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La Brigata ebraica: un fumetto d’autore ne rievoca le gesta

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Mark Van Oppen, meglio conosciuto con il nome d’arte di Marvano, è uno degli autori più brillanti del fumetto franco-belga e del fumetto europeo.

La Brigata ebraica (La Brigade juive), che è arrivata in Italia edita da Mondadori sotto la collana Comics Historica,  è una ventata d’aria fresca che solleva quell’odioso velo di silenzio su un tema tanto attuale quanto taciuto dall’intellighenzia europea che osserva con assoluta omertà e spesso spalleggia l’ondata di antisemitismo che sempre di più infesta il vecchio continente.

Un’opera coraggiosa che ci propone un ritratto poco considerato della comunità ebraica europea durante la seconda guerra mondiale, non solo vittime inermi e rassegnate di fronte all’orrore delle leggi razziali e della follia nazista ma anche coraggiosi ribelli e combattenti, disposti a lottare contro la tirannia per il proprio popolo e per la libertà. Un aspetto inedito, già affrontato dal romanzo Gli ebrei che sfidarono Hitler di Nechama Tec e dal film che Edward Zwick ha tratto, nel 2008, da questo romanzo Defiance – I giorni del coraggio, entrambe le opere parlano della brigata dei fratelli Bielski i quali, fuggiti ai rastrellamenti nazisti e rifugiatisi in Bielorussia, combatterono coraggiosamente le truppe del Terzo Reich, attraverso metodi di guerriglia.

Il graphic novel in tre parti di Marvano parla, invece, della Jewish Infantry Brigade Group (meglio conosciuta come Brigata ebraica). Questa nacque nel 1944 come reparto dell’esercito britannico, grazie all’intuizione di quel genio che fu Winston Churchill e alle sue lunghe trattative con le autorità ebraiche del Mandato britannico della Palestina. Arrivò a contare nelle proprie fila circa 5000 uomini, non solo provenienti dal Regno Unito ma anche esuli in fuga dall’URSS e dalla Polonia e fu attiva in Austria e in Italia, non solo attraverso azioni belliche ma anche attraverso operazioni di supporto alla comunità ebraica e di assistenza a favore dei sopravvissuti alle persecuzioni, assistenza agli orfani e (va detto) regolamenti di conti nei confronti di chi si era macchiato di efferatezze nei confronti degli ebrei.

Protagonista del fumetto è Leslie Toliver, un giovane militante della brigata. Egli, nella prima parte del fumetto, si trova in Polonia sulle tracce di un prete, in realtà un pezzo grosso della nomenclatura hitleriana, per ucciderlo. Nella chiesetta del paese in cui arriva viene avvicinato da Safaya Meringher una ragazzina che, notata la stella di David sulla spallina della sua uniforme, dichiara di essere l’unica superstite di una famiglia ebrea sterminata e chiede a Leslie e al commilitone Ari di portarla con loro. I due accettano.

Nella seconda parte conosciamo meglio la storia di Leslie. Inglese, figlio di madre ebrea e padre protestante, che dopo aver perso tutti i suoi cari (compresa l’amata Erika) vive solo per la vendetta. Un sentimento che lo logora dall’interno e lo tormenta ma che, per mezzo della caccia ai criminali nazisti che si ostina a portare a termine, costituisce l’unico palliativo contro l’angoscia che lo dilania.

Nella terza parte del fumetto, troviamo un Leslie che riesce a chiudere i conti con il suo passato e a sconfiggere i suoi demoni. Siamo nel 1948, un anno prima la risoluzione 181 delle Nazioni Unite che decreta la fine del Mandato britannico di Palestina e lo divide in due stati: uno arabo/ musulmano e uno ebraico. Una soluzione di compromesso che sembra, però non accontentare nessuno, soprattutto la popolazione araba palestinese che sobillata dall’Arabia Saudita, dal muftì di Palestina e dagli stati di quella che diverrà la Lega Araba, compiono massacri contro i kibbutz ebraici. Mentre la popolazione ebrea cerca di resistere eroicamente. Qui Leslie ritrova Safaya, ora una giovane donna coraggiosa, incarnazione di quella neonata democrazia (lo stato di Israele) disposto a lottare con le unghie e con i denti per non soccombere a maggior ragione alla vigilia della prima guerra arabo-israeliana. Sullo sfondo vi è il ricordo degli ultimi giorni della brigata ebraica e il suo lavoro di assistenza nei confronti di tutti quegli ebrei che dal vecchio continente si imbarcavano alla volta della terra promessa in Medioriente (un’immagine, questa, di un’attualità sconvolgente).

Una graphic novel che ha la dignità di un’opera letteraria. In essa Marvano, con l’aiuto dei suoi meravigliosi disegni, fonde il romanzo di formazione e il romanzo d’avventura accanto ad un’accurata e fedele ambientazione storica. Strade caotiche di una guerra al tramonto, dove regna l’orrore di massacri, atrocità e follie senza limiti, assurde frontiere prive di senso, eserciti e civili allo sbando e senza regole. Uno scenario buio e desolante ma che nasconde una fiammella di speranza destinata a diventare una luce calda e accecante, quella della speranza, la speranza di una nuova vita in una terra promessa oltre le sponde del Mediterraneo.

Un’opera bella e struggente soprattutto per la sua attualità. In un’Europa dove l’antisemitismo è tornato a bussare alla porta e nuove moltitudini di ebrei cercano la salvezza in quella piccola avanguardia di Occidente, libertà e democrazia chiamata Israele, ognuno dovrebbe andare nell’edicola o nella fumetteria più vicina e procurarsi questo romanzo grafico. Ognuno dovrebbe leggerlo, in occasione del giorno della memoria pe ricaricarlo di significato e verità. Ma anche il 25 Aprile, magari di fronte a quei cortei dell’ANPI dove fanno bella mostra di se bandiere rosse con la falce e il martello e (totalmente fuori luogo e fuori contesto) bandiere palestinesi, leggerlo e stringerlo forte al petto in modo da mostrare così da che parte sta chi veramente crede nella libertà, nella democrazia e nell’Occidente.

Un fumetto che andrebbe letto e centellinato giorno per giorno e una volta finito, tenuto sopra al nostro comodino in modo che il sonno notturno che ci ristora dalle fatiche della giornata non si trasformi, anche, in un sonno della ragione.

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Graziano Davoli


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