day: l’omaggio di Napoli a Muhammad Ali

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A Roma, la Centrale Montemartini accoglie una importante novità all’interno del proprio percorso museale. Grazie all’iniziativa denominata Capolavori da scoprire, fino al 30 giugno il pubblico può ammirare il restauro e il nuovo allestimento del rilievo funerario di tarda età repubblicana che raffigura il fornaio Marco Virgilio Eurisace, ricco liberto di origine greca, e sua moglie Atistia. Il rilievo funerario, attentamente restaurato a cura della Sovrintendenza Capitolina ai beni culturali, rappresenta un’importante testimonianza storica e artistica di questo periodo, in quanto parte fondamentale dell’imponente sepolcro di Eurisace costruito poco dopo la metà del I secolo a.C. (40/30 a.C.), e riportato alla luce nel 1838 nell’area chiamata anticamente ad Spem Veterem, oggi Porta Maggiore, dove ne sono ancora visibili i resti. Il gruppo scultoreo sorgeva originariamente sulla facciata orientale del sepolcro e mostra i due coniugi in posizione frontale ma con il capo rivolto l’un l’altra, come per evidenziare il legame che li univa in vita. Le figure emergono dal fondo scolpite quasi a tutto tondo; l’uomo indossa la toga drappeggiata secondo la maniera tipica degli anni centrali del I secolo a.C.; coerentemente il volto segue le tendenze della ritrattistica tardo repubblicana, mostrando con crudo realismo i segni del tempo. La donna, invece, è avvolta nell’ampio mantello portato sulla tunica e il ritratto lascia riconoscere l’acconciatura in voga in quegli anni: i capelli divisi da una riga centrale in bande laterali e raccolti in un’alta crocchia composta probabilmente di trecce. In occasione del restauro si è voluto offrire una più completa lettura dell’opera, restituendo alla figura femminile la testa, rubata nel 1934. È stato così realizzato un volto in gesso utilizzando, per l’aspetto e l’inclinazione, le foto scattate prima del furto, quando il rilievo era esposto all’aperto lungo le mura presso Porta Maggiore, nel luogo dove nel 1856 sarebbe sorta la stazione ferroviaria Roma-Frascati. Il rilievo restaurato è esposto nella Sala Colonne del museo della Centrale Montemartini, nell’ambito di un nuovo allestimento progettato per restituire l’idea del contesto architettonico del sepolcro in cui il gruppo scultoreo si inseriva originariamente. È stata realizzata una struttura in calcestruzzo e tubolari d’acciaio per ricreare una nicchia incassata in cui inserire l’opera, a rievocare la collocazione originaria sulla facciata della tomba. Per l’occasione è giunta in prestito dal Museo Nazionale Romano l’epigrafe di Atistia, in cui Eurisace ricorda, con parole di lode, la sposa defunta, dicendo che le sue spoglie sono raccolte in un “panario”, un’urna a forma di cesta per il pane. A completare l’esposizione il plastico del monumento in gesso patinato, proveniente dal Museo della Civiltà Romana. Il sepolcro di Marco Virgilio Eurisace fu risparmiato dalla realizzazione delle arcate monumentali dell’acquedotto Claudio, nella metà del I secolo d.C., ma fu coinvolto dalla costruzione delle Mura Aureliane nel III secolo e definitivamente inglobato agli inizi del V secolo nel bastione costruito dall’imperatore Onorio per potenziare la cinta muraria presso la Porta Labicana – Prenestina (oggi Porta Maggiore). Molti secoli dopo, nel 1838, le strutture attribuibili al rifacimento di Onorio furono demolite per volontà di Papa Gregorio XVI e nel corso dei lavori venne portato completamente alla luce il sepolcro di Eurisace, che in quella occasione fu disegnato dall’archeologo Luigi Canina, al quale si deve una delle più complete documentazioni. Nella decorazione scultorea del sepolcro si possono ritrovare ancora oggi i riferimenti alla professione di fornaio del committente, rappresentati dai rilievi che lungo la sommità del piano superiore illustrano le diverse fasi della panificazione mentre nell’iscrizione, ripetuta quasi identica sui tre lati superstiti del monumento, sulla fascia che divide il corpo inferiore da quello superiore, si ricorda il proprietario del sepolcro, Marco Virgilio Eurisace, panettiere e appaltatore dello stato. Il rilievo funerario, attentamente restaurato a cura della Sovrintendenza Capitolina ai beni culturali, rappresenta un’importante testimonianza storica e artistica di questo periodo, in quanto parte fondamentale dell’imponente sepolcro di Eurisace costruito poco dopo la metà del I secolo a.C. (40/30 a.C.), e riportato alla luce nel 1838 nell’area chiamata anticamente ad Spem Veterem, oggi Porta Maggiore, dove ne sono ancora visibili i resti.

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E’ stato il più famoso pugile di tutti i tempi. Napoli renderà omaggio a Muhammad Ali, una delle icone sportive più famose e celebrate del XX secolo, con una mostra in programma dal 22 marzo al 16 giugno al Pan – Palazzo delle Arti Napoli. La rassegna, promossa dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli, organizzata da ViDi – Visit Different, curata da Marco Pastonesi e Giorgio Terruzzi, presenterà cento immagini, provenienti dai più grandi archivi fotografici internazionali quali New York Post Archives, Sygma Photo Archives, The Life Images Collection, fotografie che colgono Ali in situazioni e momenti fondamentali della sua vita non solo sportiva. Ogni sala sarà dedicata a uno dei “doni” che Ali ha offerto: agli appassionati di boxe, al linguaggio, alla dignità umana, ai compagni di viaggio, ai bambini, al coraggio, alla memoria. Nelle sale del Pan andrà va in scena un lungo racconto per immagini di una tra le più straordinarie personalità del Novecento; il ritratto a 360 gradi di un uomo che è stato capace di battersi su ring diversi tra loro. Quelli che gli hanno dato per tre volte il titolo mondiale dei pesi massimi, quello della lotta per i diritti civili dei neri americani, quello dell’integrazione, quello della comunicazione. Il percorso espositivo, suddiviso in sezioni tematiche, inizia con le fotografie che celebrano le sue imprese pugilistiche più famose. Dagli incontri con Sonny Liston, George Foreman e Leon Spinks che lo portarono, unico nella storia, a conquistare tre titoli dei pesi massimi, ai match dell’epica sfida contro Joe Frazier. Una sala del Pan sarà allestita come una palestra di pugilato, con un ring al centro su cui viene proiettato un video con gli spezzoni dei combattimenti più celebri sostenuti da Ali, cui fa da corollario una serie di rare fotografie scattate durante le sedute di allenamento, abbinata a poster originali e programmi di quelle memorabili riunioni pugilistiche. Una linea del tempo scandirà la cronologia dei suoi 61 combattimenti da professionista, tra il 1960 e il 1981, dopo la conquista della medaglia d’oro alle Olimpiadi di Roma 1960, quando ancora portava il nome Cassius Clay. Ad Ali sono sempre state riconosciute doti di comunicazione straordinarie, tra l’istrionico e il profetico, spesso dotate di una irresistibile ironia. Le sue citazioni più significative vengono proiettate nelle sala che accoglie la sezione delle immagini scattate durante le fasi precedenti agli incontri, le conferenze stampa, le interviste televisive. Abbinate a quelle che si riferiscono al suo ruolo da attivista della Nation of Islam. Una scelta che portò Muhammad Alì a schierarsi apertamente contro la guerra del Vietnam, a divenire il leader contro ogni forma di razzismo, a partecipare a molte manifestazioni a favore delle persone discriminate, meno fortunate. A questo capitolo della vita di Ali verrà dedicata una intera sezione della mostra che proseguirà con una sala ideata per documentare il suo rapporto con i bambini, testimoniato anche dalla proiezione della candid camera in cui si divertiva a scherzare con i più piccoli; quindi sarà analizzata la relazione con gli uomini  del suo “angolo” che gli sono stati al fianco per l’intera carriera; con i componenti della sua grande famiglia: la madre, il padre, il fratello, le quattro mogli e i nove figli. La mostra si chiuderà con una serie di immagini dedicate al coraggio. Ritratti in compagnia di se stesso, secondo destino tipico di un pugile, di un campione.

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Quella di giovedì 4 aprile è una data importante, da segnare in rosso sull’agenda. A Palazzo Clerici, nel cuore di Milano, torna Una Mano per Ail, l’iniziativa di raccolta fondi, giunta alla IX edizione, per finanziare il progetto Ail Accoglie. Una casa per chi è in cura, che garantisce assistenza gratuita nelle tredici Case Ail, ai pazienti obbligati a trasferirsi per lunghi periodi a Milano, per sostenere le terapie. L’asta vede come protagonisti importanti esponenti contemporanei dell’arte, della fotografia, dell’architettura e del design che hanno realizzato e generosamente donato una loro opera sul tema dell’Abitare, che sarà messa all’incanto da Christie’s, una delle più prestigiose case d’aste al mondo. Ail – Associazione Italiana contro le leucemie-linfomi e mieloma, che festeggia i suoi primi cinquant’anni di attività, è una realtà nata con l’obiettivo di sostenere la ricerca scientifica sulle malattie onco-ematologiche e per offrire sostegno ai pazienti e alle loro famiglie. “Una Mano per Ail”, afferma Francesca Tognetti, presidente Ail Milano, “è l’appuntamento giusto per festeggiare i primi cinquant’anni dell’associazione che da sempre si spende per finanziare la ricerca scientifica e offrire sostegno ai pazienti ematologici e alle loro famiglie. Con un’asta aperta e solidale verranno battuti quadri, disegni, fotografie di artisti di chiara fama cui è stato affidato un tema speciale: la rappresentazione della casa secondo la concezione del progetto Ail Accoglie: una casa per chi è in cura. Per proseguire questa attività abbiamo bisogno di una mano. L’abbiamo chiesta alla creatività e all’estro di pittori, fotografi, architetti e designer che hanno realizzato le loro opere e le hanno donate ad Ail e la chiediamo a coloro che vogliono partecipare al nostro fine acquistandole e contribuendo in questo modo a raccogliere nuovi fondi per implementare e potenziare un’idea che è già realtà e che funziona”. Ottanta gli artisti coinvolti che coprono l’intero spettro della creatività contemporanea, suddivisi in tre categorie: pittura, fotografia, architettura e design. Una Mano per Ail è organizzata col supporto del main partner AbbVie Italia e col sostegno di Amgen, Celgene, Intesa Sanpaolo, Novartis Oncology, Sanofi.

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Gianfranco Ferroni


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