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AOC, se non esistesse i Repubblicani dovrebbero inventarla. La lettera di un innamorato speciale alla nuova star Dem

Rob Piccoli di Rob Piccoli, in O, America!, Rubriche, del

“Carissima Alexandria,
Ti amo. Ti amo platonicamente, incondizionatamente e senza riserve. La mia adorazione per te non conosce limiti. Alexandria, tu sei la cosa migliore che ci sia accaduta da quando i politici californiani che hanno quattro volte i tuoi anni hanno scoperto il Botox.”

Questo è l’incipit della lettera aperta ad Alexandria Ocasio Cortez, stella nascente del Partito Democratico americano e neoeletta al Congresso, apparsa sulle colonne virtuali di The Federalist il 21 marzo scorso. L’autore è George Bardmesser, un avvocato specializzato in brevetti con quasi un decennio di esperienza in materia di proprietà intellettuale, nonché valido collaboratore dell’importante magazine online di orientamento conservatore.

By the way, un paio di settimane fa Bardmesser aveva pubblicato sulla stessa testata un articolo dal titolo emblematico: “Ogni volta che i Democratici parlano mi viene voglia di votare per Trump un’altra volta”. L’assonanza di titoli del genere con il sentiment di molti italiani è sbalorditiva: pensiamo alla reazione tipica di uno che ha votato Lega alle ultime elezioni quando sente parlare la Boldrini o qualsiasi esponente del Pd, ad eccezione di Minniti, De Luca e (forse) pochissimi altri. Ma la lettera aperta ad AOC—come ormai ci si riferisce abitualmente alla nuova star sui giornali Usa, come si usava con JFK…—è se possibile ancora più in sintonia coi sentimenti degli italiani di simpatie leghiste e di centrodestra in generale. Se non avete ancora intuito il perché, un rapido sguardo al resto della missiva sarà illuminante.

“Nel 2018,” scrive l’avvocato, “tu hai espresso con forza il tuo pensiero sul conflitto israelo-palestinese. Dal tuo confuso balbettio su ”occupazione della Palestina” e “soluzione dei due stati” fu subito chiaro che tu non avevi la più pallida idea di chi stesse facendo cosa, e a chi, da quelle parti. Mi resi conto immediatamente che, anche se non ci incontreremo mai di persona, i nostri destini sono interconnessi. Tu, Alexandria, a differenza di tutti noi, vivi oramai in un tuo personale paradiso socialista. Come una vera socialista, tu vivi in un lussuoso ed esclusivo appartamento a Washington, scorazzi in pazzeschi SUV divora-benzina e scegli l’aereo invece del treno anche per il breve tragitto Washington-New York” (perché treni e macchine piccole sono per la piccola gente).” Suona familiare, giusto? E poco più avanti la letterina continua con questa ulteriore dichiarazione d’amore:

“Se tu non esistessi, i Repubblicani dovrebbero inventarti. […] Il tuo Green New Deal [il programma socioeconomico spendaccione issato a bandiera dalla sinistra del Partito Democratico, ndr] è stato un colpo da maestro. Molti, a destra e a sinistra, hanno pensato che tutta la faccenda fosse un marchingegno architettato per gettare discredito sull’idea stessa di global warming. E l’effetto è stato esattamente questo, ed anche di più. Nancy [Pelosi, la presidente della Camera dei Rappresentanti, ndr] quasi ci rimaneva secca. Pensò che il Green New Deal fosse un’accozzaglia di cavolate incomprensibili […]. I sindacati imbestialiti insorsero pensando ai milioni di posti di lavoro a rischio. Sul tuo diploma di laurea c’è scritto ‘economia e relazioni internazionali’. Gli economisti (quelli veri) dicono che il programma costerebbe 93 trilioni di dollari. L’intero universo conosciuto non ha 93 trilioni di dollari. Ma chi se ne importa, giusto? John Maynard Keynes si sta rivoltando nella tomba, ma lui è un uomo bianco morto, per cui, chi se ne frega? Milton Friedman si vergognerebbe se fosse ancora vivo, se vedesse lo stato in cui versa l’istruzione superiore in America. Ma è morto anche lui (e per giunta era bianco), oltre ad essere un bel po’ problematico. Tu preferisci luminari e professionisti di grande successo dell’economia come Nicolas Maduro, Hugo Chavez e Fidel Castro. E tutte quelle critiche sui 93 trilioni sono ridicolmente ingiuste. So che hai difficoltà coi numeri. Un milione, un miliardo, un trilione—sono la stessa cosa per te. Non è come con i tuoi soldi, giusto?”

La lettera procede con ulteriori e ben argomentati “elogi” per “l’amata”. Il lettore italiano può divertirsi a scovare le somiglianze con personaggi, partiti e movimenti nostrani. Non solo, o non tanto, in materia di idee e programmi economici. Prendiamo ad esempio i fautori dell’accoglienza incontrollata e praticamente illimitata: politici, intellettuali, uomini di Chiesa, giornali. I meccanismi mentali automatici sono più o meno gli stessi. Trilioni, miliardi e milioni di dollari per AOC sono la stessa cosa, proprio come un centinaio di migranti irregolari sono la stessa cosa di centomila o un milione per l’intellettuale, il politico o il vescovo tal dei tali: il “dovere dell’accoglienza” non cambia, non fa distinzioni. E’ un principio non disponibile. Nella loro testa, s’intende.

La lettera si conclude con queste amorevoli parole:

“Recentemente hai detto che il mondo finirà tra dodici anni e ti sei chiesta se sia moralmente accettabile mettere al mondo dei figli. Hai ragione: tu non dovresti avere figli. Oliver Wendell Holmes (un altro uomo bianco morto) disse una volta: ‘Tre generazioni di imbecilli bastano’. In questo caso specifico, fermiamoci ad una generazione.
Alexandria, you are my hero.
Yours forever,
George Bardmesser

Rob Piccoli

Rob Piccoli

Europeo per nascita, Americano per filosofia www.srpiccoli.eu

2 risposte a “AOC, se non esistesse i Repubblicani dovrebbero inventarla. La lettera di un innamorato speciale alla nuova star Dem”

  1. […] By the way, un paio di settimane fa Bardmesser aveva pubblicato sulla stessa testata un articolo dal titolo emblematico: “Ogni volta che i Democratici parlano mi viene voglia di votare per Trump un’altra volta”. CONTINUA A LEGGERE […]

  2. Avatar Federico libero ha detto:

    Succede anche da noi.
    Ogni volta che i PCI-PDS-DS parlano mi viene un desiderio irrefrenabile, votare per SALVINI.
    Quanto ai 93 trilioni di dollari, che problema c’è?
    Basta stamparli!

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