• 17/01 @ 19:16, E se il generale Soleimani fosse diventato troppo ingombrante anche per l’Iran? di Dorian Gray https://t.co/NVvqJRnNOl
  • 17/01 @ 12:38, Altro che sovranista ante litteram, Bettino Craxi voleva più Europa. E la ottenne https://t.co/yV4lxrxIjb
  • 17/01 @ 08:18, Referendum elettorale troppo manipolativo, ma la Consulta può manipolare la Costituzione a suo piacimento e conveni… https://t.co/K5CWZ5BkHP
  • 16/01 @ 19:19, La nuova vita del principe Harry: lontano dalla famiglia in cui è cresciuto per rincorrere Meghan, di Dario Mazzocc… https://t.co/JxChRE1PxO
  • 16/01 @ 19:15, L’Ue pronta ad accogliere la Scozia per ripicca, ma Johnson dice no Indyref2, di Daniele Meloni https://t.co/CQFEylAch0
  • 16/01 @ 19:14, Ecco perché non c’è separazione tra Repubblica Islamica e i gruppi terroristici che finanzia e arma, di Dorian Gray https://t.co/9yIJx8yRwe

Day by Day: i codici Kircher e un “new deal” per il vino rosé

Avatar di Gianfranco Ferroni, in Day by Day, Rubriche, del

Un “new deal” tra i principali distretti produttivi del Paese per diffondere la cultura del bere in versione rosa, che in Italia rappresenta oggi il 6 per cento dei consumi, mentre ogni cento bottiglie vendute in Francia più di trenta sono di rosé. Con questa premessa nasce Rosautoctono, l’istituto del Vino Rosa Autoctono Italiano, una compagine che raccoglie i Consorzi di tutela delle denominazioni di origine più rappresentative del settore (Bardolino Chiaretto, Valtènesi Chiaretto, Cerasuolo d’Abruzzo, Castel del Monte Rosato e Bombino Nero, Salice Salentino Rosato e Cirò Rosato) con l’obiettivo dichiarato di dare una spinta decisiva, non solo dal punto di vista promozionale, ma anche economico e culturale, ai più significativi territori vocati alla produzione di questa tipologia di vino. Si tratta di un’esperienza aggregativa che ora, dopo diverse azioni messe in campo nel corso dell’ultimo anno, imbocca la strada del riconoscimento istituzionale. Ad apporre oggi a Roma la firma sull’atto costitutivo, davanti ad un notaio, sono stati infatti il neo presidente dell’istituto, Franco Cristoforetti (numero uno del Consorzio di tutela del Chiaretto e del Bardolino) insieme ai presidenti Alessandro Luzzago (Consorzio Valtènesi), Francesco Liantonio (Consorzio di tutela vini Doc Castel del Monte), Valentino Di Campli (Consorzio di tutela vini d’Abruzzo), Damiano Reale (Consorzio di tutela vini Doc Salice Salentino) e Raffaele Librandi (Consorzio vini Cirò e Melissa). “Abbiamo voluto usare la nuova definizione di vino rosa”, spiega il presidente dell’istituto del Vino Rosa Autoctono Italiano, Franco Cristoforetti, “perché è quella che riassume le diverse identità dei territori del Chiaretto gardesano, del Cerasuolo abruzzese e del Rosato pugliese e calabrese, tutte fondate su vitigni autoctoni. Come esistono i vini rossi e i vini bianchi, ci teniamo a sottolineare che in Italia esistono i vini rosa, che tra l’altro nulla hanno da invidiare per tradizione e qualità ai rosé francesi, oggi dominanti sui mercati mondiali, dove si bevono 24 milioni di ettolitri di vino rosato, ma dove l’Italia deve e può raggiungere posizionamenti più importanti. Per competere a livello internazionale, tuttavia, abbiamo capito che non bastava essere portatori di una storia bimillenaria e aver raggiunto altissimi livelli qualitativi. C’è bisogno di una strategia comune, trasversale a tutto il Paese, e per questo abbiamo deciso di fondare un Istituto che rappresenta un traguardo storico, perché ha come fine prioritario quello di favorire una promozione unitaria e rafforzata, dentro e fuori dai confini nazionali, offrendo al comparto una spinta decisiva”. A supportare questa unione d’intenti saranno diverse azioni mirate, che spaziano dalle iniziative di comunicazione alle campagne di informazione, dalle collaborazioni con testate e guide di settore alla partecipazione a fiere e manifestazioni, dalle attività di ricerca a quella di formazione, fino alla costituzione di un Osservatorio permanente. Un obiettivo quest’ultimo, che fornirà una fotografia completa e puntuale del settore, anche grazie al supporto di Valoritalia, società leader nelle attività di controllo sui vini Docg, Doc e Igt, e Federdoc, la Confederazione Nazionale dei Consorzi volontari per la tutela delle denominazioni dei vini italiani. Il think tank sul vino rosa è dunque partito e il neo istituto si prepara già a sbarcare a Vinitaly, a Verona, dal 7 al 10 aprile.


Si chiama ViniVeri, è la prima storica manifestazione italiana di vini e prodotti alimentari ottenuti da processi naturali compie sedici anni e lo fa con un’edizione ricca di produttori italiani ed europei, cene stellate, degustazioni e incontri. Da venerdì 5 a domenica 7 aprile 2019 l’Areaexp “La Fabbrica” di Cerea, a pochi chilometri da Verona, sarà invasa da vignaioli legati da una comune visione di viticoltura naturale, a salvaguardia della natura e dell’identità territoriale. E spinti dalla comune eredità di uno dei più stimati vigneron: Beppe Rinaldi, scomparso lo scorso settembre, aveva tracciato in una delle sue ultime interviste, proprio a Cerea, il solco di quella che dovrà essere nei prossimi anni la sfida dei vini prodotti secondo natura. Proprio a Beppe Rinaldi è dedicata questa sedicesima edizione con un suo disegno che diventa il manifesto ufficiale di ViniVeri 2019, un doveroso e sentito omaggio allo storico associato e al suo vino. Nelle circa 150 postazioni, produttori da tutta Italia, Austria, Repubblica Ceca, Francia, Grecia, Portogallo, Slovenia e Spagna. In cucina ospiti d’eccezione: gli chef di fama internazionale Ana Roš, Damjan Fink e Valentino Palmisano. Oltre all’area espositiva, aperta a tutti nei tre giorni della manifestazione dalle ore 10 alle 18, a ViniVeri sono in programma anche degustazioni guidate con i produttori, due cene evento con chef premiati dalle migliori guide e incontri dedicati a temi e valori cari al Consorzio, come l’amore e il rispetto per la natura, la sostenibilità, l’identità, il territorio. Si inizia venerdì 5 aprile, nellasala convegni dell’Areaexp “La Fabbrica” con la conferenza-convegno sul “Vino naturale e le opportunità di crescita nel mercato dell’Asia orientale”, alla quale saranno presenti il rappresentante di Taiwan in Italia, ambasciatore Andrea Sing-Ying Lee, e dell’ex direttore dell’Ufficio ICE a Taiwan, Leopoldo Sposato e la presentazione del libro “La leggenda del modesto bevitore” dell’ambasciatore Mario Palma. Nelle prime due giornate, a conclusione della manifestazione il ristorante di ViniVeri avrà l’onore di ospitare le cene firmate da tre grandi chef europei. Saranno presenti nei tre giorni di ViniVeri, insieme ai produttori del Consorzio Viniveri, oltre un centinaio di “vignaioli del vino generato senza aggiunta di sostanze ammesse per uso enologico” (ad eccezione di modeste dosi di solfiti), italiani ed esteri, tra cui Austria, Repubblica Ceca, Francia, Grecia, Portogallo, Slovenia e Spagna. A unire i viticoltori soci del consorzio, infatti, c’è proprio la condivisione di una filosofia produttiva che va oltre la certificazione biologica europea: quella di generare vino senza pesticidi, senza l’uso della chimica di sintesi in vigna e senza l’uso di addizioni e stabilizzazioni forzate in cantina. Vini che non contengono addizioni di sostanze estranee alla frutta d’origine e al terroir che li ha generati, né fatti attraverso processi dominanti. Alla manifestazione, trovano spazio anche produzioni artigianali agroalimentari come formaggi, olio, cioccolato eco sostenibile, salumi e prodotti da forno. Non mancherà anche quest’anno la ricercatissima dagli enoappassionati Enoteca ViniVeri: la vetrina-bottega posta all’uscita degli spazi espositivi dove sarà possibile acquistare, solo nei tre giorni dell’evento, molte delle rare selezionate etichette presenti a ViniVeri a prezzo di cantina.


A Sassuolo, in provincia di Modena, sono stati presentati i lavori di restauro e di valorizzazione di Palazzo Ducale. Gli interventi che verranno condotti in collaborazione tra le Gallerie Estensi di Modena, la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara, il comune di Sassuolo, sono stati illustrati da Claudio Pistoni, sindaco di Sassuolo, da Martina Bagnoli, direttrice Gallerie Estensi, da Cristina Ambrosini, soprintendente Archeologia, belle arti e paesaggio, per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara, da Elisa Fain, funzionario architetto Gallerie Estensi e di Emanuela Storchi, funzionario architetto Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara. “Si tratta di un intervento fondamentale”, afferma Pistoni, “per quel progetto più generale che punta a conservare ma al tempo stesso promuovere le bellezze storiche, artistiche e architettoniche della nostra città in un’ottica di un maggior appeal turistico. Per attrarre visitatori una città deve essere bella: grazie all’enorme lavoro fatto in questi anni con Gallerie Estensi, la Soprintendenza, ma anche i privati, la Regione ed il Ministero nell’ambito del progetto Ducato Estense, la Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, il cambiamento sta avvenendo. Da una nuova piazza Grande a un più accogliente piazzale Della Rosa, dalla Peschiera Ducale restituita alla città alla facciata sud del Palazzo, col suo giardino: la storia, l’arte e la cultura della nostra città saranno al centro di un meraviglioso percorso aperto ai sassolesi ed ai turisti”. E “un ringraziamento particolare va ad Hera e al Consorzio di Bonifica dell’Emilia Centrale”, continua il sindaco, grazie alla disponibilità dei quali sarà possibile intervenire in un giardino sotto il quale sono dislocate alcune delle reti idriche e fognarie di servizio alla città”. Bagnoli ricorda che “Il Palazzo Ducale di Sassuolo è il fiore all’occhiello delle Gallerie Estensi. Pitture murali, decorazioni a stucco, sculture e fontane ancora oggi trasmettono il senso di questa “delizia” rimasta a lungo ai margini della conoscenza e della frequentazione pubblica. Dopo molti anni di amministrazione militare e complessi lavori di restauro, nel 2004 il Palazzo è definitivamente entrato in consegna del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo. La facciata meridionale e l’antistante parco erano però rimasti esclusi dai precedenti lavori di restauro. Nuovi finanziamenti del ministero permettono oggi di proseguire l’opera di recupero di questo importante monumento”. I lavori di restauro riguarderanno il fronte sud di Palazzo Ducale e del giardino antistante e saranno finanziati con fondi pubblici per 3,5 milioni di euro e per ulteriori 4 mln stanziati dal decreto ministeriale del 19 febbraio 2018, cui si aggiungono quelli già attribuiti al comune di Sassuolo, nell’ambito del Progetto Ducale Estense, destinati al ripristino del Parco Ducale. Questa collaborazione tra le Gallerie Estensi e il comune consentirà il congiungimento tra il Parco Ducale con il parterre a cui si accederà dal cortile d’onore del palazzo attraverso la grande scalinata sul fronte meridionale. Uno degli scopi dell’intervento è quello di restituire al Palazzo Ducale la sintonia che in origine questo aveva con il paesaggio creato a fargli da sfondo e il senso d’integrazione tra l’architettura e il paesaggio tipico dell’architettura barocca italiana. Gli obiettivi progettuali sono stati individuati secondo un ordine di priorità: il primo riguarda il consolidamento e il restauro di alcune porzioni architettoniche come la vasara, al fine della messa in sicurezza e conservazione delle murature e delle strutture voltate, insieme alle finiture storiche della facciata. L’intervento conservativo permetterà quindi l’ampliamento dell’offerta di visita, consentendo ai fruitori di godere dell’affaccio sul giardino e il parco ducale e degli scenografici spazi esterni del fronte. In terzo luogo, avverrà la rifunzionalizzazione degli spazi del fronte meridionale, sia scoperti che coperti, ovvero la predisposizione delle misure tecniche necessarie per accogliere in modo adeguato nuove funzioni correlate all’offerta culturale del palazzo. Sono inoltre in corso degli studi che porteranno a realizzare un nuovo allestimento che illustri tante delle peculiarità del palazzo, come ad esempio i meravigliosi lavori di ingegneria idraulica necessari per il funzionamento del sistema delle fontane, che torneranno, a breve, a essere nuovamente attive.


Sono stati illustrati nella Sala Andrea Pozzo, in via di Sant’Ignazio, il restauro e la digitalizzazione di tre codici manoscritti di Athanasius Kircher (1602-1680), promossi dalla Fondazione Sorgente Group di Valter e Paola Mainetti e realizzati dall’Archivio storico della Pontificia Università Gregoriana (nella foto “Magic Lantern”). Nel corso dell’evento “Dialogo curioso, ovvero, delle tecniche di restaurare i manoscritti kircheriani” è stato raccontato, e reso coinvolgente, l’appassionato lavoro, durato tre anni, sulle opere del gesuita tedesco, considerato “il Leonardo del Seicento”. Kircher, matematico, storico, filosofo, antropologo, alchimista, studioso di geroglifici, è stato soprattutto uno spirito raffinato, mosso da grande curiosità verso il mondo. Si è impegnato nella traduzione dei geroglifici tanto da essere considerato il fondatore dell’Egittologia. È stato, tra l’altro, fra i primi ad individuare i microbi attraverso il microscopio, arrivando a ipotizzare che la peste fosse causata da un microrganismo infettivo. “Siamo felici della collaborazione sin dal 2014 con l’Archivio storico della Pontificia Università Gregoriana, che con molta passione ha affrontato la ricerca nei campi più complessi del sapere umano”, ha rilevato Mainetti, “abbiamo quindi considerato con interesse il lavoro di interpretazione degli obelischi fatto da Kircher, genio multidisciplinare dell’antichità”. E “i progetti culturali nei quali la Fondazione Sorgente Group ci ha seguito negli anni hanno sempre avuto lo scopo ultimo di produrre conoscenza e di divulgarla, i manoscritti in esposizione sono stati vergati proprio qui, nel Collegio romano nei secoli scorsi, secondo un approccio scientifico unitario”, ha spiegato Martín María Morales, direttore dell’Archivio storico della Pontificia Università Gregoriana. Sia per i disegni che per i codici sono stati effettuati interventi di deacidificazione per contrastare l’azione corrosiva degli inchiostri sulla carta, che si avvale delle proprietà delle nanoparticelle. L’innovativo sistema di restauro è stato illustrato con dovizia di particolari da Simona Cicala, restauratrice di materiale documentario che ha lavorato direttamente sui documenti che ora consentono di conoscere, come ha sottolineato Irene Pedretti, responsabile della conservazione presso l’Archivio Storico della Pontificia Università Gregoriana, dettagli inediti dell’operato di Kircher. Dell’opera sono stati presentati in dettaglio codici interi e disegni utilizzati per lo studio dei geroglifici, presenti su tre obelischi romani, quello mediceo (ora collocato a Firenze nel Giardino di Boboli), quello di San Macuto (oggi in Piazza del Pantheon) e quello di Villa Celimontana. In particolare l’Archivio della Gregoriana possiede e sta valorizzando 14 volumi di corrispondenza di Kircher in 21 lingue differenti tra cui copto, aramaico ed ebraico; 5 manoscritti in gran parte inediti che documentano l’attività di ricerca per la traduzione dei geroglifici egizi; infine, documenti legati alla realizzazione del museo all’interno del Collegio Romano, allestito con opere di diversa natura, come quelle considerate “meraviglie” (riproduzioni di obelischi, una galleria di dipinti) e curiose particolarità (le lacrime di coccodrillo, animali esotici impagliati) che il gesuita tedesco raccolse per stupire i suoi visitatori.

Avatar

Gianfranco Ferroni


Cultora © 2020, Tutti i diritti riservati | Historica di Francesco Giubilei - Via P.V. da Sarsina, 320 - Cesena (FC) - P.I. 04217570409
Privacy Policy