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L’altra faccia del lunedì – I “sovranisti” non vinceranno mai senza vincere la battaglia delle idee. Marion Maréchal, l’anti Macron

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Il trinomio Identità (nazionale), Sicurezza e Sviluppo, è imbattibile. Ma i tre non si possono separare: niente identità e sicurezza nella miseria

Nelle “Considerazioni di un impolitico”, un testo che dovrebbe essere lettura obbligatoria, Thomas Mann contrappone la Francia “democratica, radicale, massonica”, quella della “retorica bourgeois” e della “ottusa volgarità di Poincaré” (presidente francese quando la sua Germania era in conflitto con Parigi nella Grande Guerra) alla “Francia vera, la douce France del nostro sogno” legata allo spirito e alla tradizione, incarnata nel dramma “L’Annonce faite à Marie” di Paul Claudel (uno dei vertici del teatro di tutti i tempi). Sostituite Poincaré con Macron e l’odierna Francia liberal-libertaria e progressista potrebbe essere descritta in modo non molto diverso da quanto un secolo fa fece Mann con quella “radicale e massonica”. Del resto, è così: la Francia dell’illuminismo, del progressismo, del liberal-libertarismo è, proprio per questa ragione, il paese che per reazione ha dato i natali, diffondendole ovunque, a importanti culture conservatrici. Contro la Francia illuminista si è insomma sempre eretta un’altra Francia, quella della tradizione.

In politica per me non v’è dubbio che questa Francia della tradizione sia incarnata oggi da una Le Pen, che però ha deciso di non utilizzare più il nome del nonno: Marion Maréchal. Da più giovane deputata
nella precedente legislatura, ha pensato di non candidarsi e di uscire dalla politica politicienne, per organizzare una scuola di formazione delle élite (l’Institut des Sciences Sociale Economiques et Politiques a Lione), convinta, sulla scia di Gramsci, che i “sovranisti” non vinceranno mai se, oltre a prendere il potere, non accompagneranno il loro progetto con la costruzione di una egemonia culturale. Dal momento che si è estraniata dalla politica politicienne, la sua voce, facendosi più rara, è diventata più potente. Una lezione per i politici italiani, che dalla bossiana cadregha non si staccano mai.

Certo, occorre possedere idee. E Marion Maréchal, dal discorso dello
scorso anno alla Conservative Political Action Conference al fugace
intervento a fianco dei gilet jaunes fino alle rare interviste, di idee
sembra non mancare. E proprio nell’ultima intervista in ordine di tempo, rilasciata all’eccellente settimanale conservatore francese Valeurs Actuelles del 10 aprile, ci sembra che Maréchal abbia colto il punto essenziale di molti problemi che riguardano i movimenti ostili al Leviatano Ue. Le forze “sovraniste” devono infatti passare da una fase di insorgenza a una costruttiva, di forza tranquilla per citare il famoso slogan mitterrandiano. Sul piano francese, ciò significa ricomporre il quadro politico e creare una grande destra. Oltralpe, come in Italia, sono infatti naturalmente di destra, ma la sinistra, e oggi la finta destra macroniana, hanno potuto vincere solo a causa delle divisioni tra lepenisti, neogollisti e liberal-conservatori. Senza questa ricomposizione a destra, Macron o un suo clone manterranno il potere. Entrare, dopo la fase insorgente, nella fase matura significa, da sovranisti, diventare nazional-conservatori e parlare a fasce sociali, gruppi e sensibilità diverse dal nucleo originale, che pure si è allargato molto. Una lezione a cui devono guardare con attenzione anche le forze politiche sovraniste che pure, grazie a un sistema parlamentare, hanno potuto accedere al potere, come l’Fpo in Austria e la Lega in Italia, o potrebbero entrarvi, come i Veri Finlandesi, i Democratici svedesi e il Forum per la democrazia olandese, che già rappresenta un’evoluzione più matura del movimento sovranista. In Italia i sovranisti, cioè la Lega (i 5 stelle non sappiamo cosa siano, certo non sono anti-Ue) stanno al governo, ma è giunto il momento che assumano pienamente il ruolo di forze di destra, senza inseguire i velleitari slogan tipo “né di destra né di sinistra”.

Bisogna abbandonare poi certe retoriche socialisteggianti o addirittura anticapitalistiche, che avevano senso nella fase dell’insorgenza. È giunto poi il momento che, oltre al potere del governo, si cominci a costruire una nuova egemonia (e nuove élite). Perché, come ha dimostrato anche la vittoria di Netanyahu, il trinomio Identità (nazionale), Sicurezza e Sviluppo, è imbattibile. Ma i tre non si possono separare: niente identità e sicurezza nella miseria. Se il disegno di Marion Maréchal avrà fortuna, cadrà anche la roccaforte francese, che è il vero cuore dell’Impero Ue. Intanto, più il sovranismo 2.0 cioè il nazional-conservatorismo, crescerà, prima le mura del Palazzo Giusto Lipsio cederanno.

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Marco Gervasoni


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