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“L’uomo di Pietroburgo” di Ken Follett: 1914, dalla Russia a Londra per commettere un delitto e cambiare la storia

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Solo quando si arriva alla fine di questo romanzo e si legge l’epilogo si capisce che la storia è realmente accaduta e che se fosse andata diversamente forse anche la Storia con la maiuscola sarebbe andata diversamente. Siamo nell’Inghilterra del 1914, a pochi mesi dallo scoppio della Prima Guerra Mondiale. Un giovane Winston Churchill, primo lord dell’ammiragliato, in veste di segretario di Stato, piomba nella villa londinese di lord Stephen Walden nel tentativo di convincerlo a utilizzare le sue conoscenze russe per aiutare la causa inglese. Walden è sposato con Lydia, di nobili origine russe, e ha una figlia che sta per entrare in società, Charlotte. Churchill è preoccupato per il crescente sviluppo e riarmo della Germania. È convinto che Berlino stia aspettando il momento propizio per scatenare una guerra contro la Francia e, se questo fosse avvenuto, Londra sarebbe stata trascinata in un conflitto dall’esito per niente scontato. Servivano i russi. Se i russi fossero entrati in guerra al fianco dell’Inghilterra le sorti potevano essere rovesciate. Ma cosa fare per convincerli a fare la guerra? Cosa volevano in cambio? Walden poteva convocare suo nipote, il principe Alexsej Orlov e nipote dello zar Nicola II per iniziare delle trattative?

In Russia, nel frattempo, la situazione a livello sociale era esplosiva: le sommosse di piazza erano all’ordine del giorno, le repressioni zariste con deportazioni in Siberia non si contavano; menscevichi, bolscevichi, anarchici, ogni gruppo tentava di sobillare e stimolare il popolo a ribellarsi alla tirannia dei regnanti. E qui entra in gioco l’altro protagonista di questo splendido romanzo storico e d’avventura, Feliks, l’anarchico russo che, grazie alla sua rete d’informatori, tiene sotto occhio le mosse dei regnanti e sa che il principe Orlov è diretto a Londra. Sa che il pericolo che la Russia entri in guerra è più che concreto. E che l’unico modo per impedirlo è uccidere il nipote dello Zar, creando un incidente diplomatico che possa pregiudicare le trattative fra le due nazioni. Uomo forte, dalla resistenza e dalla determinazione quasi sovrumane, Feliks s’imbarca nel viaggio che lo porterà in Inghilterra, non senza clamorosi colpi di scena che risucchiano il romanzo dentro altri generi; da quello d’amore al thriller. Anni prima del suo matrimonio con Stephen Walden infatti, Lydia, durante la sua adolescenza a san Pietroburgo, aveva avuto una storia d’amore clandestina proprio con Feliks che però non sa che se la ritroverà davanti. Lui ne era follemente innamorato. Avrebbe fatto qualsiasi cosa per lei, ma lei, all’improvviso, ricattata dal padre che aveva scoperto la sua tresca, era stata costretta a sposare Walden e a partire per l’Inghilterra, e Feliks era stato arrestato e deportato in Siberia.

Il romanzo lascia sempre col fiato sospeso, ogni scena, ogni intreccio, ogni passaggio è costruito alla perfezione per aprire sempre nuove ipotesi, possibilità, soluzioni. Follett, da maestro del thriller qual è, rende Feliks una sorta di eroe romantico ma anche di cattivo micidiale e in questi panni la sua presenza, la sua caparbietà nel superare ostacoli, nell’andare dritto al suo obiettivo, nel liberarsi dei poliziotti e nel far sentire la sua minacciosa presenza in ogni istante, risulterà la chiave vincente per la suspence donandogli l’aura del maledetto, del mostro minaccioso, dell’ombra pronta a venir fuori per colpire e far virare non solo la trama ma, come ricordato, la Storia in un senso o nell’altro. Il finale non può essere svelato. Diciamo solo che Charlotte Walden, figlia di Lydia e Lord Stephen, che sarà coprotagonista di questa trama, rappresenta ancora oggi una donna straordinaria, una delle prime traduttrici degli autori russi in inglese (fra cui Puskin) e che, curiosità storico-biografica, dopo essersi innamorata dell’Urss e aver visitato il Paese sotto Stalin, decantandone le sorti meravigliose e progressive, si rimangiò tutto non appena venne firmato, nel 1939, il patto di non aggressione Ribbentrop-Molotov che sancì la quasi alleanza della “sua” Russia con la Germania nazista di Hitler. Al che viene da chiedersi: davvero da un grande libro come questo non è mai stato fatto un film?

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Adriano Angelini Sut


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