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Day by Day: gli Uffizi in trasferta negli Usa e il Vinòforum Class a Roma

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La Biennale di Venezia e Palazzo Grassi hanno siglato un accordo grazie al quale il “Fondo Palazzo Grassi – Fiat”, attualmente conservato presso un magazzino, viene accolto in comodato d’uso gratuito presso l’Archivio Storico della Biennale. L’accordo si riferisce al complesso della documentazione originale di Palazzo Grassi all’epoca della gestione Fiat, dal 1983 al 2005. L’Archivio Storico della Biennale, che a partire dal 2009 ha beneficiato di una pluriennale operazione di riordino e modernizzazione, renderà consultabile i materiali del “Fondo Palazzo Grassi – Fiat” per scopi scientifici da parte di studiosi e ricercatori. I beni verranno consegnati all’archivio entro il 30 novembre. Il fondo comprende il complesso della documentazione originale di Palazzo Grassi dal 1984 al 2005: 100 metri lineari di documenti cartacei unici, tecnici, autografi o autografati, intimamente connessi alla genesi delle grandi esposizioni che ne hanno caratterizzato la produzione culturale. Nel 1983 lo storico palazzo sul Canal Grande viene acquisito dalla Fiat per volontà di Gianni Agnelli che, a seguito dell’intervento di restauro firmato da Gae Aulenti, propone al suo interno mostre d’arte e archeologia proseguendo la tradizione di polo espositivo avviata dal Centro Internazionale per le Arti e il Costume, a tutt’oggi vocazione e missione dello spazio. Il fondo archivistico racconta venti anni di storia e include materiale utile a delineare una mappatura del funzionamento di un’istituzione culturale internazionale e i rapporti tra la sua struttura e la proprietà Fiat. Il fondo conserva documenti di fondamentale rilievo per la ricerca storico artistica e la ricostruzione della vicenda espositiva nazionale, come i progetti di mostra realizzati in quegli anni. Più di 40 esposizioni, tra contemporaneo e racconto delle grandi civiltà, allestite a Palazzo Grassi, tra cui alcune epocali come Futurismo e futurismi (4 maggio – 12 ottobre 1986), la personale di Jean Tinguely – Una magia più forte della morte (15 febbraio – 31 maggio 1987), Andy Warhol – Una retrospettiva (25 febbraio – 27 maggio 1990) presentata in seguito al Musée National d’Art Moderne Centre Georges Pompidou (19 giugno – 10 settembre 1990), Marcel Duchamp (4 aprile – 18 luglio 1993), Balthus (9 settembre 2001 – 6 gennaio 2002) e l’ultima esposizione, la monografica di Salvador Dalì (12 settembre 2004 – 16 gennaio 2005) poi allestita negli Stati Uniti presso il The Philadelphia Museum of Art (16 febbraio – 15 maggio 2005). Altre esportate o direttamente organizzate in collaborazione con istituzioni internazionali come Italian Art in the 20th Century – Painting and Sculpture 1900 – 1988 alla Royal Academy of Arts di Londra (14 gennaio – 9 aprile 1989); Euphronios Peintre à Athènes au Vie Siècle av. J. – C. al Musée du Louvre (21 settembre – 31 dicembre 1991); Il Leone di Venezia al British Museum (25 ottobre 1990 – 31 gennaio 1991) o Euphronios, der Maler all’Antikenmuseum der Stiftung Preussischen Kulturbesitz in Dahlem di Berlino (20 marzo – 26 maggio 1991) e Renaissance – from Brunelleschi to Michelangelo alla National Gallery di Washington (18 dicembre 1994 – 19 marzo 1995). Oltre alle iniziative portate a termine, tra le quali spicca per la preziosità della documentazione la mostra organizzata da Fondazione Biennale di Venezia in occasione della 46. Esposizione Internazionale d’Arte Identità e alterità – figure del corpo 1895/1995 (11 giugno – 15 ottobre 1995) a cura di Jean Clair, che festeggiava il centenario dell’istituzione, il fondo contiene anche le tracce delle progettualità rimasta solo potenziale, altrettanto interessante per delineare il profilo di Palazzo Grassi in quegli anni. Tra le diverse carte emergono poi documenti autografi di grandi autori come Robert Rauschenberg, Eugène Ionesco, John Cage, l’architetto Gae Aulenti, e personalità del mondo della cultura, dell’imprenditoria e uomini politici. Infine, particolarmente prezioso, anche per la sua consistenza, è il carteggio del direttore Pontus Hultén (21 giugno 1924 – 26 ottobre 2006). Tra i fondatori del Centre Pompidou negli anni Settanta, Hultén è considerato uno dei più influenti e illustri professionisti museali del XX Secolo, alla guida di Palazzo Grassi dal 1984 al 1989.

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Gli Uffizi in trasferta negli Stati Uniti. Avverrà dal 18 novembre, fino al 21 gennaio, quando il Cleveland Museum of Art accoglierà la mostra “Renaissance Splendor: Catherine de’ Medici’s Valois Tapestries”: protagonisti, insieme ad una selezione di tesori medicei, sei enormi arazzi appartenenti alla collezione delle Gallerie. Realizzati dai grandi maestri della manifattura bruxellese del Cinquecento ed accolti in Palazzo Pitti, documentano la magnificenza dell’arte e del costume dei Granduchi a Firenze e della dinastia Valois in Francia nel Sedicesimo secolo. Attualmente custoditi nei depositi del museo, queste opere gigantesche, ma per loro stessa natura assai fragili, si erano gravemente deteriorate con il passare dei secoli, ma hanno potuto riacquisire il loro originario splendore grazie ad un complesso ed esteso intervento di restauro, finanziato con una donazione di oltre 500mila euro dalla filantropa statunitense Veronica Atkins. Ora, completamente recuperati, verranno per la prima volta esposti negli Stati Uniti, grazie ad un progetto elaborato dagli Uffizi insieme al Cleveland Museum of Art: il programma prevede anche che l’istituzione culturale statunitense contribuisca alla realizzazione del futuro museo degli arazzi, negli spazi di Palazzo Pitti, mettendo a disposizione la somma di ulteriori 100mila euro. Ampi dai quattro ai sei metri, i sei capolavori esposti a Cleveland sono Viaggio di corte, Assalto all’elefante, Assalto alla balena, Festa per gli ambasciatori polacchi, Festa sull’acqua; ricchissimi di dettagli e sfumature, offrono una particolareggiata testimonianza di alcuni dei momenti sociali più tipici nella vita delle grandi corti principeshe del ‘1500. Ad illustrarne caratteristiche e segreti al pubblico americano sarà domani, durante la inaugurazione della rassegna nella città dell’Ohio, lo stesso direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike Schmidt. “Questa mostra offre l’ opportunità unica agli appassionati d’arte statunitensi di ammirare la bellezza originale di questo gruppo di arazzi medicei, che nel tempo era andata perduta”, spiega il direttore. “Dopo tanti anni – aggiunge Schmidt – siamo riusciti a farli finalmente restaurare, ed ora potranno farsi conoscere di là dall’Atlantico. E presto la loro maestosità stupirà non solo i visitatori americani, ma quelli di tutto il mondo: saranno infatti i protagonisti delle sale del nuovo museo degli Arazzi che stiamo predisponendo in Palazzo Pitti”. Intanto, al progetto espositivo di Uffizi e Museum of Art di Cleveland plaude il Console Benjamin Wohlauer: “Il Consolato Generale degli Stati Uniti d’America a Firenze è in procinto di celebrare il suo bicentenario nel 2019”, ricorda il diplomatico, “e siamo fieri di veder rafforzarsi i rapporti fra icone culturali americane ed italiane come le Gallerie degli Uffizi e il Cleveland Museum of Art. Inoltre fondazioni filantropiche americane come The Friends of the Uffizi danno l’opportunità agli americani di poter restituire qualcosa ad un museo ed una città che hanno fatto così tanto per sostenere e proteggere il patrimonio mondiale. Gli Stati Uniti e l’Italia beneficiano di milioni di partnership individuali formate nel corso degli anni e le belle arti hanno unito americani ed italiani fin dall’inizio. Mostre straordinarie come “Renaissance Splendor: Catherine de’ Medici’s Valois Tapestries” arricchiscono questa nostra storia condivisa, ricordandoci che gli scambi culturali rimangono una pietra miliare fondamentale del nostro rapporto bilaterale”.

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Domenica 18 novembre in occasione del Transgender Day Of Remembrance 2018, giornata internazionale di commemorazione delle vittime della Transfobia, il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli con il Co.LT (Coordinamento Lazio Trans) costituito da Associazione Libellula, Beyond Differences Onlus, Gruppo Amati, Sportello Lili e Tgenus Lazio, organizzano una manifestazione stanziale per porre all’attenzione dei media e della società civile il tema dei diritti negati alle persone trans e sulle violenze perpetrate ai loro danni. La giornata del Tdor è ideata per lottare contro il pregiudizio e la transfobia e a sostegno dei diritti civili delle persone trans. Non si tratta solo di un momento di denuncia della violenza di cui sono vittime le persone trans nel mondo, ma anche un’occasione per riflettere sui diritti negati, sui pregiudizi e sulle discriminazioni che le persone trans incontrano ancora oggi in ogni aspetto della vita quotidiana: in famiglia, a scuola, nelle università, nel mondo del lavoro. L’artista Valeria Catania presenterà l’installazione “Le pagine che non ho scritto”.

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Dopo il sold out di aprile, torna a Milano Arturo Brachetti, maestro internazionale di trasformismo che porta il suo nuovo one man show “Solo, the Master of quick change” al Teatro degli Arcimboldi fino a domenica 18 novembre. Lo spettacolo, giunto alla terza stagione, è stato applaudito da oltre 250 mila spettatori in Europa. Si tratta di un ritorno alle origini per Brachetti che, in questo spettacolo, aprirà le porte della sua casa, fatta di ricordi e di fantasie; una casa senza luogo e senza tempo, in cui il sopra diventa il sotto e le scale si scendono per salire. Dentro ciascuno di noi esiste una casa come questa, dove ognuna delle stanze racconta un aspetto diverso del nostro essere e gli oggetti della vita quotidiana prendono vita, conducendoci in mondi straordinari dove il solo limite è la fantasia. È una casa segreta, senza presente, passato e futuro, in cui conserviamo i sogni e i desideri. Brachetti schiuderà la porta di ogni camera, per scoprire la storia che è contenuta e che prenderà vita sul palcoscenico. Reale e surreale, verità e finzione, magia e realtà: tutto è possibile insieme a Brachetti, maestro internazionale di quick change che ritorna con un varietà surrealista e funambolico, in cui immergersi lasciando a casa la razionalità. Nel nuovo spettacolo, protagonista è il trasformismo, quell’arte che lo ha reso celebre in tutto il mondo e che qui la farà da padrone con oltre 60 nuovi personaggi, portati in scena per la prima volta. Ma in “Solo” Brachetti propone anche un viaggio nella sua storia artistica, attraverso le altre affascinanti discipline in cui eccelle: grandi classici come le ombre cinesi, il mimo e la chapeaugraphie, e sorprendenti novità come la poetica sand painting e il magnetico raggio laser. Il mix tra scenografia tradizionale e videomapping, permette di enfatizzare i particolari e coinvolgere gli spettatori nello show. Dai personaggi dei telefilm celebri a Magritte e alle grandi icone della musica pop, passando per le favole e la lotta con i raggi laser in stile Matrix, Brachetti tiene il ritmo sul palco: 90 minuti di vero spettacolo pensato per tutti, a partire dalle famiglie. Lo spettacolo è prodotto da Arte Brachetti in collaborazione con Showbees.

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Un evento esclusivo che vedrà il mondo del vino incontrare quello della storia antica dando vita a un connubio affascinante e ricco di suggestioni. Si presenta così Vinòforum Class, l’iniziativa che ogni due anni Vinòforum organizza selezionando le migliori cantine italiane e internazionali presenti nel proprio network e scegliendo per l’occasione location uniche e sempre differenti, dall’alto valore storico e architettonico. L’edizione numero sei di Vinòforum Class si svolgerà lunedì 26 novembre all’interno dell’area archeologica dello Stadio di Domiziano a Roma. Chiamato anche Circus Agonalis, lo Stadio fu fatto costruire nel Campo Marzio dall’Imperatore Domiziano tra l’85 e l’86 d.C. e si tratta del primo e unico esempio di stadio in muratura fino ad oggi conosciuto a Roma. Un progetto visionario per un luogo che poteva ospitare fino a 30.000 spettatori, destinato allo svolgimento di importanti competizioni atletiche di vario genere, attraverso il quale l’imperatore cercò di ‘romanizzare’ le Olimpiadi greche. Il sito si trova oggi esattamente al di sotto di piazza Navona, ed è qui che troveranno posto, per una degustazione indimenticabile, le aziende vitivinicole selezionate per Vinòforum Class 2018. Con 82 cantine top level, provenienti da dentro e fuori i confini della penisola e presenti con i loro migliori e più rappresentativi prodotti, per un totale di oltre 130 etichette disponibili sui banchi d’assaggio. “Per le aziende che selezioniamo”, sottolinea Emiliano De Venuti, ceo di Vinòforum, “si tratta senz’altro di una grande opportunità. Una vetrina d’eccezione per il forte impatto scenografico dell’evento e, in secondo luogo, per la vocazione business dello stesso, dato il suo alto target di riferimento, composto esclusivamente da esperti e operatori del settore, che già nelle scorse edizioni di Vinòforum Class hanno partecipato numerosi”. Non mancheranno momenti di approfondimento, come la degustazione guidata dedicata all’Azienda Vitivinicola Giacomo Conterno, una delle realtà più iconiche del Barolo e punto di riferimento per l’intero panorama enologico italiano. A guidare l’assaggio di varie annate del mitico ‘Barolo Cascina Francia’, nonché di diverse etichette di Gattinara della Cantina Nervi (recentemente acquisita dalla famiglia Conterno), sarà Roberto Conterno, nipote di Giacomo. Sarà inoltre presente una selezione di oli extravergini di oliva di qualità assoluta, provenienti da diverse regioni e non mancheranno alcune aziende gastronomiche vocate all’eccellenza che accompagneranno con i loro prodotti le etichette in degustazione. Tra queste le acque firmate Ferrarelle, le selezioni gastronomiche dell’azienda Capecchi e le pregiate ostriche di Vania Barthelemy, ma anche i dolci artigianali Fiasconaro. Alla fine dei banchi d’assaggio tutti gli ospiti potranno chiudere le degustazioni con il caffè Danesi. L’eccellenza è il fil rouge di Vinòforum Class che riserva un’attenzione particolare anche a tutti i materiali per il servizio del vino che quest’anno saranno firmati da Mamafè, una delle aziende artigianali del settore più attente al design e all’innovazione nei materiali.

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Gianfranco Ferroni


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