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The Gatekeeper: un libro che fa luce su alcuni degli anni più tempestosi della politica britannica dal Dopoguerra

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Per anni Kate Fall ha regolato l’ingresso nell’ufficio di David Cameron a Downing Street. Dal ruolo di vice capo del suo staff è stata definita la “donna più importante della politica inglese”. Ora, archiviata ormai da quasi quattro anni l’Era Cameron, ha deciso di raccontare la sua esperienza in “The Gatekeeper, Life at the Heart of N. 10”, un libro che fa luce su alcuni degli anni più tempestosi della politica britannica dal Dopoguerra a oggi.

Fall si trova catapultata a Downing Street nel 2010 dopo l’accordo che vede David Cameron diventare primo ministro e il leader dei LibDems, Nick Clegg, diventare il suo vice nel governo di coalizione. La coabitazione tra i due si rivela vincente: Clegg è più conservatore di quanto non si sia ipotizzato prima delle elezioni e, secondo Cameron, “offre un punto di vista sempre concreto e motivato” all’implementazione delle politiche governative. La Coalizione dura 5 anni tra alti e bassi, grandi contrasti tra i partiti (si pensi al referendum sul sistema elettorale o l’Europa) e piccoli screzi tra Clegg e il Cancelliere dello Scacchiere, George Osborne, sulle abitazioni che spettano a entrambi: alla fine Osborne rompe gli indugi e si piazza a Dorneywood, mentre viene deciso che la dimora di Chevening, normalmente nelle disponibilità del numero 2 del governo, è divisa tra i due.

Il ritmo della giornata di Fall segue quello del premier: giornali e agenda subito dalle prime ore del mattino, riunione con i collaboratori più stretti, telefonate con i giornalisti e gli staff dei ministri per concordare comunicati stampa, interventi pubblici, ordini del giorno del Cabinet e in Parlamento. Un tour de force che non finisce nemmeno nelle ore serali, quando l’Inghilterra va a dormire ma la politica no.

E poi ci sono i rapporti personali e le amicizie messe a dura prova dall’esperienza di governo: Fall racconta la spettacolare litigata tra Cameron e uno dei suoi amici più cari, Michael Gove, quando il premier decide di cambiare il ruolo di quest’ultimo con il passaggio da ministro dell’istruzione a Chief Whip, capogruppo dei Tories ai Comuni. Gove, riformista radicale del sistema scolastico britannico, all’inizio approva, poi rifiuta e infine accetta a malincuore. Ma il rapporto tra i due non sarà più lo stesso nonostante Cameron cerchi di recuperarlo invitandolo spesso con la famiglia a Chequers, la dimora di campagna del premier britannico. Così Gove nel 2016 prende parte attivamente alla campagna elettorale sulla Brexit in favore dell’uscita dall’Unione europea. Sarà il colpo fatale per Cameron che perde il referendum e si dimette dopo quasi sei anni da primo ministro.

Ma non sono solo le amicizie a saltare dopo tutti questi anni al vertice delle istituzioni: anche il matrimonio di Fall va a pezzi, incapace di reggere alla pressione di una vita 24 ore su 24 sempre in prima linea.

Nel governo di coalizione spesso è la tensione tra Tories e LibDems a venire a galla in maniera esplosiva: tra Clegg e il ministro dell’Interno Theresa May c’è una differenza di vedute fondamentale sull’ordine pubblico, con la futura premier più incline a mettere l’accento sulla sicurezza e il leader LibDems più propenso a rimarcare l’inalienabilità dei diritti civili. Cameron si trova spesso a fare la sintesi tra i due, un ruolo che – sostiene Fall – gli riesce molto bene.

Così come gli riesce molto bene la sua prima uscita internazionale al G8 di Muskoka in Canada nel giugno 2010. In quell’occasione l’allora giovane premier britannico decide di andare a farsi una nuotata nel lago nei pressi dell’albergo che ospitava i leader allertando la security dell’evento e facendo storcere il naso ai capi di governo più anziani, che, di certo, non volevano imitarlo.

Alla fine dell’esperienza a Downing Street Fall è diventata una advisor per la multinazionale delle Pubbliche Relazioni Brunswick ma ha imparato che in quel ruolo tutto quello che si fa è sottoposto a critiche e pettegolezzi: “Per sopravvivere occorre trovare una piccola cerchia di fedeli anche al di fuori delle persone che si frequenta durante la giornata. Tutti vogliono un pezzo della tua vita. Nessuno è disposto a perdonarti nulla”.

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Daniele Meloni


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