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“L’ombra del vento” di Zafon: la Barcellona gotica che ha ammaliato il mondo

Secondo Ruiz Zafon, Barcellona è femmina, vanitosa e crudele. E come tale ammalia. Posso confermarlo dopo averci vissuto per un po’. E forse l’averci vissuto è anche per merito di questo capolavoro assoluto. Non saprei come definirlo. Probabile che, come tutti i grandi libri della storia della letteratura, travalichi i generi. “L’ombra del vento” (Mondadori, 2004), si diverte a sembrare un feuilleton, un romanzo gotico, una storia d’amore, di formazione, un romance, un thriller hard boiled, un B movie su carta, un pastiche che ha la grande abilità di restituire al romanzo l’evocativa malia della narrativa popolare. D’intrattenimento, d’atmosfera, di incanto e disincanto.

La trama è semplice ma nello stesso tempo complicata. Siamo nell’estate del 1945 e Daniel Sempere, giovane undicenne figlio di un libraio, viene portato dal padre in quel luogo magico ed esoterico che è il Cimitero dei Libri Dimenticati, situato in una viuzza del Raval, il quartiere multietnico e malfamato e per questo più affascinante della Barcellona gotica. Qui, s’imbatterà in un libro maledetto che gli cambierà, letteralmente, la vita. Si chiama “L’ombra del vento”, è un noir gotico ambientato a Barcellona ed è stato scritto da un autore misterioso che si chiama Julian Carax. Ossessionato da questo autore che sembra morto o forse scomparso, Daniel, da buon amante dei libri e forse per deformazione professionale, si metterà sulle sue tracce. Ma, e qui avviene il primo snodo della trama, una sera viene prima seguito e successivamente avvicinato da un tizio senza volto, che fuma, che si fa chiamare Lain Coubert e che ne “L’ombra del vento” è il diavolo. Minaccia Daniel, sa che lui ha una copia di quel libro e gli ordina di darglielo perché deve distruggere ogni copia dei libri scritti da Carax. Daniel, ovviamente, si rifiuta e, da quel momento, le cose per lui si complicheranno. Incontra una prima ragazza di cui si innamora, Clara, la figlia cieca del collezionista più importante della città, don Barcelò, ma lei è troppo grande per lui e il suo ragazzo lo butta fuori di casa a pizze, lui ci rimane male e fugge pieno di lividi. Ma quella stessa notte s’imbatterà in uno dei personaggi più travolgenti della storia della letteratura, Fermin Romero de Torres, col nome da torero, che gli farà da accompagnatore nel corso della sua crescita umana e culturale.

Certo, non si può non inquadrare “L’ombra del vento” all’interno di quel contesto storico, politico e culturale che era la Spagna franchista. La storia si sviluppa fin dopo gli anni ’50 del secolo scorso; e i personaggi che fanno da contorno al plot rappresentano quel mondo, quell’ambiente dittatoriale, pittoresco, cinico e spietato che uno si aspetta possa e debba vagare per le strade di una città come Barcellona, melting pot inarrivabile di cattolicesimo pagano (la Catedral del Mar con la sua vergine nera protettrice dei marinai), e popolo colorato (il mercato della boqueria, il Raval, appunto), di arte folle e sublime (la presenza in ogni angolo del ghigno di Dalì e delle forme di Gaudì), di mare e nebbie, di caldo estivo e inverni che non ti aspetti così piovosi e/o sferzati dal vento di un mediterraneo antico. Oltre al diavolo, non poteva mancare il cattivo vero, l’ispettore Fumero, assurto a capo della polizia segreta franchista che ha licenza di fare ciò che vuole contro chi è appena sospettato di sedizione, diversità, di attentare all’armonia della società dei catalani agiati, ceto produttivo e parassita allo stesso tempo. Daniel, a poco a poco, scoprirà che c’è un filo nero, dannato e maledetto che legherà la sua vita dopo la lettura de “L’ombra del vento” e quella di Fermin Romero de Torres, dell’ispettore Fumero, di Julian Carax, della sua amata Beatrice e di suo fratello, cioè il suo miglior amico, una linea che sembra portare lontano, a Parigi, dove Carax fuggì e scrisse tutti i suoi romanzi maledetti, nei vicoli intorno a Notre Dame e in quella Francia post liberazione che accoglieva i suoi bohemienne come figli degeneri ma protetti all’ombra dei suoi vicoli e dei suoi bordelli.

È un destino, quello di Daniel e di Julian Carax, l’autore misterioso del “L’ombra del vento”, che viaggerà parallelo per tutta la storia e che apre e aprirà sempre nuovi mondi e nuovi incastri, dando vita a una saga che proseguirà con altri quattro romanzi, non tutti di questo livello assoluto ma, per un lettore rapito da simili atmosfere, assolutamente fondamentali. Carlos Ruiz Zafon, autore catalano di questa saga (ma non solo), è venuto a mancare tre settimane fa nella sua casa di Los Angeles all’età di 55 anni e noi abbiamo voluto rendergli un omaggio doveroso. Quello che si rende agli scrittori immortali.

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Adriano Angelini Sut


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