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Cristiano Ronaldo. Caporetto degli “esperti” pure nel calciomercato, trionfo degli outsider

di Daniele Capezzone, in Giuditta's Files, Rubriche, del

Il triennio 2016-2018, come si sa, ha segnato una specie di Caporetto globale degli “esperti” di geopolitica ed economia. La gran parte dei parrucconi mondiali non ne ha azzeccata una: prima Brexit (e loro stavano con il “Remain”), poi Trump (e loro tifavano per la Clinton), infine le elezioni in Francia-Germania-Italia (dove erano largamente schierati contro i “populisti”). Una sequenza impressionante di previsioni sbagliate, di notizie mancate, di interpretazioni clamorosamente fuori bersaglio. Eppure, come sanno lettori e telespettatori, quegli stessi “cervelloni” si sono ripresentati davanti alle telecamere senza fare un plissé. Anzi, hanno pure anticipato l’arrivo negli studi televisivi di un buon quarto d’ora, per un’adeguata e solenne cerimonia di trucco e parrucco: poi, a luci accese, con la stessa sicumera, hanno spiegato (dopo) quello che non erano stati in grado di capire (prima). Naturalmente, questi signori si sono inventati una comoda via d’uscita per giustificare i loro infortuni: dare la colpa al popolo. Come dire: non siamo noi che abbiamo sbagliato analisi, sono loro che sono rozzi e bifolchi e hanno compiuto scelte imprevedibili.

Cambiando ambito, la sensazione è che questa stessa sindrome abbia contagiato un’altra categoria di “esperti”: quelli di calciomercato. L’anno scorso, si erano registrate le prime avvisaglie: con la notizia clamorosa del trasferimento miliardario del brasiliano Neymar al Paris Saint Germain che li aveva colti largamente di sorpresa. Ma quest’anno è arrivato il loro fallimento più clamoroso, con l’incapacità delle firme e dei volti più noti di intuire e riferire tempestivamente il possibile arrivo di Cristiano Ronaldo alla Juventus.

Giornalisticamente parlando, si è trattato di un vero e proprio trionfo degli outsider. Se si eccettua un accenno (ma a gennaio scorso) del giornalista Timossi, e a meno di miei errori e omisisoni (dei quali eventualmente mi scuso con gli interessati), i più convinti a parlarne negli ultimi quindici giorni sono stati il blogger Luca Momblano, il sito “Juventibus”, l’account Twitter “Juventus Mercato” (@J_Mercato), e un cronista di Tuttosport. Che ovviamente, nei giorni successivi, non hanno avuto una sola citazione su giornaloni e supertelevisioni. E i super-esperti? Quelli informatissimi, abbronzatissimi, griffatissimi? Quelli con i telefonini roventi sempre a favore di telecamera? Quelli delle “raffiche” nelle rubriche di calciomercato in tv? Quelli con l’arietta di superiorità verso i colleghi più freschi e novizi, sbattuti in mezzo alla strada davanti a qualche albergone o a qualche trattoria milanese a caccia di direttori sportivi? I nostri super-esperti, come reazione difensiva, davanti allo spettro di un clamoroso “buco” giornalistico”, hanno elaborato una contro-strategia in tre atti.

Primo atto (per tre-quattro giorni dopo l’uscita delle prime indiscrezioni su Twitter e sui blog): opporre un ironico “non ci risulta”, accompagnato da un eloquente sorrisino di compassione sia verso le fonti inaffidabili sia verso i tifosi gonzi. Messaggio subliminale: ma vi pare che se arrivava CR7 alla Juve non eravamo noi a dirvelo? Ma davvero ancora credete alle fake-news sui social network o ai giornalisti-tifosi?

Secondo atto (per altri tre-quattro giorni): elencare le difficoltà, le incertezze, le incognite. Florentino Perez, il presidente del Real Madrid, potrebbe dire no. Anzi: potrebbe chiedere tanti soldi in più. Anzi: potrebbe convocare il consiglio direttivo del club per perdere tempo e sabotare la trattativa. Morale? Florentino Perez non ha detto no, non ha chiesto tanti soldi in più, non ha convocato il consiglio direttivo. E la trattativa si è chiusa presto e positivamente.

E allora? Terzo atto: correre in video a proclamare per primi l’”ufficialità” (sostantivo tratto dalla neolingua del calciomercato), come se loro – i sacerdoti della campagna trasferimenti – fossero i veri papà della trattativa e della notizia.

Abbiamo sorriso un pochino, senza malizia, e non ce ne vogliano questi “esperti”. Succede in ogni ambito professionale (è la vita, è l’assoluta normalità) di essere preceduti da altri. Eppure, fossimo in loro, ci guarderemmo da un morbo che ha appestato molti politici e molti giornalisti italiani, e che temiamo stia contagiando anche il mondo del calcio (dirigenti e stampa specializzata, in questo caso): vivere in simbiosi, culo e camicia, pranzi e cene insieme, scherzi e risate, emoticon su WhatsApp, io ti passo quello che fa comodo a me, e tu non scrivi quello che mi può dare fastidio. E’ così che, fatalmente, si perde quella distanza e anche quel minimo di conflittualità fisiologica che è indispensabile agli uni e agli altri per fare in autonomia il proprio lavoro. Vale per le grandi questioni di politica interna e internazionale, e vale pure per la campagna trasferimenti dell’estate calcistica.

Daniele Capezzone


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